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Porcedda si affidò a un truffatore la Procura indaga un falso broker

UNA volta, in Questura, si diceva che Bologna era la capitale delle truffe. La disavventura capitata a Sergio Porcedda sarebbe la prova che la diceria vale ancora. C' è cascato il presidente del Bologna, per la seconda volta in pochi mesi: una bella sfortuna, questo score del 100%, ossia due mediatori finanziari incontrati uguale due truffatori uguale due denunce all' autorità giudiziaria. D' altra parte, per certe operazioni normalmente si va in banca,e passare per le scorciatoie espone al rischio di finire nelle scarpate. Porcedda, dopo essere passato dai carabinieri giovedì pomeriggio, sotto il peso dei diritti Sky da smobilizzare, degli stipendi da pagare, dei debiti coi Menarini da saldare, è stato convocato ieri mattina dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, che aveva già sul tavolo, al quinto piano di Piazza Trento e Trieste, la denuncia da lui presentata nella caserma di viale Panzacchi. «Un broker finanziario mi ha truffato». Le indagini della Procura e dei carabinieri sono partite a raffica, tutto andrà verificato firma per firma. Per ora il presidente venuto dalla Sardegna è parte lesa, come lo è il Bologna, mentre c' è un indagato per truffa e falso ed è un signore laziale di 45 anni, tale Antonio Carbone, il presunto truffatore denunciato. Era arrivato un mesetto fa a Casteldebole come un salvatore, presentato da conoscenti. Al cospetto di un Porcedda affamato di una fideiussione di oltre 10 milioni di euro, il mediatore (dotato di un tesserino di iscrizione ad un albo, ma del tutto falso) invece della fideiussione vera aveva rifilato un panino avvelenato. In cambio, aveva intascato subito due bonifici da 10 mila euro, e per fortuna la Procura è riuscita a far bloccare due assegni da 75 mila. Un piccolo anticipo di un contratto di mediazione fasullo, al 3% di percentuale. Non è la prima volta che succede: già nell' estate Porcedda, che pure dovrebbe essere persona esperta nel trattare affari, s' era infilato in quel sottobosco sportivo-finanziario, noto nell' ambiente per esser fittamente frequentato. Vi aveva incontrato un altro mediatore, di Roma, e gli aveva pagato 100 mila euro come corrispettivo di un altro contratto di garanzia, di minor entità, ma altrettanto fasullo. Il fascicolo è alla Procura di Roma. Chiamato a spiegare l' affaire saltato dal pm Giovannini, il presidente, prima di arrivare in Procura verso le 11 su una Saab scura guidata dal dirigente Piergiovanni Ricci, è transitato per Casteldebole dove ha lasciato la compagna Gabriella Carta e un paio di battute nervose di circostanza: «Cosa son venuto a fare? Sono venuto per fare il bene del Bologna, del resto i giocatori buoni li ho comprati, no?». C' è qualche decina di tifosi che l' insulta, ecco perché c' è la Digosa scortarlo. In Procura Porcedda spiega che la situazione è precipitata venerdì. La fideiussione trovatagli da Carbone non era altro che carta straccia, rilasciata da due falsi funzionari della Bnl (la banca è del tutto estranea) e rifiutata dalla Lega Calcio a Milano, non sbloccando, di fatto, i diritti tv di Sky. Con quei soldi il presidente avrebbe potuto sistemare Irpef e stipendi e rimettere in rotta il Bologna. Invece, ne ha rimessi dei suoi. Al pm Giovannini avrebbe detto che ha contattato questo Carboni (che ha un fallimento alle spalle e precedenti che sempre in Questura definirebbero come "specifici") il quale chiedeva tempo per rimediare. «Ma io gli ho detto che avrei fatto denuncia», ha spiegato Porcedda, che ha consegnato il contratto e le bozze di garanzia fasulle e all' uscita della Procura ha tirato dritto col dito indice sul naso: «Oggi non parlo più». © RIPRODUZIONE RISERVATA - LUIGI SPEZIA