Spiaggia libera: così il rap si batte per il mare "bene comune" a Ostia

video Il rap come strumento di riappropriazione di un bene comune. Versi e beat contro la cementificazione selvaggia che ha depredato i cittadini persino della possibilità di godere, liberamente, del proprio mare. Ecco il messaggio di Luca Mascini, in arte Militant A, frontman degli Assalti Frontali. "Il nostro è un omaggio alle spiagge dove siamo cresciuti assaporando quella sensazione di libertà fondamentale per la crescita." Proprio "Spiaggia libera" è il titolo dell'ultimo singolo della storica formazione hip hop romana, e non si tratta solo di un nostalgico inno al bel tempo che fu del mare di Roma, il litorale di Ostia, prima che fosse invaso dallo sbarramento pressoché ininterrotto di stabilimenti e locali sorti in condizioni di discutibile regolarità. "Oggi" - prosegue Militant A - "è tutto recintato, pieno di stabilimenti, e le poche spiagge libere sembrano la striscia di Gaza" Attraverso la loro musica gli Assalti Frontali si scagliano in concreto contro il famigerato Lungomuro, simbolo di avidità e di quell'accesso al mare da riconquistare da parte della collettività. "La nostra musica deve raccontare le storie, raccontare il nostro territorio. Un territorio che ha valore e a cui dobbiamo volere bene. Dobbiamo ridurre tutto questo cemento che soffoca l'aria intorno al mare." Una denuncia che sarà urlata proprio a Ostia, al Curvone, il prossimo 27 luglio: un concerto a ingresso libero in riva al mare. Per la (e sulla) "spiaggia libera". Servizio a cura di Maria Cristina Massaro/Agf

Il mare negato di Ostia tra spiagge discarica e stabilimenti di lusso

video Il mare di Ostia si estende per 16 km, di cui 6 di macchia mediterranea extraurbana. La linea costiera urbana, dal Porto a Castelfusano, è di 10 km di cui l’80% privatizzato e cementificato: è il “lungomuro”, fatto da oltre 70 stabilimenti di cui quasi tutti presentano abusi edilizi e amministrativi. Al contrario le spiagge pubbliche sono 7: conosciute con i nomi dei chioschi demoliti dal Municipio, non offrono servizi e la Ex Arca è chiusa perché è una discarica a cielo aperto. Per mettere a bando nuovi servizi, il Municipio deve riprendere in mano più del 50% di tutta la linea costiera e almeno il 20% in ciascuna zona urbana ed extraurbana in cui è diviso il litorale. Ma rimarranno comunque il lungomuro e gli abusi di stabilimenti le cui concessioni sono scadute da anni. Senza considerare le inchieste che hanno portato alla luce le infiltrazioni con i clan e alcuni funzionari pubblici. A cura di Salvatore Giuffrida, servizio di Maria Cristina Massaro/Agf