25 novembre 2010 —
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sezione: BOLOGNA
IL GIOCO si fa duro. Il broker indagato per truffa, Antonio Carbone, arriva in Procura in piazza Trento e Trieste di primo pomeriggio per spiegare la sua verità e all' ora di cena non ha ancora finito. Lo ascoltano per cinque ore i pubblici ministeri Valter Giovanninie Claudio Santangeloei carabinieri del Reparto operativo. Lui è assistito da due avvocati, Antonio Masiello di san Marino e Raffaele Calicchio di Napoli. Il broker di Latina avrebbe, secondo l' accusa, truffato sia il Bologna Fc sia Sergio Porcedda, il quale si era rivolto a lui per ottenere una fideiussione di oltre 10 milioni di euro ma poi l' ha denunciato. Carbone ieri s' è difeso spavaldamente e con puntiglio e alla fine ha fatto sapere: «Sono tranquillo». Ha rilanciato la palla, in un complicato gioco di cerchi concentrici. Carbone sostiene che le bozze di fideiussione della Bnl sono vere, firmate da un funzionario della banca. Almeno così gli era stato fatto credere (la Bnl si chiede invece come abbiano fatto ad usare carta intestata che non usano più). Ma quello è solo il cerchio finale. Prima sono successe altre cose, secondo il racconto del broker. Una lunga serie di passaggi. Porcedda si rivolge a Carbone. Lui si rivolge ad altri mediatori che si rivolgono a una finanziaria in contatto con la Bnl. La finanziaria chiede garanzie reali. Porcedda non ha mai messo un euro per il Bologna, figurarsi se lo impegna adesso. Il suo patrimonio rimane fuori, ma ha una fretta cane perché deve pagare gli stipendi e ha maledettamente bisogno dei soldi dei diritti Sky, da sbloccare subito. Dunque, che si fa? Si cerca un altro garante, scatta la caccia a qualcuno che si esponga. Ecco spuntare altri mediatori, sempre più sospetti, che hanno la missione essenziale di trovare il garante per Porcedda. Ma non le trovano. Intanto le bozze arrivano alla Lega Calcio, che parla con Bnl e manda tutto all' aria. I nomi nuovi indicati da Carbone ora li studia la Procura: uno è bolognese. L' inchiesta si allarga, quindi: altri quattro "professionisti" potrebbero finire presto indagati . La Banca Nazionale del Lavoro aveva già ufficialmente smentito che quelli che Carbone aveva chiamato "broker esterni" della Bnl, da lui contattati per preparare la fideiussione a Porcedda, fossero tali e aveva presentato a sua volta un esposto alla Procura di Roma. «Non ci sono broker esterni alla Bnl, a fare fideiussioni e impegnare patrimonialmente l' istituto di credito sono solo dipendenti», aveva comunicato la banca. In passato era già accaduto che avessero "preso in prestito" i nomi (non le firme) di veri funzionari della banca romana del gruppo Paribas per compiere raggiri. La cosa potrebbe essere accaduta anche nel caso Bologna.
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LUIGI SPEZIA