ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Speranza nella notte delle tute blu 'L' altoforno non deve spegnersi'

PIOMBINO - La scritta Lucchini è una targa sulla schiena degli operai con la tuta blu notte che nel freddo del mattino sono in piedi, fermi come candele, davanti al piazzale della fabbrica. Due ore di sciopero contro la paura: Afo4 che viene spento prima di Natale, l' altoforno, cuore della fabbrica che stacca la spina fino al 18 gennaio. Significa tutti in cassa integrazione, tanti auguri e benedetta sia la tredicesima. Il sindacalista con la bocca sul megafono spinge dentro la voce: «L' occupazione deve essere garantita già da ora, non vogliamo sentir dire che i contratti a termine non sono licenziamenti. Lo sono». Parla di premi di produzione orizzontali, uguali per tutti «perché sono momenti difficili», avverte che la vendita «può essere soltanto del ciclo integrale», niente spezzatino. Nessuno applaude, tutti zitti ad ascoltare. Due-trecento operai (quelli del turno) all' ingresso della grande acciaieria, fra il parcheggio delle auto e la stanza con la scritta Cdf, consiglio di fabbrica, attaccata a un vetro. «Allora?» chiede uno col caschetto giallo in mano, arrivato tardi. «Allora qui non arriviamo alla pensione...». E il suo vicino: «Siamo nella m...». Il megafono passa a un altro sindacalista, l' aria resta pesante. Prende la parola il sindaco e qualcosa cambia: «Pare sia stato trovato l' accordo tra le banche e la proprietà» annuncia Gianni Anselmi. Le facce si rianimano di attenzione: «Voce sindaco, qui non si sente». «Pare che ci sia l' accordo sul piano finanziario e dovrebbe essere depositato entro il 12 dicembre - riprende lui - significa che saranno disponibili 190 milioni di euro per pagare in gran parte i fornitori. Voi lo capite, è una boccata d' aria». Pausa. «Fosse arrivato il commissario sarebbe stato il disastro. Sapete quanto gli ordini manchino...». Il sindaco è uno che non si è perso una manifestazione, uno che dice: «Vengo da una famiglia di lavoratori e penso spesso a quante lotte la classe operaia ha dovuto combattere lungo il Novecento per conquistare dei diritti che adesso ad ogni Finanziaria vengono messi in pericolo». Parla del capitalismo delle banche: «è un padrone diverso quello finanziario, non si sa bene dov' è, né chi prende le decisioni». Ringrazia il presidente Enrico Rossi e ricorda come Regione, Provincia e Comune si stiano battendo per riconsegnare un futuro a questo colosso dell' acciaio che «ha bisogno di trovare un partner industriale». In nessun posto come qui una fabbrica ha marchiato il territorio: c' erano 40mila abitanti a Piombino e la Lucchini ne aveva 14mila fra dipendenti e indotto fra ' 88e ' 89. Poii numeri sono precipitati, 35mila abitanti e 4mila nel «giro» Lucchini oggi. «Piombino nonè più soltanto acciaio e del libro di Silvia Avallone non mi è piaciuto quel descrivere la città di casermoni». Piombino declina turismo, commercio e altre imprenditorie. Ma la radice è qui davanti alle ciminiere che salgono come rette al cielo tra i fumi bianchi e i rumori di un temporale. «Ecco se fa paura la crisi, non si vendono più case e gli affitti sono pieni di insolvenze. Mica per furberia, è che la gente non arrivaa fine mese» racconta Pietro Filosa di un' agenzia immobiliare del centro. «Li mettono davvero in cassa integrazione per Natale?» si informa un commerciante. E uno che vende frutta: «Ah, se fermano l' altoforno...» non finisce la frase, ma si capisce che il timore è lo stesso che provano gli operai laggiù nel piazzale. I «vecchi» che ricordano altre fermate «ma per lavori e investimenti, non come questa» ei giovani che fanno eco alle stesse paure. Beniamino, ha 20 anni e un contratto a termine: per lavorare in Lucchini a 950 euro al mese, parte tutte le mattine alle 4 con il bus da Grosseto «cambio a Follonica e scrivilo che spesso si deve viaggiare in piedi. Alle 5,40 sono qui e fino alle 14 lavoro, poi riprendo il bus e torno a casa». Giovanni ha una storia di fatiche simili in cokeria: «No, non sono iscritto al sindacato, con un contratto a termine è meglio essere prudenti». Però ieri era nel piazzale con gli altri. Con quelli come Raffaele, 23 anni, di Napoli: «Sono entrato in fabbricaa 18e adesso ho un contratto a tempo indeterminato, lavoro al Tmp, il reparto del treno medio piccolo, sai cos' è? Ti faccio capire, io: devo alimentare il forno per le billette. Guadagno 1.200 euro e vivo con mia madre che è venuta su Napoli, ha trovato un lavoro nelle pulizie, ma poi la ditta ha chiuso». Il futuro? «Afo è vecchio, se lo spengono non sai bene cosa succede». Intanto Luciano Gabrielli della Fiom ha finito di parlare, spegne il microfono e annuncia: «Faremo un albero di Natale spoglio e di ferro, lo metteremo qui all' ingresso, senza luci. Faremo venire i bambini delle scuole a vederlo e ad accenderlo...». - DAL NOSTRO INVIATO LAURA MONTANARI