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TORINO - La Fiat va dove la porta il business. «L'importante spiega Sergio Marchionne- nonè il quartier generale. L'unica cosa che conta sono gli stabilimenti, i lavoratori che abbiamo e se le auto vengono vendute. Andiamo dove si fanno affari, siamo nomadi». E' con queste premesse, ripetute ieri in occasione dell'assemblea di Sgs a Ginevra, che il manager del Lingotto si prepara all'incontro in programma venerdì a Roma con Mario Monti. A Torino si cerca di non attribuire al vertice un significato particolare: «Incontro già programmato da tempo», sostiene John Elkann per lasciar intendere che in fondo non c'è relazione tra le recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato e l'iniziativa di Monti di convocare i vertici di Torino.

Il nodo da sciogliere è sempre quello delle garanzie produttive e occupazionali per gli stabilimenti italiani. Anche ieri Marchionne non ha sciolto tutti i dubbi affermando che «ci vuole una serie di azioni per ridurre la capacità produttiva in Europa, o reindirizzarla. Non importa se siamo noi o qualcun altro a farlo.

L'importante è che qualcuno lo faccia». Non è però indifferente per il governo italiano sapere se la «riduzione della capacità produttiva», cioè il taglio degli stabilimenti, si farà nella Penisola o altrove. E questo è il motivo per cui forse non basterà a Marchionne ripetere venerdì a Monti quel che ha affermato ieri: «A Palazzo Chigi confermerò quanto detto per Mirafiori e Pomigliano e che continueremo gli investimenti secondoi nostri programmi. Non ci sono novità. Non chiederò nulla, non voglio niente». Il manager di Torino ha poi confermato i contatti con Opel, ma ne ha minimizzata la portata: «Abbiamo avuto un colloquio di tre secondi con Gm su Opel. Classici discorsi tra amministratori delegati. In questo momento non c'è nulla».

A giudicare ambigue le dichiarazioni di Marchionne è anche il leader di un sindacato non nemico come la Uilm: «Bisogna risolvere una volta per tutte le ambiguità sul piano Fabbrica Italia», dice il segretario generale Rocco Palombella aggiungendo che «Fiat ha chiesto al sindacato di essere rigoroso nel rispetto degli accordi e adesso siamo noi a chiedere a Fiat altrettanto rigore». Continuano ad essere aspri i rapporti tra il Lingotto e la Fiom: «Senza nuovi modelli la Fiat produce 600.000 auto all'anno invece del milione e 400 mila promesso», sottolinea Maurizio Landini, osservando che «in questo modo sono a rischio i siti italiani». Dopo la manifestazione delle tute blu della Cgil venerdì a Roma, Marchionne ha commentato: «In piazza non c'erano nostri operai, la percentuale di adesione allo sciopero nelle nostra fabbriche è stata sotto il 6 per cento». L'ad ha negato di aver discriminato gli iscritti alla Fiom nelle assunzioni a Pomigliano: «Assumiamo la gente sulla base della capacità, non controllo se hanno la tessera». Nella vecchia fabbrica la Fiom aveva 800 iscritti su 5.000.

Nella nuova Pomigliano sono stati assunti 2.045 dipendenti.

Nessuno di questi è iscritto alla Fiom. Quattro sono ex iscritti.

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- PAOLO GRISERI