MILANO - C'era una volta l'Unicredit non di sistema. La banca che andava nel mondo comprandosi altre reti, unica bussola (almeno dichiarata) la "creazione di valore sostenibile". Oggi Alessandro Profumo, il suo architetto, potrebbe rivoltarsi nelle poltrone di consigliere indipendente - Eni e la russa Sberbank le prossime mansioni - a vedere che il gruppo gioca da perno in quasi tutte le partite politiche della finanza, facendo una gran concorrenzaa Intesa Sanpaolo. Che "di sistema" lo è e ne fa vanto (talvolta oltre i propri limiti, vedi il caso Parmalat).
Il cambio di passo lo detta Fabrizio Palenzona, più che mai determinante nello snodo tra manager, azionisti e istituzioni Unicredit. I soci libici pensano alle bombe, il rivale Paolo Biasi alla Legae ai processi. Lui, che ha pensionato anzitempo Profumo, e che viene dalla politica e dalla logistica (sistemi massimi), deborda. Il salvataggio del gruppo Ligresti? «È una buona operazione.
Noi dobbiamo tutelare gli interessi nostri e dei nostri clienti, questo è il mestiere della banca».
Un intervento in cordata per tenere il tricolore su Collecchio? «Se ci dovesse essere, ritengo sarebbe profittevole per la banca. Occorre preservare la filiera agroalimentare e del latte in Italia». La baruffe triestine? «Nell'interesse suo e del paese Mediobanca ritiene strategica Generali, dove può esercitare la stessa funzione di Unicredit in Piazzetta Cuccia. In sintonia con soci come Caltagirone e Fondazione Crt può ragionare sul lungo termine». Così parlò.
E ragionerà anche meglio, l'Unicredit di Palenzona, quando avrà il controllo de facto sulle partecipazioni dei Ligresti commissariati: 4% di Mediobanca, 1% Generali, 4,18% Gemina, 5,46% in Rcs e del 4,5% in Pirelli. Sembra la fotocopia del portafoglio che Profumo riuscì a vendere negli anni, con lo slogan impopolare che la banca doveva fare il suo mestiere, non quello delle imprese.
I tempi sono cambiati, è vero.
Meno specchietti per allodole investitrici (il mercato, che del "sistema" si considera antagonista naturale), più catastrofi, guerre, avari profitti e dividendi. Come testimonierà il bilancio Unicredit esaminato ieri in cda. La prontezza con cui la "banca ribelle" ha indossato gli abiti della nuova stagione può apparire sorprendente, ma lo è meno guardando la parabola di Unicredit da quando (2007) Profumo optò per l'acquisto di Capitalia, la banca più "di sistema" che c'era. O da fine 2008, quando l'aumento Unicredit fu colmato dai capitali libici con la mediazione di Ligresti, che rinserrò i rapporti con Profumo e ottenne grande comprensione dal creditore (ora salvatore). Oggi tocca al nuovo ad Federico Ghizzoni, che quando parla di "sistema" si fa laconico, rispondere alle domande degli investitori a Londra, seguitando la tradizione avviata dal predecessore.
- ANDREA GRECO