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Finmeccanica, interrogato Tremonti

NAPOLI - Un' intercettazione tutta da decifrare. Per i diretti interessati «solo un equivoco». Per la Procura di Napoli, un dialogo in cui veder chiaro. L' ex ministro Giulio Tremonti parla al telefono con l' amico Ignazio Moncada, supermanager e riconosciuto amico dei Servizi segreti (non solo italiani), dell' indagine scottante di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. «Ho il dvd», dice a un certo punto Tremonti, a mezzo sorriso, tra lo scherzoso e il criptico. E l' altro: «Sì, l' ho scaricato...». Parlano di politica, attualità, anche del rischio voto a ottobre. Ma è prima del vertice di Bruxelles, qualche settimana fa. Ecco l' ultima conversazione tra eccellenti "sezionata" al tavolo della Procura di Napoli, alla ricerca di tasselli di quel «sistema» di condizionamento delle scelte aziendali e di presunta provvista di fondi neri cheè l' ipotesi-madre dell' indagine su Finmeccanica. È l' intercettazione che ieri spinge i pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, ad ascoltare come "persone informate" il deputato Tremonti e il potente Moncada, l' amministratore delegato di Fata, la società del gruppo Finmeccanica. È la stessa azienda che avrebbe fornito una consulenza all' ex moglie dell' attuale viceministro all' Economia Vittorio Grilli. Un incarico da circa centomila euro, che tra l' altro avrebbe sanato vecchi dissidi tra i coniugi, comunque un altro elemento sotto i riflettori dei pm. Interrogatori separati, dunque, e rigorosamente lontani dalla Procura per Tremonti e Moncada, quest' ultimo definito "grandissimo burattinaio" nella conversazione tra l' ex numero uno dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, intercettata il 23 maggio scorso in un ristorante romano. Moncada è il destinatario, martedì scorso, della perquisizione disposta dalla Procura nella sua casa torinese e negli uffici di Fata. Ventiquattro ore dopo, eccolo a Napoli. Dopo di lui, Tremonti. Sereni, rispondono alle domande dei pm. Ma cosa c' è di sospetto in quella telefonata? Un ex ministro dell' Economia e un temuto manager sospetto «massone» parlano dell' indagine di Palermo, delle polemiche che investono il Quirinale sul caso Mancino, soprattutto della possibilità che «crolli tutto» e si vada a votare a ottobre. Incuriosisce già l' incipit. Tremonti chiama Moncada da un cellulare schermato (appare dunque "sconosciuto"). Questi chiede: «Chi è?». E Tremonti: «Amici», alla siciliana. Aggiunge Tremonti, più o meno: «Vista la storia di Palermo? ... Ho tutto il dvd».E Moncada: «Sì, l' ho anche scaricato...». Poi affrontano le difficoltà del governo, l' ipotesi delle elezioni anticipate. Ma per loro, oggi, è solo un «equivoco», che sarebbe stato «doverosamente» già chiarito. Tremonti spiega, in tono calmo, che quelle al telefono con Moncada erano «solo battute, in tono del tutto scherzoso». Per un attimo ci ripensa e ammette che, di questi tempi, con le tensioni legate agli sviluppi del caso Palermo, «può forse apparire incauto» parlare in libertà. In ogni caso: «Non ho mai avuto alcun dvd». Con gli amici, chioserà: «Smetterò il vezzo di dire "amici" al telefono». Moncada, analogamente, riduce a parole in libertà quel dialogo. Ma per lui le domande vertono anche su altro. Ad esempio, chi erano «le persone importantissime» che, secondo Gotti Tedeschi, proprio Moncada aveva sentito prima di ribadire che «il sistema» avrebbe difeso Orsi? Moncada sminuisce. Forse, bisognerà attendere le prossime tappe dell' inchiesta. - CONCHITA SANNINO