SI PARTE da Silvio Berlusconi. Si passa per Gianpaolo Tarantini. Si arriva a Roberto De Santis e a tutto il mondo di stretta osservanza dalemiana. Si cammina sotto il mare: il grande affare è quello del Tap (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che avrebbe dovuto trasportare il gas naturale dal Capo - attraverso Albania e e Grecia - sino in Italia e servire così tutta l'Europa occidentale. Volume di affare, circa 300 milioni di euro. Era questo il grande colpa al quale puntava Gianpaolo Tarantini per «svoltare la vita» per dirla con l'avvocato Toto Castellaneta. Un affare che avrebbe messo insieme gli imprenditori vicini al Pd e l'allora presidente del consiglio in persona. Una torta aperta a tutti.
L'indagine parte da una frase sibillina inserita nell'ultima informativa della Finanza di Bari. «Tarantini e De Santis - scrivono le Fiamme gialle - cominciarono a discutere sull'opportunità di far intervenire Silvio Berlusconi per sostenere la realizzazione di un progetto non meglio specificato nel settore dell'energia, probabilmente un gasdotto dall'Albania all'Italia».
Il progetto era del marzo del 2009: azionisti gli svizzeri di Egl (42,5%), la norvegese Statoil (42,5%) e la tedesca E.On Ruhrgas (15%). A maggio la presentazione della Valutazione dell'impatto ambientale e sociale (Esia) in Italia. Tarantinie De Santis fiutano e provano a gestire l'affare.
Si muovono bene. A maggio Tarantini è a cena, con Berlusconi, allo stesso tavolo di ministri (Tremonti, Scajola, Frattini, Fitto) e grandi manager (l'ad di Telecom Franco Bernabè, Mauro Moretti di Ferrovie o Massimo Sarmi di Poste Italiane). Tarantini è nel gotha della finanza e della politica italiana. Sembra tutto fatto, ma poi la perquisizione decisa dalla procura di Bari manda all'aria gli affari. E ferma ogni cosa.
«L'operazione di Tarantini - ragiona ora un investigatore che partendo da questi dati, incrociandoli con Roma e Napoli, sta cercando di tirare le somme della vicenda- era stata davvero incredibile, a suo modo geniale: da un lato, come spesso accade, aveva messo su il sistema delle tangenti travestite da consulenze. Dall'altra si era messo in testa, riuscendoci, di portare gli uomini vicini al centrosinistra alla corte di Berlusconi con l'interesse comune di fare affari».
Quella del gasdotto era il più importante, ma non il solo affare da chiudere. Nella lista della spesa ci sono 12 appalti che Finmeccanica può affidare con «affidamenti pilotati»: si tratta della posa di cavi di fibra ottica nelle Marche (16 milioni di valore); dell'ampliamento della rete Isoradio; la fornitura di apparecchiature per il monitoraggio dei terremoti alla Protezione Civile (22,7 milioni di euro) e beni e servizi al vertice del G8 dell'Aquila (17,8 milioni di euro).
- g.fosch.