14 marzo 2011 —
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sezione: AFFARI FINANZA
Da quando, nel corso degli anni, hanno cominciato a entrare nell' Unione Industriali di Roma le imprese privatizzate come Telecom Italia e Autostrade, e poi anche quelle che rimangono a prevalente partecipazione pubblica tipo Eni, Enel, Acea, Ferrovie dello Stato, Alitalia e Finmeccanica, il sistema confindustriale capitolino ha acquisito sempre più forza e potere. Domani, martedì 15, presenti Berlusconi e Marcegaglia, un altro importante step in direzione di questo rafforzamento verrà contrassegnato con l' assemblea costitutiva di Unindustria, la nuova associazione territoriale che nasce dalla fusione delle Unioni Industriali di quattro province laziali su cinque: Roma, Viterbo, Rieti e Frosinone. «Rappresentiamo il 90% del tessuto produttivo della Regione e manca solo Latina, ma noi ci auguriamo che presto il quadro si completerà e continuiamo a lavorare in questo senso», dice Aurelio Regina, 48 anni, il presidente dell' Unione di Roma che assumerà (abbastanza naturalmente visto che la capitale conta per il 70% dell' economia regionale) la presidenza della nuova Unindustria, il primo esperimento di questo tipo del sistema Confindustria. La cornice in cui avverrà questa metamorfosi è inusuale ma in fondo simbolica dei sogni di grandeur e di sviluppo della nuova associazione: il "gran teatro" del parco di divertimenti Magic Land della Rainbow, la società di Iginio Straffi creatrice delle Winx, che sta nascendo (verrà inaugurato ufficialmente il 26 maggio) a Valmontone, quaranta chilometri a sud della capitale, un maxiinvestimento da 300 milioni che darà lavoro ad oltre mille persone. «Quella che teniamo a battesimo è la seconda organizzazione territoriale di Confindustria dopo Assolombarda», dice non senza emozione Regina. Scavalcati di slancio i tradizionali colossi confindustriali di Torino, Brescia, Bergamo, Treviso, Vicenza, Varese e Verona (oggi precedono nell' ordine Roma nel ranking delle associazioni provinciali), il nuovo soggetto vedrà oggettivamente rafforzate, e non poco, le capacità contrattuali e di lobbying degli imprenditori laziali: associa oltre 4mila imprese, con circa 250mila dipendenti, impegnate per il 70% nei servizi e per il 30% nella manifattura. Accrescerà anche, parallelamente, le possibilità che Regina succeda ad Emma Marcegaglia fra poco più di un anno, aspirazione peraltro legittima che l' interessato non smentisce. Sarà dura, ma Regina cercherà di valorizzare le sinergie fra questo rafforzamento territoriale e le sue alleanze sia imprenditoriali che personali, da Luca Montezemolo a Diego Della Valle. Tornando a Unindustria e al suo territorio, le crisi con cui si deve subito confrontare non mancano: dai 2000 dipendenti messi sul marciapiede dalla fallita Eutelia di Roma (informatica) ai 1.400 in sospeso della Videocon di Anagni (elettronica) abbandonata dall' azionista indiano, dai 450 in bilico della Tirrenia di Civitavecchia ai 200 della Meccano (tlc) di Rieti, per non parlare di casi minori come Nexans o Ritel. E sullo sfondo la "crisi potenziale" della Fiat di Cassino, provincia di Frosinone, 4500 dipendenti (dopo le recenti 500 uscite più o meno volontarie) che raddoppiano con l' indotto. Tre auto vi vengono montate oggi Croma, Giulietta e Dedra ma la prima, costruita ancora su pianali Gm, sta per uscire di produzione, la seconda è appena stata lanciata e quindi c' è da scommettere sui risultati, la terza ha presentato ultimamente pesanti problemi di mercato. Marchionne ha detto sibillino che «non è un problema attuale» ma Regina deve innanzitutto evitare che anche lo stabilimento di Cassino esca dal sistema Confindustria com' è successo per Mirafiori (che com' è noto verrà presto gestita dalla jointventure "extraterritoriale" FiatChrysler) e per Pomigliano (già affidata ad una newco anch' essa nata già indipendente). Ma i messaggi politici che Regina vuole lanciare sono molti: «Concentrando una serie di servizi, dalle consulenze fiscali a quelle gestionali, ed eliminando quindi le duplicazioni area per area, stiamo varando un' operazionerisparmio con una sorta di abolizione delle province. Da noi sono in ballo soldi privati ma vorremmo che il segnale venisse recepito a livello pubblico con un' analoga razionalizzazione». La struttura è già stata messa in piedi: 120 professionisti a disposizione delle aziende per servizi che vanno dalla consulenza fiscale a quella dirigenziale, da quella sindacale a quella contrattuale (anche nel caso di uscite di dirigenti si intavolano trattative confindustriali). Con Regina, nello staff di vertice siedono tre vicepresidenti, che altri non sono che i presidenti delle altre associazioni provinciali: Marcello Pigliacelli di Frosinone (un imprenditore dell' autotrasporto forte di una flotta di 600 Tir), Gianfranco Castelli di Rieti (industrie alimentari) e Domenico Merlani di Viterbo, amministratore di alcune società immobiliari. Resterà in piedi, come in tutte le regioni, Confindustria Lazio, presieduta da Maurizio Stirpe, ma con una struttura ridottissima solo fino a quando non sarà risolta la questione di Latina, dopodiché verrà abolita.
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EUGENIO OCCORSIO