Non c' è il lancio della bottiglia, tra gli sport olimpici, ma qualcuno ha provato a introdurlo e per un pelo non ha rovinato l' evento simbolo dei Giochi. Domenica sera Ashley Gill-Webb, un inglese 37enne, di Cornmill Court vicino a Leeds, padre di un bambino di due anni, ha tirato la sua "boccia" di birra in pista, nell' attimo fuggente tra il "set" (pronti) e il colpo di pistola (via) della finale dei 100 metri, poi vinta trionfalmente da Bolt. Il campione non se n' è neanche accorto: «Dopo ne parlavano tutti, ma io non ho visto niente». L' americano Justin Gatlin, medaglia di bronzo nella gara, invece ha sentito qualcosa: «Non ho capito cos' era, ma quando sei ai blocchi di partenza e su tutto lo stadio cala il silenzio, puoi sentire uno spillo che cade». La bottiglia, pare, era di plastica (ma altri testimoni dicono fosse di vetro): nell' uno e nell' altro caso, fosse caduta un paio di metri più in là, addosso a uno degli 8 finalisti, anche senza spaccargli la testa avrebbe rovinato la corsa olimpica per eccellenza, davanti a due miliardi di persone in diretta tv (stima Bbc). Il colpevole ha pagato un prezzo subito e ne pagherà uno, possibilmente più alto, tra un mesetto. Il signor Gill-Webb aveva cominciato col gridare improperi, non è chiaro perché e a chi. Qualcuno dice incitasse gli atleti, ma in quel modo sguaiato e in quell' attimo delicato non sarebbe stato granchè gradito. Era in seconda o terza fila, nei posti riservato ad atleti, dirigenti, ospiti degli sponsor o Vip: insomma, seggioline per gente disposta a pagare caro. Alle sue spalle si trovava per caso una judoka olandese, la 32enne Edith Bosch, vincitrice del bronzo nella categoria 70 chilogrammi la settimana scorsa. La sua reazione è stata immediata: «L' ho colpito alla schiena con la mano aperta», racconta. Colpo di karate più che di judo, per la verità, ma comunque è servito a immobilizzare l' uomo, poi trascinato via dagli addetti alla sicurezza. «Non approvo i metodi da vigilantes», commenta serafico lord Sebastian Coe, ex campione olimpico di atletica e presidente del comitato organizzatore di Londra 2012, «ma questo mi sembra un caso di giustizia poetica». Una giustizia più prosaica ha fatto arrestare l' hooligan, che ha avuto pure la sfrontatezza di dichiararsi "non colpevole" davanti a un magistrato: è stato incriminato per "azioni o parole minacciose" e messo agli arresti domiciliari. Sarà processato il 3 settembre. Falla nella sicurezza dei Giochi? Non proprio: nei bar all' interno dello stadio olimpico si vende birra, in bottigliette di plastica verde. Da fuori non si può portare nulla, neanche una goccia di liquido, si passa dal controllo al metal detector, come e più che in un aeroporto. Forse i tanti steward dovevano tenere gli occhi più aperti, ma un pazzo su 80 mila spettatori ci può stare (perlomeno non ha tirato uno scooter, come a San Siro) e comunque era in possesso di regolare biglietto. Fortunatamente, l' episodio non ha avuto conseguenze. Tranne una: «A causa del trambusto si dispiace la judoka olandese- mi sono persa la finale». E dire che è stato un attimo. Per la precisione, 9' 63".
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI LONDRA