20 febbraio 2012 —
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sezione: AFFARI FINANZA
In paese, a Castelnuovo Scrivia, poco più di 5 mila anime, dicono che sia tutta colpa del mare. Già. Quel mare che per Beniamino Gavio, classe 1965, è una passione, al pari della cittadina in provincia di Alessandria, crocevia, insieme a Tortona, dell' impero ereditato dal padre, Marcellino, e dallo zio, Pietro, scomparsi nel 2009. E se la passione si trasforma in business non c' è peccato. Così, quando la più grande e campale battaglia per la conquista della Impregilo era già iniziata, alla fine del 2011, l' erede ha assestato un colpo e si è comprato il cantiere Baglietto di La Spezia, in liquidazione. Gli yacht e il lusso? Possibile sviluppo. D' altronde i porti sono stati sempre un pallino della famiglia, tra Genova, Trieste, Civitavecchia e Taranto. Uno dei tasselli dell' impero della logistica quando agli inizi del '900 a Castelnuovo, il nonno, inizia a trasportare, con carri trainati da cavalli, cereali e prodotti agricoli. Un colosso ora controllato insieme alla sorella Daniela, e ai cugini Marcello e Raffaella. Ma è Beniamino, detto "Mino", che detta la linea, le strategie, si occupa di relazioni internazionali, lasciando a Marcello, uno dei maggiori proprietari di terre del Piemonte, la gestione operativa. Ora gli affari, rispetto al trasporto di cereali, sono altri: asfalto, piattaforme, porti, snodi di interscambio e costruzioni. La filiera completa. Ed è su questa filiera che si gioca la "scalata" ad Impregilo e lo scontro con il costruttore romano Salini, che punta al controllo del general contractor, arrivando al 20 per cento del gruppo guidato da Alberto Rubegni. Per opporsi e conquistare la supremazia, Beniamino Gavio, che ha un carattere molto diverso da quello del padre, capace di unire astuzia, diplomazia e appoggi politici trasversali, punta ad un divorzio consensuale con i Benetton, conquistando il 100 per cento di Igli, scatola che ha il 29,9 per cento di Impregilo. E lo scambio si gioca tra il Cile e il Piemonte, con un probabile ritorno per il gruppo di Tortona anche di soldi liquidi. Gavio cederebbe a Benetton il 50 per cento delle autostrade cilene in cambio della quota di Igli, valutata intorno ai 150 milioni, e incassando circa 450 milioni. Oppure puntando ad un allargamento della rete autostradale. Dal gruppo di Ponzano Gavio ha già comprato di recente il 10 per cento dell' autostrada Tirrenica, la Sat. Ora potrebbero aggiungersi altri chilometri, quelli della TorinoSavona, molto più strategici per i Gavio rispetto ad Autostrade: sono l' anello di congiunzione dell' impero dell' asfalto messo in piedi da Marcellino nel NordOvest, in piena espansione verso il Centro e l' Est Italia. Un buon affare, che sarebbe arricchito anche da una quota in cash, fondi freschi da investire. Magari nella logistica, altro filone in espansione, proprio nel cuore dell' impero: a Rivalta Scrivia, nell' alessandrino, c' è il Centro Logistico Gavio e a poche centinaia di metri il Rivalta Terminal Europa, nel quale la famiglia è socia alla pari con l' Interporto Rivalta Scrivia. Non c' è progetto di nuovi assi stradali in cui il gruppo Gavio, un conglomerato da 125 controllate, senza contare le quote di minoranza, e 5 mila dipendenti, non abbia interessi: la Pedemontana, in Piemonte e in Lombardia, la Tem, la tangenziale esterna di Milano, la BresciaBergamoMilano, e poi la BroniMortara. Pezzi che si vanno ad aggiungere alla TorinoPiacenza, alla TorinoMilano, alle quote dell' Autostrada dei Fiori e della dorsale liguretoscana. Poi c' è la Serravalle, che è considerata, al netto delle vicende giudiziarie, un gioiello non solo dall' erede di Marcellino, ma dal braccio destro del padre, Bruno Binasco, finito in carcere ai tempi di Tangentopoli, ma vero uomo forte del gruppo, quello che detta ancora la linea insieme ad Enrico Arona. E le parole d' ordine sono integrazione e riorganizzazione sulla scia di quello che Marcellino ha impostato. Il gruppo Gavio a settembre aveva ricavi per quasi due miliardi: 637 milioni dalle autostrade, 397 dalle costruzioni, 353 dell' energia, 139 dai trasporti, 97 dai servizi. Ed Impregilo, dove i Gavio sono entrati sette anni fa, è un passaggio obbligato: si è aggiudicata i lavori per l' ampliamento del canale di Panama, la costruzione del "Terzo Valico", tra Liguria e Piemonte su cui il gruppo di Tortona lavora da parecchio tempo, oltre al ponte sullo stretto di Messina, che molto probabilmente non vedrà mai la luce ma può essere fonte di risarcimenti e scambi. Certo, c' è il problema dell' inceneritore di Acerra, ma la questione sembra essere vicina ad una soluzione. Così Gavio conquisterebbe un ruolo di primo piano nel settore costruzioni, dove opera già con Itinera, posseduta attraverso Sias, la cassaforte autostradale, che ha in portafoglio il 40,3 per cento, mentre il restante 59,7 è controllato dalle holding di famiglia: Aurelia e Argo Finanziaria. Nell' operazione la famiglia di Tortona è seguita, passo passo, da Mediobanca, con cui c' è ormai un rapporto solido. D' altronde Marcellino era riuscito ad assicurarsi un posto nel «salotto buono». Posto che ora si è rafforzato, potendo salire dallo 0,08 per cento all' 1. Filone che interessa all' erede "Mino", tanto che c' è chi sostiene che l' operazione Impregilo sia più un riassetto finanziario della galassia Gavio, voluta da Mediobanca, che è sempre stata accanto alla famiglia nella costruzione dell' impero, più che un vero piano di sviluppo industriale.
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DIEGO LONGHIN