ERO partita da Rimini, dove avevo fatto una fermata intermedia per partecipare ad un convegno di dirigenti amministrativi della pubblica istruzione, e dovevo raggiungere Parma dove mi attendeva il provveditore uscente che trasferita a Crotone, doveva darmi le consegne dell'ufficio scolastico provinciale a me assegnato. Era la prima volta che dal Ministero mi assegnavano un incarico di provveditore ed avevano tanto insistito perché lo accettassi, rispondendo alle difficoltà familiari da me presentate con argomentazioni del tipo «non si presenteranno più altre occasioni». Correva l' anno 1995, ero dirigente da 5 anni, prestavo servizio presso il provveditorato di Bari, e la riforma della pubblica amministrazione prevedeva fra le altre innovazioni l' abolizione dei provveditorati e l' istituzione delle Direzioni generali regionali. Attraversavo la pianura padana, piatta, nebbiosa, a tratti maleodorante e mi chiedevo perché dovessi ancora una volta rinunciare a vivere e lavorare nella mia terra, per occuparmi del sistema scolastico di altri territori, più fortunati e più ricchi di opportunità. Più avanzavo nel viaggio, più il paesaggio circostante mi risultava estraneo; più prendevo coscienza del compito che mi attendeva, più cercavo motivazioni per spiegare a me stessa il senso di quella resistenza inconsueta, anche se mi rendevo conto che la rinuncia a quell' incarico poteva compromettere la mia carriera ed impedirmi un domani di poter realizzare il mio sogno di contribuire da protagonista alla crescita della scuola pugliese. Fin dal primo incontro con la comunità scolastica parmense, il disagio maturato fino a quel momento e dovuto ad una molteplicità di fattori, non ultimo il timore di scoprirmi inadeguata a quell' incarico, si è dileguato proprio come nebbia filtrata dai raggi di sole. Il mio interesse, infatti, è stato catturato da quella realtà nuova e ricca di tradizioni, sollecitato da una cordialità vera e da una collaborazione fattiva da parte di tutte le istituzioni locali che non avevo mai conosciuto prima. Eppure nelle pause dal lavoro, pur affascinata dalla raffinatezza dei luoghi e dalla varietà delle iniziative culturali a cui ero puntualmente invitata, il mio sguardo si posava sulle persone e sui monumenti senza restituirmi ricordi ne' emozioni, riacutizzando la nostalgia della mia terra e della mia gente. Sono rimasta a Parma per circa un anno e mezzo, dove ho lavorato tanto e bene, stando ai riscontri immediati ed ai riconoscimenti che ancora mi inseguono. Ma quando sono andata via per assumere l' incarico di Provveditore di Matera, nessuno riusciva a comprendere il senso profondo della mia decisione e, nell' incomprensione generale, i parmensi continuavano a ripetermi: «Ma come? Lasci Parma che è il salotto d' Italia per andare in una città sconosciuta?». Ed è proprio in quelle parole che ho toccato con mano la loro delusione e ho apprezzato il loro grande senso di appartenenza che li stimola a far sempre meglio e ad integrare tutti coloro che possono aiutarli in questa continua ascesa. Da quel momento li ho sentiti fratelli in un progetto comune ed ammessi nella mia storia come modelli di riferimento per le esperienze lavorative successive. Nel mio saluto di congedo ho ripetuto loro che desideravo spendere la mia professionalità per la mia terra, così ricca di cervelli ma poco propensa a riconoscerli e trattenerli, magari rinunciando a tutto quello che Parma poteva offrirmi e che certo una città del Sud non mi avrebbe mai dato. La scuola è il vivaio delle intelligenze che rappresentano la materia prima più importante per il nostro Paese ed in particolare per il suo Sud: la sfida era troppo alta per rinunciarci. Ricordo che qualcuno ha replicato «sentiremo parlare ancora della Stellacci, in questa terra e nel resto d' Italia...». Mai profezia fu più vera. Dopo l' esperienza di Matera, sono tornata in Emilia Romagna, questa volta come direttore generale e, successivamente, rafforzata nell' autostima dalla positività delle esperienze svolte, ho coronato il mio sogno in Puglia alla guida della Direzione generale dell' Ufficio scolastico regionale.
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LUCREZIA STELLACCI