16 gennaio 2012 —
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sezione: AUTOMOTORI
Se l' attualità non fosse dominata dalle questioni economiche e dalle preoccupazioni di mercato, il Salone di Detroit 2012 fornirebbe diversi e interessanti spunti di discussione riguardo alle auto esposte. Primo fra tutti l' esordio della Dodge Dart che ha tutte le credenziali per essere definita, con un pizzico di orgoglio nazionale, la «prima automobile italiana prodotta negli Usa». Ma con il clima attuale questa è poco più che una curiosità. È pur vero che ci siamo oramai abituati alle automobili che vengono da lontano e l' idea di una macchina made in Usa con motore e telaio progettati in Italia vale di più per l' orgoglio nazionale che per fare notizia; specialmente qui in America dove questo tipo di orgoglio se lo sono dimenticati da tempo, dovendosi assoggettare prima all' invasione dei giapponesi e poi addirittura alla caduta dell' industria nazionale. Il risultato è che girando per gli stand della Cobo Hall si ha più l' impressione che anche il salone americano per antonomasia non è più così yankee come ci eravamo abituati a vederlo, ma si è omologato come spirito e soprattutto come modelli a una visione più globale dell' automobile. Se si esclude lo zoccolo duro dei pickup e dei grossi Suv (che continuano a rappresentare oltre il 50% delle vendite Usa) a guardare le novità, il gigantismo nazionale ha lasciato il posto a una visione molto più sobria e la stessa compattezza pare essere diventata un valore condiviso anche da questa parte dell' oceano. Quanto basta a suggerire a Smart di anticipare proprio qui un prototipo Smart-For-Us che prefigura la prossima generazione delle microcar di Mercedes. Berline come la Cadillac ATS e la Ford Fusion sono la testimonianza che non solo il downsizing è oramai una realtà accettata anche dal pubblico, ma ci si è avviati verso una concezione più omogenea della tecnica automobilistica che negli Usa non ha più una propria riserva particolare e protetta. Non a caso l' unico legame con la tradizione degli show americani è l' esordio di "exotic car", come la Mercedes SL, la 911 Carrera Cabriolet e la Mini Roadster, vetture che da queste parti continuano a essere viste come i vertici del piacere automobilistico. Quasi sorprende poi l' iniziativa della Bentley di far esordire proprio negli Usa la nuova Continental con il motore V8, più piccolo ed economico del tradizionale 12 cilindri anche se con le stesse prestazioni. Fra gli europei che festeggiano la Volkswagen, forte di numeri record (444.000 vetture vendute nel 2011, +23,3% rispetto al 2010, miglior risultato negli ultimi 30 anni) tiene comunque un basso profilo nella prospettiva di risultati ancora migliori, tanto che il responsabile negli Usa, Jonathan Browning, si limita a un sobrio «Abbiamo messo le basi per la nostra crescita», che detto così ha un che di minaccioso per tutti gli altri. Chi il basso profilo lo ha sempre tenuto sono i giapponesi che da parte loro, in quest' anno segnato da disgrazie di ogni tipo (dallo tsunami all' inondazione in Tailandia) cercano il recupero senza troppo clamore ma puntando sui fondamentali. Honda riparte dalla classicissima Accord, il suo primo modello prodotto in Usa dal 1976, e dal rilancio del marchio americano Acura, mentre Nissan propone la nuova generazione del Suv fullsize Pathfinder. Toyota da parte sua insiste sulla fortunata famiglia Prius e con la Prius C gioca la carta dell' ibrido economico (sottoi 20.000 dollari)e con il prototipo LF-LC cavalca il tema anche per le future sportive Lexus. Non mancano all' appello i coreani, vera e propria forza emergente che oramai non hanno bisogno di prototipi spettacolari per farsi notare ma che sono fra quelli che a maggior diritto possono vedere azzurro nel futuro, negli Usa e non solo.
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DANIELE P. M. PELLEGRINI DETROIT