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«Porto d’armi troppo facile Ci vuole subito una legge»

 MILANO. La strage di Bogogno innesta le polemiche sul porto d’armi «troppo facile». Saranno i periti nelle prossime settimane a dire se Angelo Sacco aveva, o no, disturbi della mente.
 Ma resta il fatto che in casa gli sono stati trovati 13 fucili e una pistola, oltre a 2.360 munizioni. Dunque lo sparatore di Bogogno era un vero appassionato di armi. Aveva la licenza per tenerle ma, è questo il punto, sulla base di quali elementi viene concesso il porto d’armi?
 «Il Parlamento - dice il verde Paolo Cento - deve varare una riforma che preveda più rigore nella concessione di queste licenze. Ci vogliono controlli sanitari e controlli dello stato psichico». «Troppe - dice il deputato dei Verdi - sono le vittime della facilità con cui si possono possedere le armi da fuoco. Non facciamo passare altro tempo prima di mettere mano ad una riforma indispensabile».
 Con una serie di dati abbastanza preoccupanti, interviene nella questione anche la Lac, la Lega Abolizione Caccia. «Ogni cacciatore con porto d’armi - dicono alla Lac - può tenere un numero illimitato di fucili da caccia, fino a tre pistole, sei armi per uso sportivo, 200 cartucce cariche per pistola, 5 chili di polvere da sparo e fino a 1.500 cartucce a palla unica, a pallini o a pallettoni».
 Secondo la Lac nella stagione venatoria 2001-2002 sono morte 47 persone e 66 sono rimaste ferite. «Incalcolabile - dicono - è poi il numero di morti e feriti per liti familiari, omicidi intenzionali, suicidi e incidenti domestici legati alla diffusione delle armi da caccia».
 Secondo la Lac le norme hanno maglie troppo larghe. «Può avere il porto d’armi - dicono - anche chi è senza un occhio o senza un braccio. In più non si fanno controlli per verificare la corretta custodia delle armi e la corrispondenza fra quanto detenuto e quanto denunciato».
 In Parlamento ci sono cinque proposte di legge per regolameentare la materia e lo stesso ministro Giuseppe Pisanu, dopo uno scontro a fuoco nel febbraio scorso a Verona, aveva parlato di «vuoto normativo» in materia. Le proposte di legge vertono, soprattutto, sulla necessità di effettuare «controlli psichiatrici» sui detentori di porto d’armi.
 Secondo i vari firmatari delle proposte «il normale certificato medico non deve più bastare perchè sono troppo frequenti le tragedie che vengono causate da persone sofferenti di disturbi mentali, o da soggetti dipendenti da alcol e stupefacenti».
 Inoltre si sostiene che l’attuale norma consente di possedere un’arma anche per 20 o 30 anni, senza che l’autorità di controllo abbia «una lettura aggiornata della situazione personale del detentore».
 Sotto accusa anche le distanze di sicurezza, dalle case e dalle strade pubbliche, che non verrebbero rispettate dai cacciatori. (g.f.)

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