DA UNA parte c'è il mercato, giunto alla sua fase cruciale, quando alle spalle ci sono tre mesi di inutili attese e davanti due settimane per rimediare; dall'altra c'è Giampiero Ventura, che di strategie e di trattative non vuol più parlare, e che si tiene stretto i progressi di un Toro che convince a dispetto delle lacune della rosa. Sono le incongruenze del ferragosto granata, una squadra che viaggia a memoria. «Contro il Lecce, a ben vedere, potevamo e dovevamo fare anche di più», dice il tecnico granata. Intendiamoci, nella domenica di riposo, Ventura è soddisfatto per la prova della sua truppa, ma sa anche che bisogna alzare la guardia in vista di un campionato spietato: «Esatto, ecco perché sotto porta, ad esempio, dobbiamo imparare ad essere più cattivi: abbiamo creato tanto, ma raccolto tutto sommato ancora abbastanza poco. Comunque il caldo insopportabile che abbiamo trovato può anche essere una spiegazione: caldo più la fatica del primo impegno ufficiale hanno inciso sulla lucidità. La difesa? Qualche distrazione c'è stata ma le attenuanti non mancano». Pur senza parlare esplicitamente di mercato, Ventura guarda ai singoli che devono permettergli di alzare il tasso tecnico della squadra: «Brighi e Santana si sono mossi bene, soprattutto se consideriamo se soltanto fino a pochi era già difficile immaginarli in campo». Quel che è piaciuto, a Ventura come ai tifosi allo stadio, è stato l'approccio garibaldino di una squadra che ha dimostrato di non aver paura.
Adesso, prim'ancora del debutto in campionato a Siena, avanti con il mercato: a partire dal tanto atteso regista (Almiron), fino all'esterno (Cerci). Petrachi intanto analizza anche altre strade, come quella socchiusa per Tissone, quella appena aperta per il 26enne centrocampista del Nacional di Montevideo Matias Cabrera. Ma l'accelerata vera e propria è attesa per Cerci che sabato, contro il Novara in Coppa Italia, è rimasto in panchina. Attenzione al Genoa, però, che insidia i granata per Cerci come per l'altra opzione interessante, il napoletano Vargas. Capitolo a parte, Bojinov: il bulgaro quasi ogni giorno si propone ai granata, ma la sua autocandidatura non basta per convincere Ventura. «Il Toro è il mio sogno, che bello sarebbe segnare alla Juve nel derby e correre urlando a squarciagola sotto la Maratona». Propositi bellicosi, ma il Toro si aspetta qualcosa di più: come garanzie fisiche (e non solo) che Bojinov per ora nonè in grado di fornire. Semmai, la chiave potrebbe essere in un altro elemento: «Lo Sporting Lisbona è intenzionato a cedermi in prestito e a pagare gran parte dell'ingaggio». Come dire scommessa a costo (quasi) zero. Ecco, questa potrebbe essere la chiave giusta per convincere il Toro ad abbandonare definitivamente la pista del brasiliano Barreto e a puntare sul bulgaro un po' genio e tanto sregolatezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA
- FABRIZIO TURCOla Repubblica Extra
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