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Partono da Roma le manovre per la presidenza Confindustria

ROMA si candida a diventare un crocevia nella composizione dei nuovi equilibri confindustriali. Il mandato di Emma Marcegaglia scade tra meno di due anni, ma i giochi per la successione cominceranno tra poco. Di certo già se ne parla. E se n' è parlato molto - più nei territori nordici che negli altri - subito dopo la nomina all' unanimità di Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, a una delle vicepresidenze dell' Unione degli industriali di Roma. Perché è la prima volta che il capo azienda di Telecom entra in un "governo" di Confindustria. Telecom è il primo associato a Roma e tradizionalmente è suo un posto dei vice nella squadra del presidente. Un po' come la Fiat a Torino. La novità romana è appunto l' entrata in campo di Bernabè che non ha delegato - come nel passato - uno dei manager della prima linea. Cosa c' è dietro? Chi guarda al dopo-Marcegaglia non crede che il ceo di Telecom sia davvero o unicamente interessato al progetto di digitalizzazione e della banda larga nella Capitale. Vede, piuttosto, un possibile sostegno tra gli azionisti dell' ex monopolista pubblico della telefonia, Intesa-SanPaolo di Corrado Passera in particolare, a Aurelio Regina, presidente di Roma, se questi, come sembra, dovesse tentare la scalata a Viale dell' Astronomia. La tesi è che Bernabè non possa aver deciso senza consultarsi con i suoi grandi azionisti. Illazioni. Scenari costruiti senza fatti concreti. E' vero. Eppure non può esserci dubbio che la squadra di Regina, con Mauro Moretti (Fs), Flavio Cattaneo (Terna), Giorgio Zappa (Finmeccanica), Rocco Sabelli (Alitalia), Alessandro Caltagirone (Gruppo Caltagirone) e ora Bernabè, può rappresentare una temibile massa d' urto nel gioco delle alleanze per il post-Marcegaglia. E la reazione dei "nordici" si spiega proprio così. r.mania@repubblica.it - ROBERTO MANIA