ARCHIVIO Trentino dal 2004

A Tesero, Riva e Rovereto straordinaria prova d’attore per Scaccia nella Mandragola


 RIVA DEL GARDA. Dopo il recital di Arnoldo Foà dello scorso 30 gennaio, mercoledì la stagione di prosa di Riva ha proposto un’altra colonna del teatro italiano: è Mario Scaccia, che ha interpretato «La Mandragola», capolavoro di Niccolò Machiavelli, nonché suo cavallo di battaglia.
 In seguito al successo di Tesero e di Riva, questo spettacolo andrà in scena anche a Rovereto, sempre per il Coordinamento Teatrale Trentino, il 22 e 23 marzo, all’Auditorium Melotti del Mart, in sostituzione di «Visiting Mr. Green» che doveva essere interpretato da Corrado Pani.
 Per Mario Scaccia il Palacongressi di Riva ha registrato il pienone, con spettatori completamente catturati dalla sua classe interpretativa, dall’irresistibile istrionismo unito a una compagnia ineccepibile, e ad un allestimento di grande raffinatezza.
 In questo lavoro tutto è calibrato e curato nei minimi dettagli: la dizione antica è rispettata e dove non è facilmente comprensibile, gli attori compensano con un sapiente gioco teatrale di mimica, di movenze e di ammiccamenti al pubblico, indispensabili per rafforzare la comprensione del testo.
 La scenografia rappresenta una piazza stilizzata di una piazza fiorentina cinquecentesca; citazioni rinascimentali anche nei costumi e negli intermezzi musicali.
 Intricata e spregiudicata vicenda di sesso, inganni e soldi, «La Mandragola» diretta da Mario Scaccia è restuituita con ironia da Scaccia stesso nei panni del sofista di chiesa Fra’ Timoteo e dalla sua Compagnia Molière, in particolare da Edoardo Sala, Rosario Coppolino, Carlo Greco, Anna Cianca e Claudia Carlone.
 Al termine dello spettacolo di mercoledì, Mario Scaccia ci ha spiegato i motivi della sua scelta teatrale: «In questo tempo di sciattume in cui si parla male, soprattutto in televisione dove c’è gente che non sa parlare e sbaglia tutti gli accenti - osserva l’attore - ho deciso di riprendere “La Mandragola”, che è la più bella commedia italiana; e questa scelta oggi è una provocazione, perché è nella lingua del Cinquecento che tutti capiscono proprio per la sua limpidezza».
 Un anno fa, in occasione dell’ «Avaro» di Molière a Mezzolombardo, Scaccia ci disse che «il teatro è un atto d’amore fra gli spettatori e l’attore: se uno dei due elementi non partecipa all’atto, non c’è teatro».
 Questo atto si è puntualmente rinnovato mercoledì a Riva: Mario Scaccia ci ha detto che torna volentieri in Trentino perché il pubblico è attento e caloroso.
 Il prossimo anno presenterà un altro suo grande cavallo di battaglia: è «Il canto del Cigno» da Cechov, nell’adattamento di Giorgio Serafini Prosperi.
- Sandra Matuella