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Aria di sconfitta, Pdl in disarmo

PAOLO Glisenti sarà capace di fare il miracolo? «Difficile, è il capitano di una nave già affondata che trasporta un cadavere». Parola di un alto dirigente del Pdl che chiede di restare anonimo. Una frase che sembra una sentenza già scritta. UN CONCETTO, quello espresso dal dirigente pidiellino, che riassume bene lo stato d' animo del partito a tre giorni dal ballottaggio tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, nonostante l' ottimismo di facciata. Perfino Silvio Berlusconi, da Roma, sembra smarcarsi dalla Moratti: «Molto del risultato del primo turno è dipeso dalla scelta dei candidati - avrebbe spiegato il premier durante l' ufficio di presidenza del Pdl, secondo quanto riferiscono alcuni presenti- Per il resto,i risultati per noi non sono andati poi così male». Il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, prova a smentire, ma Berlusconi insiste intervenendo a Porta a porta, e chi lo ha incontrato sabato ad Arcore per esporgli l' analisi del voto conferma che il Cavaliere la pensa così. Del resto, ventiquattr' ore prima era stata proprio la Morattia prendere le distanze dalla strategia voluta dal presidente del Consiglio auspicando: «Ora trattiamo dei temi della città». Segno che il gelo tra i due era già un dato di fatto. Tanto che ormai difficilmente il premier si farà vedere a Milano di ritorno dal G8 per la chiusura della campagna elettorale del sindaco venerdì in quattro zone della periferia. Anche il presidente della Provincia Guido Podestà resta in disparte. Non andrà oggi in piazza Duomo per il concerto di Gigi D' Alessio, ma si limiterà a fare atto di presenza nel pomeriggio in piazza Argentinaa un presidioa sostegno della Moratti. Ci sarà, invece, il coordinatore regionale Mario Mantovani. «Peccato - aggiunge ancora un esponente pidiellino perché la giunta aveva lavorato bene e nessuno può negare che Milano oggi sia una città in profonda trasformazione. Basta guardarsi in giro. Ma il sindaco forse lo ha spiegato troppo tardi alla gente e ora non c' è più tempo. Se perdiamo, però, i milanesi ci rimpiangeranno». Il ciellino Mario Mauro, capogruppo del Pdl al parlamento europeo, va invece giù pesante: «A Milano il partito ha sbagliato: a pesare è stata un' amministrazione incerta nel quotidiano, ma non c' è da farne un dramma. È comunque una situazione dalla quale il partito deve trarre lezioni». Una dichiarazione che suona già come la presa d' atto di una sconfitta ormai annunciata. Anche se ieri Berlusconi ha continuato a ripetere come un mantra che qualunque sia l' esito dei ballottaggi «la tenuta del governo non sarà in discussione». Tanto che ieri il premier ha dato appuntamento a tutti a martedì, visto che lunedì sarà impegnato in un vertice bilaterale in Romania. La sconfitta della Moratti non sembra preoccupare nemmeno il vice capogruppo vicario del Pdl Massimo Corsaro, che si consola così: «Se malauguratamente il centrodestra dovesse perdere le sfide di Milano e Napoli la stabilità del governo non sarebbe a rischio perché non c' è una classe dirigente, una coalizioneo una colorazione politica che vinca realmente». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi aggiunge che «la Moratti è stata un bravissimo ministro dell' Istruzione, e ha governato Milano guardando non solo alle piccole cose, ma anche al futuro della città». Appunto. Una colpa che oggi rimproverano in molti al sindaco è che ha vinto l' Expo, ma ha anche quasi sempre disertato il consiglio comunale. Nella sede storica del Pdl in viale Monza si lavora ancora senza sosta per cercare di riportare ai seggi domenica e lunedì l' elettorato di centrodestra. Ma l' analisi del voto fatta dal Pdl sembra lasciare aperte ormai poche speranze. «Se confrontiamo i voti presi dal partito al primo turno, sono sostanzialmente gli stessi delle ultime Regionali e delle precedenti Provinciali - spiega un altro dirigente allargando le braccia. La Lega è andata male, non abbiamo colpe. È la sinistra che è stata in grado di riportare al voto gli astensionisti. Non ci possiamo fare nulla. La scorsa volta la Moratti vinse perché Berlusconi aveva il vento in poppa. Oggi è diverso. La Moratti è stata una buona manager, ma un sindaco sbiadito». Ecco perché il partito ha deciso negli ultimi giorni di affiancarle l' immagine del suo predecessore Gabriele Albertini. La sensazione è questa: se il sindaco dovesse perdere, il Pdl la userà prima come capro espiatorio. Per poi risarcirla magari con un posto da commissario europeo, o a New York come rappresentante dell' Italia all' Onu. - ANDREA MONTANARI