26 aprile 2012 —
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sezione: POLITICA INTERNA
NAPOLI - Undici ore di interrogatorio. Valter Lavitola comincia così: «Potevo starmene all' estero. Se sono tornato in Italia è per collaborare, per spiegare tutto, per fornire chiarimenti. Certo, non mi aspettavo che accanto ai fondi per l' editoria mi toccasse difendermi anche dalle accuse sull' affare delle carceri panamensi». È un fiume di parole, Lavitola. Sui segreti dei fondi neri, le commesse all' estero di Finmeccanica, i rapporti con alti dirigenti delle istituzioni e dello Stato, la natura del legame con Silvio Berlusconi. Valter da un lato, i tre pm napoletani dall' altro. Quando gli inquirenti escono dal carcere di Poggioreale, hanno molti altri tasselli. Nuovi elementi che si aggiungono all' inchiesta che vede indagato anche il "capo-azienda" di Finmeccanica, Giuseppe Orsi. E c' è un' altra pista per la tangente sulla commessa indiana targata Agusta. E porta a Comunione e Liberazione. Sul conto di Orsi, i magistrati dovranno approfondire nuovi dettagli. Apparentemente marginali. Come l' acquisto di sei Maserati: tre sarebbero state intestate a persone ritenute vicine a Orsi, due inviate negli Usa, una a Londra. Comprate con gli stessi fondi neri che sarebbero servite a pagare i politici? Un "regalo" fatto a eventuali intermediari delle commesse estere del gruppo? Interrogativi a cui segue quello più importante: il numero uno di Finmeccanica ha ottenuto "utilità" per sé e per il suo gruppo di dirigenti? In altri termini - è l' ipotesi - oltre alle tangenti versate per ottenere appalti, ci sono state anche somme incassate? E la tangente che, secondo l' accusa, sarebbe girata dopo la vendita di undici elicotteri militari in India, è finita solo alla Lega? Ora spunta Comunionee Liberazione. Anche Cl, ipotizza la Procura, avrebbe ottenuto parte di quel denaro. Orsi, già ad di Agusta Westland, dopo aver appreso di essere indagato, ha respinto con fermezza ogni accusa: «Contro di me solo illazioni. Non ho mai pagato alcuna somma illecita». Ma restano due i fronti investigativi più caldi. Il primo è circoscritto intorno alla figura di Orsi e dei suoi dirigenti, e al "sistema" della creazione di fondi neri, alla luce delle numerose dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, l' ex capo delle Relazioni esterne di Finmeccanica più volte sentito dai pm. L' altro capitolo che scotta porta alla trama degli affari intrecciati da Lavitola: in generale come consulente di Finmeccanica e in particolare nel ruolo di "doppio" mediatore sull' asse Italia-Panama. L' editore de l ' Avanti!, detenuto da dieci giorni, aveva già chiesto al gip, di poter parlare «di Finmeccanica». Argomento rinviato a un successivo appuntamento. Così, alle 10 di ieri, si apre il faccia a faccia con i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock. Lavitola non si sottrae, lo affianca l' avvocato Gaetano Balice, accanto a sé la lunga pila di documenti, atti dell' indagine, appunti segnati con un evidenziatore. L' uomo che voleva 5 milioni da Berlusconi, e che aveva provato a mandare sua sorella a Palazzo Grazioli, resta sotto torchio fino a sera. «Voglio chiarire. Ora vi spiego qual è stato il mio ruolo, io ho sempre viaggiato e avuto inclinazione per gli affari». Lavitola affronta i nodi di Finmeccanica e delle sue relazioni eccellenti. Dopo undici ore, pubblici ministeri e indagato si salutano con un arrivederci. «Sono state solo poste le basi», commentano gli inquirenti. Mentre in Procura c' è irritazione dopo gli attacchi delle ultime ore. Il procuratore aggiunto Francesco Greco spiega: «Ci amareggia sentire che noi vogliamo danneggiare Finmeccanica. Al contrario, siamo consapevoli che questa azienda costituisce un' eccellenza, una holding della quale siamo orgogliosi, ma le nostre indagini non riguardano, ovviamente, il gruppo in quanto tale, ma singole persone per specifiche ipotesi.E credo che sia interesse di tutti riuscire a fare chiarezza».
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CONCHITA SANNINO / DARIO DEL PORTO