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Meglio i Btp che investire nelle imprese

MILANO - A un imprenditore non converrebbe reinvestire i propri soldi in azienda. In Italia guadagna di più affidandosi ai Buoni del Tesoro. La provocazione di tipo finanziario - che non è un consiglio di acquisto ma solo una constatazione che deriva dai numeri - è contenuto nell' annuale rapporto dell' ufficio studi di Mediobanca (R&S) che ha analizzato i bilanci 2011 di 2.032 società. Un ragionamento che è figlio di quanto accaduto l' anno scorso. «Nel 2011 il costo del debitoè salito dal 5,6% al 6%- spiega la relazione - mentre i tassi sui Btp decennali sono passati dal 3,4% al 4,9%; il rendimento netto del capitale realizzato dalle imprese italiane (5,8%) è risultato insufficiente a remunerare il capitale proprio e di terzi impiegato nell' industria». In altre parole, i guadagni delle imprese italiane non bastano a ripagare debiti e investimenti. Come conseguenza, spiegano ancora gli analisti di Mediobanca, vi è stata una «distruzione di ricchezza - spiega ancora la relazione - molto più elevata trai grandi gruppi rispetto al cosiddetto "quarto capitalismo", rappresentato da imprese manifatturiere medie e mediograndi con azionariato italiano e non facenti parte di gruppi più grandi. «La distruzione di valore - prosegue la relazione - ha risparmiato le sole imprese a controllo estero, grazie alla elevata redditività del capitale». Ma nonostante tutto, in Italia si continua a fare impresa. Le principali imprese italiane hanno recuperato nel corso del 2011 un altro 9,2 per cento sui ricavi complessivi, dopo il +7,9 per cento del 2010. Nonostante il doppio balzo, non è ancora stato recuperato tutto quello che si è perduto dall' inizio della crisi: per capirci, fatto 100 il fatturato del 2008, ora siamo a 98,8, dato che rappresenta la media tra il 97,4 dell' industria a il 106,1 del terziario. Una crescita tutta sostenuta dalle esportazioni, come hanno già rivelato altri studi e come il rapporto Mediobanca conferma: nell' ultimo anno le vendite all' estro sono schizzate del 18,3 per cento (dopo il +12,4 per cento del 2010); il che significa che sulla base del 2008 siamo a quota 107,6. La crisi dei consumi interni si conferma, invece, in tutta la sua ampiezza: le vendite sul mercato italiano, nonostante il recupero del 5,5 per cento nel 2011, sono ancora a 95,3. La crescita è servita alle imprese, in particolare quelle più internazionalizzate, per reggere la concorrenza, ma non a salvare gli utili che sono più che dimezzati e i livelli occupazionali, calati anche se di poco per le 2.032 società prese in esame anche nel 2011. Secondo Mediobanca, infine, sarebbero in ripresa anche i prestiti delle banche alle imprese, in crescita nel 2011 dell' 1,4%. Ma i dati dell' ufficio studi di piazzetta Cuccia si scontrano con quelli forniti proprio ieri da Bankitalia. Gli analisti della vigilanza creditizia hanno scritto che nel corso degli ultimi dodici mesi i finanziamenti alle imprese sono calati dell' 1,5 per cento. Frenano anche i prestiti alle famiglie: sono cresciuti dello 0,8 per cento a giugno, molto meno rispetto al +1,3 per cento del mese precedente. - LUCA PAGNI