Se il torneo olimpico celebra domenica 12 la sua finale e una Nazionale gioca per conquistarsi i prossimi Europei appena tre giorni dopo, non è un bel segnale. Cosa ci fa la Nazionale di basket in campo a Ferragosto, a Sassari, contro il Portogallo? Sconta i suoi peccati, il deludente Europeo 2011, al quale non si chiedevano miracoli ma segnali confortanti. Finì invece diciassettesima, nonostante la presenza dei Tre Tenori, Bargnani, Belinelli e Gallinari, contemporanea (come non s'era mai visto) ma anche parallela (e s'è visto).
Stavolta il ct Pianigiani si ritrova con un pezzo solo, perché la stagione Nba di Bargnaniè stata molto infortunata, mentre Belinelli aveva il contratto in scadenza, ne ha trovato uno ai Bulls che furono di Jordan e oggi dichiara: «Voglio giocare per vincere». Ma non in azzurro, non per questa estate. Alla chiamata ha risposto Gallinari, che pure stavolta s'è fatto male (spalla), ma stasera ci sarà. «Dobbiamo essere consapevoli che mentre gli altri vengono da un mese di allenamenti, lui viene da un mese di terapie» è lo scudo fiscale del ct. I portoghesi (ventunesimi agli Europei) verranno incontro, con la loro non irresistibile qualità.
La Nazionale di basket è l'immagine dell'altro sport che riparte. Quello che ha fallito ed è chiamato agli esami di riparazione. Non solo noi, va detto: competono pure Serbia, Croazia e Turchia, nobiltà tra i canestri. Ma in campo vanno pure Islanda, Lussemburgo, Olanda, Austria. E questo è il segnale del disagio. È ciò che attende anche il presidente del Coni Gianni Petrucci, che dopo aver lisciato le 28 medaglie olimpiche sarà il caso si munisca di scudiscio per ridare una missione alla Fip, quando nei primi mesi del 2013 sarà eletto alla presidenza (come fra '92 e '99). Il movimento è in sofferenza: se la Nazionale deve iscriversi agli Europei, in serie A è scomparsa la Treviso mollata dai Benetton, hanno fatto fatica ad esserci Roma e Pesaro, dove scompare il marchio Scavolini, altro manifesto della crisi. Doveva essere un campionato a 18, sarà a 16. E la Nazionale non può raccontare bugie, a dar retta alle scelte degli allenatori dei clubi nostri non reggono la competizione: il play è Cinciarini, bocciato da Cantù; la guardia è Aradori, bocciato da Siena (cioè Pianigiani); l'ala è Datome (agli Europei 2011 18 minuti in 5 partite), il capitano è Mancinelli che Milano ha scaricato e tuttora senza squadra. La Nazionale chiede di essere protagonista a chi non lo è nei club. Gallinari serve come l'aria.
Alle qualificazioni partecipano in 31, agli Europei vanno in 16, le prime due di ogni girone più le quattro migliori terze.
Troviamo una rivale seria, la Turchia, favorita ma senza i pezzi migliori, molti dei quali marcati Nba. Altro mondo. Il nostro non va alle Olimpiadi dal 2004, ai Mondiali del 2006 e in Europa ha celebrato l'ultima medaglia nel 2003. In Slovenia, l'anno prossimo, saranno trascorsi dieci anni, le chiamano "nozze di latta". In fondo rende l'idea.
- STEFANO VALENTIla Repubblica Extra
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