10 febbraio 2011 —
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sezione: ECONOMIA
ROMA - Governatore Draghi, come interpreta le voci su una rinuncia di Weber al vertice della Bce? «Sicuramente capirà se non voglio rispondere», sibila il responsabile della Banca d' Italia mentre, a sorpresa, si presenta a un convegno in memoria di Tommaso Padoa Schioppa. Sicuramente. Perché se è vero che il titolare della Bundesbank abbandona la corsa, per Draghi si può spianare la strada verso la presidenza della Banca centrale europea, in sostituzione del francese Jean Claude Trichet. Difficile dire se anche di questo il candidato italiano ha parlato ieri con i Grandi della politica, riuniti per la stessa occasione. Lo si intravede dietro un paravento a colloquio riservato con Gianni Letta, Romano Prodi, Giuliano Amato. Poi il conciliabolo s' allarga anche a Gianfranco Fini. Finchè arriva il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con cui peraltro Draghi ha contatti frequenti per via degli incarichi che ricopre: oltre alla Banca d' Italia, la presidenza del Financial Stability Board, l' organismo che deve riscrivere l' ordine finanziario del domani per conto del G20. Di sicuro tocca al governo italiano presentare ai partner la candidatura per il vertice Bce. Materialmente, secondo le procedure, è competenza del ministro dell' Economia, Giulio Tremonti e la sede tecnica, dove si imbastisce il negoziato, è quella dell' Econfin. Finora tuttavia questo passo formale non c' è stato né da parte dell' Italia né di altri: non a caso il Pd, con Gozi, chiede al governo di attivarsi. Solo una volta, un anno fa, Tremonti si è lasciato scappare una frase: «Quando si porrà la questione l' Italia ha e avrà un ottimo candidato». Più di recente il premier, dopo un incontro con la Merkel, ha detto: «Saremmo onorati se la scelta europea ricadesse sul titolare della Banca d' Italia». Ora la questione Bce pare sul tavolo: molti osservatori attendono la designazione già al consiglio Ue di fine marzo o, al più tardi, a quello di giugno, con largo anticipo sulla scadenza di Trichet, prevista per fine anno. Giusto pochi giorni dopo, il 15 gennaio 2012, finisce pure il mandato del governatore italiano, il nono nella storia secolare dell' Istituto, il primo «a tempo»: sei anni, rinnovabile una sola volta. Draghi viene scelto tra Natale e Capodanno del 2005, dopo una stagione di polemiche roventi sulla gestione Fazio. Lo seleziona proprio il governo Berlusconi. Allora è appena cinquantottenne, ma ha già alle spalle una lunga esperienza a Washington, per due lustri è stato direttore generale del Tesoro e da tre anni è vicepresidente della Goldman Sachs. E' Andreotti a volerlo a via XX Settembre nel 1991. Ma poi lo confermano tutti, molti dei quali erano a colloquio con lui, a margine del convegno romano. Nell' ordine: Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D' alema; poi ancora Amato e di nuovo Berlusconi. Sebbene senza Weber la strada risulti meno irta, Draghi deve comunque vedersela con gli altri aspiranti e con il cosiddetto «fattore nazionalità»: con la crisi del debito sovrano in corso e un vicepresidente portoghese, la nuova Bce rischia di trovarsi sbilanciata verso la «periferia» debole di Eurolandia. Tra i nomi indicati nella corsa al vertice, il governatore lussemburghese Yves Mersch, il collega finlandese Erkki Liikanen e l' outsider tedesco Klaus Regling, presidente del fondo salvastati.
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ELENA POLIDORI