Trentino — 09 aprile 2004
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sezione: SPETTACOLOCULTURA E SPETTACOLI
MEZZOLOMBARDO. Mario Scaccia, una gloria dellarte teatrale italiana, mercoledì ha chiuso la stagione di prosa di Mezzolombardo con lAvaro di Molière. Questo personaggio è il cavallo di battaglia del grande Scaccia, classe 1919, che interpreta questo ruolo dal 1978, insieme alla sua compagnia dellOlmo, composta da undici attori. Come si può ben intuire, lo spettacolo di Scaccia è una perfetta macchina di comicità, con in più il pregio di far comprendere bene tutta la vicenda: e questo è tuttaltro che scontato, visti i tanti allestimenti che restituiscono il testo in modo confusionario. Mario Scaccia, classe 1919 e sessantanni sempre in palcoscenico, al termine dello spettacolo era soddisfatto per il pubblico trentino, attento e ben reattivo alle vicende del suo Avaro. Purtroppo però, le considerazioni che ha fatto con noi sul teatro in generale, non sono altrettanto felici: «Oggi il teatro non ha il pubblico - osserva il grande attore - perché non ha gli attori. Il teatro è un atto damore tra gli spettatori e lattore: se uno dei due elementi non partecipa allatto, non cè teatro. Oggi la maggior parte dei pubblici è completamente passiva, disabituata dalla televisione. A teatro invece, il pubblico dovrebbe partecipare, battendo le mani o facendo pernacchie, come si dice a Roma, perché questa è una maniera che aiuta gli attori stessi a capire se gli spettaori accolgono o disapprovano ciò che offre la scena». Sul fronte attori una tendenza attuale è quella di reclutare i soliti più o meno noti del piccolo schermo. Per Scaccia, però, «non basta essere un divo della televisione per fare teatro, perché potrai avere il nome, la pubblicità, ma se non ti sei formato su quelle tavole, non hai conosciuto il pubblico, e non sai nemmeno come lavorare e come ti devi dare, sarà difficile farti apprezzare dagli spettatori». Per quanto riguarda la stagione di prosa di Mezzolombardo, organizzata nellambito del Coordinamento Teatrale Trentino, questanno è stata tra le più signficative di tutta la regione: ha puntato infatti sul teatro dattore, con tanti nomi importanti della scena italiana come Ivana Monti e Pietro Longhi, Flavio Bucci con un delirante Riccardo III, e ancora Marina Thovez, Mario Zucca, i Rusteghi goldoniani capitanati da Antonio Salines, e, nel gran finale, lAvaro di ruolo, ma non certo di emozioni, Mario Scaccia.
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Sandra Matuella