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Dell'Utri, Silvio in Cassazione contro Palermo se non si presenta rischia l'accompagnamento coatto

IL - nuovo scontro sul caso Napolitano-Mancino, provocato dall'articolo di Panorama, arriva mentre si fa sempre più serrato il braccio di ferro tra Berlusconi e la procura di Palermo che chiede di ascoltarlo.

Silvio Berlusconi ha già presentato un nuovo ricorso in Cassazione per strappare ai pm siciliani l'inchiesta sul senatore Marcello Dell'Utri: e questo sebbene il Cavaliere abbia recentemente fatto sapere di essere «disponibile» a farsi ascoltare come teste, la prossima settimana. Intanto a Napoli, l'ex premier rischia di essere indagato per induzione a rendere false dichiarazioni nei confronti di Valter Lavitola (di analoga accusa, ma per il filone escort-Tarantini, è investito dalla Procura di Bari).

A Palermo dunque la battaglia è in pieno svolgimento.

Dopo tre convocazioni saltate nell'arco di 40 giorni, l'avvocato Niccolò Ghedini annuncia ora che Berlusconi intende farsi sentire. Ma fa anche sapere che il teste ha fatto ricorso alla Procura generale della Cassazione, perché ritiene che i magistrati di Palermo non siano competenti territorialmente.

È la risposta al provvedimento adottato nei giorni scorsi dal pool coordinato da Antonio Ingroia, che ha rigettato tutte le eccezioni presentate dalla difesa: che chiedeva di spostare l'indagine a Monza o Milano («Se mai c'è stata estorsione, è consumata ad Arcore»); e di sentire Berlusconi come «testimone assistito», figura accompagnata dal legale e con facoltà di non rispondere. L'ex premier sollecitava pure un gesto forte da parte dei pm Ingroia, Di Matteo e Sava: la loro astensione, poiché - scrive Ghedini nella sua memoria - avrebbero «espresso giudizi anche al di fuori delle funzioni giudiziarie, nei confronti della Fininvest e di Berlusconi». Istanze rigettate, così i pm hanno rinnovato l'invito: qualsiasi giorno, domenica esclusa, fino a mercoledì 5. Ma arriverà Berlusconi? Una cosa è certa: dopo tre citazioni il Cavaliere rischia l'accompagnamento coatto, per disporre il quale però la procura di Palermo dovrebbe chiedere e ottenere l'autorizzazione della Camera. Al momento tuttavia questa ipotesi viene vista solo come una estrema ratio da parte dei pm di Palermo Anche a Napoli rischia di complicarsi la posizione del Cavaliere, finora parte lesa della tentata estorsione attuata da Lavitola. Il filone è quello dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio relativo alla richiesta di 5 milioni (inizialmente caduta nel vuoto) avanzata dal faccendiere e della successiva lettera di "minaccia" (dal testo inequivocabile: «Torno e ti spacco il culo») allegata da Valter al proprio biglietto aereo di ritorno e fatta recapitare, dalla sua latitanza, a Silvio. Un'evoluzione possibile alla luce delle motivazioni, appena depositate, con cui il Riesame di Napoli conferma il carcere per Lavitola, anche se per altro verso modifica l'ipotesi da estorsione consumata a «tentata estorsione». L'inchiesta coinvolge anche avvocati, come Alessandro Sammarco, tra i legali storici di Berlusconi, ed Eleonora Moiraghi, sostituto processuale di un difensore di Lavitola. L'ex premier rischia d'essere indagato per l'accusa di aver spinto Lavitola a non parlare, o alle false dichiarazioni, in cambio di denaro. Gioca un ruolo centrale, in questo snodo, il viaggio a Buenos Aires dell'avvocato Moiraghi che avviene dopo quella frase minatoria fatta arrivare all'ex premier, e giudicata dal Riesame «di gravità allarmante». Per i pm, il legale doveva concordare con Valter i termini del patto del silenzio.

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- SALVO PALAZZOLO CONCHITA SANNINO