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«Gay contro la famiglia? Infamia elettoralistica»

 ROVERETO. E’ giusto così: il dietrofront di diversi consiglieri comunali sul registro delle unioni di fatto, ha scatenato - nel silenzio delle forze politiche cittadine, sinistra compresa - la reazione di Arcigay e Arcilesbica provinciale. Che richiamano al voto del 2 luglio 2003, quando Rovereto si era impegnata ad abbattere una simbolica barriera di discriminazione.
 L’anno scorso si era deciso, su proposta di Paolo Cova e col voto dello stesso sindaco Maffei, di istituire un registro delle unioni civili presso il Comune, e rinviato la stesura del regolamento alla Commissione Politiche Sociali. Che ora invece tentenna imbarazzata e allunga i tempi dell’approdo in aula per l’ora della verità. Michele Roner di Arcigay trentina è deluso, Non ammette che consiglieri come Andrea Luscia vengano a dire che solo ora si rendono conto di come si sta attentando alla famiglia tradizionale per fare strada a gay e lesbiche. «Le associazioni omosessuali - scrive - parteciparono alla presentazione della mozione con un loro intervento in Consiglio. La discussione c’è stata, anche su omosessualità e chiesa. Viene da chiedersi, ma chi ha votato favorevolmente c’era? Dormiva? Come può non aver capito la mozione? Era scritta in italiano». Secondo Giovanna Camertoni di Arcilesbica, il voltafaccia si spiega con l’avvicinamento delle elezioni di primavera. La presidente ricorda che il consiglio s’era impegnato non solo a formare il famigerato registro, ma anche ad adottare tutte le iniziative «per stimolare una legislazione anche statale e provinciale, tesa a garantire parità di condizioni dei cittadini, senza discriminazione di orientamento sessuale».
 Si trattava - dice Camertoni - di una decisione che faceva onore al consiglio e dava speranza a tante coppie costrette a «sudare quotidianamente per essere se stesse, per rivendicare la dignità di esseri umani». E ancora Roner: «Anche il Consiglio Comunale di Rovereto ha dimostrato di non sapere interpretare la realtà della società, eppure da tutta Europa ci arrivano segnali precisi. Qui si tratta di diritti, di tutela della parte più debole nella coppia, di riconoscere la volontà di una persona di costruire una vita con un compagno, una compagna. Abbiamo anche dovuto leggere per l’ennesima volta “gli omosessuali contro la famiglia”. Se questa frase significa contro la famiglia intesa nel senso patriarcale la risposta è sì. Se intendiamo la famiglia come luogo di incontro di persone alla pari che si amano e vogliono costruire una vita assieme, come formazione sociale dove le persone esprimono la propria personalità, è come dire “gli omosessuali contro se stessi”. Gay e lesbiche non nascono sotto i cavoli e nemmeno vengono portati dalle cicogne. Gay e lesbiche fanno parte di una famiglia. Voi famiglia, padri e madri di omosessuali, pensate che i vostri figli, le vostre figlie siano contro di voi? Se invece il concetto di famiglia è quello fondamentalista basato sul matrimonio cattolico, come potrebbero gay e lesbiche nuocere a questa istituzione? Non ha nessun senso e nessuna evidenza nella realtà dare la “colpa” della modifica dei valori che questa Società sta compiendo a noi omosessuali. Non usateci per la vostra campagna elettorale razzista e omofoba».