DOPO il dramma delle città sfigurate sotto pallide luci natalizie, la vergogna dello scaricabarile e del conflitto. Per il governatore Caldoro, la colpa di quelle 1500 tonnellate che marciscono a Napoli è dell' «inadeguatezza dell' azienda Asìa». Il sindaco Iervolino, di rimando, lo avverte «di non giocare col fuoco», e ricorda che proprio a lui spetta «il potere di emanare ordinanze per portare i rifiuti fuori discarica e di individuare i siti da destinare in discarica». La controreplica di Caldoro arriva con una scheda tecnica sui flussi organizzati anche a vantaggio di Napoli, il cui titolo è: «La Regione ha fatto la sua parte». Intanto, il governo si limita ad offrire un "tavolo", convoca le Province. È una sequenza davvero singolare. Che, di fronte ai banchi di rifiuti in strada, procura uno speciale disagio. In un tale disastro, sorge il dubbio, c' è qualche istituzione che pensa di farsi attore terzo? Qualcuno spera davvero che siano previsti ruoli per Pilato, nella farsa? Con una tale impostazione, non solo l' immondizia è destinata a crescere. Ma la rabbia, e la sfiducia più insidiosa nelle istituzioni. ero è che, in generale, l' istinto a ricacciare la palla in campo avversario richiama un film tante volte visto. Ma mai come in queste ore, di fronte ad una crisi rifiuti che appare senza autentica via d' uscita, c' era stata una tale smaccata contrapposizione, documentata da Repubblica, tra il Comune di Napoli (il più penalizzato dal disastro) e la Regione (sul cui governatore è precipitata una crisi di lunga durata). Mai come ora, per due motivi banali: perché il cambio di vertice a Palazzo Santa Lucia ha di fatto modificato ogni rapporto di collaborazione tra giunte una volta dello stesso colore politico; e perché mai era accaduto, nelle fasi acute degli anni scorsi, che un premier fosse calato a Napoli, nel cuore dell' emergenza, non per costruire ma per cancellare soluzioni. Non ad aprire, ma a chiudere tre discariche. Esattamente ciò che ha fatto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel suo ultimo decreto, vanificando di fatto quanto era stato raggiunto dopo la difficile opera di mediazione dell' allora sottosegretario Guido Bertolaso e per giunta su un principio che lo stesso Berlusconi aveva enunciato a Napoli. Questo: «Lo Stato deve tornare a fare lo Stato». Era il 21 maggio 2008, quando il Cavaliere dettava la sua ricetta per il disastro Campania. Un' emergenza fa. Ed era, se possibile, meno peggio di oggi. Due anni e qualche tris di promesse più tardi, il premier ha deciso di sparire dalla scena del disastro campano. Stasera, non a caso, sarà il sottosegretario Gianni Letta a presiedere il secondo incontro, in due giorni, con il governatore Caldoro, e con i prefetti, le Province ed una rappresentanza dei sindaci campani. Sarà sufficiente offrire un tavolo romano? O spingere ulteriormente le province di Avellino, Caserta e Salerno sulla disponibilità ad accogliere i rifiuti? Ben prima delle liti, ciascun Palazzo avrebbe il dovere di interrogarsi sui propri limiti e provare col nuovo anno a cambiare radicalmente marcia, parlando il linguaggio delle istituzioni e non delle fazioni. Il governatore Caldoro, per cominciare, ricordi a Roma quanto caos e sofferenza per il territorio comporterà dover ricominciare da zero con le concertazioni e le individuazioni di nuove discariche "comprensoriali", dopo aver rinunciato per effetto del decreto Berlusconi ai siti già contenuti in una legge, compresa l' apertura di cava Vitiello (a favore della cui apertura, lo stesso Caldoro si era esposto, malgrado pesasse da anni la bocciatura dell' Unione europea sul doppio sito di Terzigno). Soprattutto, Caldoro dica con limpidezza - come nelle analisi libere egli ha valutato più volte- che la legge regionale sulla provincializzazione, che non è opera sua, è un fallimento. «La vogliamo cambiare? Ma non abbiamo i numeri in consiglio regionale, ho già fatto una verifica - ha più volte detto Caldoro ai più intimi collaboratori - . Potrebbe accadere solo se avessimo l' assoluta e leale collaborazione dell' opposizione in consiglio regionale. E a me non sembra che l' opposizione lo voglia davvero, al di là delle belle parole. Lo chiedono, perché sono stati loro a concepirla e a vararla una legge così. E poi non agiscono di conseguenza». Ma Caldoro deve dire chiaro al governo che servono altre discariche e non ha senso cancellarle per legge, in attesa dei termovalorizzatori, pena una crisi strutturale di lunga durata. Il sindaco Iervolino punti tutto al recupero della raccolta differenziata. E, senza chiudersi in una difesa legittima che rischia di diventare oltranzista, riconosca che le carenze strutturali e gli stessi debiti cumulati dal Comune sull' azienda comunale pesano come macigni su una macchina così complessivamente sgangherata. La Regione denuncia che da oltre un mese attende il cronoprogramma della differenziata per liberare «subito, cash», oltre 8 milioni di euro. La Provincia di Napoli è la grande assente. Dove sta l' azione innovatrice che doveva svolgere la Sapna? E perché, come denuncia ancora l' assessorato regionale in più occasioni, non è stata ancora in grado di stringere accordi con i Paesi scandinavi per inviare l' immondizia che lassù chiedono con gran reciproco vantaggio? A piazza Matteotti il problema sembra arrivare come ovattato, lontano, in fondo non di primo impatto. Eppure il presidente Cesaro si era battuto per le popolazioni vesuviane, per chiudere quelle discariche. Con quali alternative?
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CONCHITA SANNINO