15 ottobre 2010 —
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sezione: ECONOMIA
MILANO - Dopo due anni di purgatorio, l' industria del lusso torna agli sfarzi di sempre. Lo dimostrano i risultati di colossi come Lvmh, che ieri ha annunciato un terzo trimestre con vendite in crescita del 24% a 5,1 miliardi. Il colosso che fa capo a Bernard Arnault ha incrementato le vendite in tutti i mercati e in tutte le categorie di prodotti, dalle borse di Louis Vuitton (+20%) agli champagne di Moet & Chandon (+22%). La britannica Burberry nel terzo trimestre ha annunciato ricavi in rialzo dell' 11% a 382 milioni di sterline. Ma gli impermeabili contro la pioggia londinese, sono stati acquistati dai clienti del lontano Oriente: il 60% delle vendite in Uk di Burberry sono legate agli acquisti dei turisti asiatici. Prada ha archiviato il primo semestre che termina a fine luglio con 936,5 milioni di ricavi (+29,4%) e profitti raddoppiati a quota 103 milioni e Versace dopo la profonda ristrutturazione è tornata a crescere a doppia cifra e stima di chiudere il 2010 con 280 milioni di ricavi. Certoa guardare il calo dei fatturati accusato tra il 2008 e il 2009 da alcuni dei maggiori gruppi italiani, c' è da impallidire. Secondo la ricerca R&S di Mediobanca il bilancio di griffe italiane come Armani, Diesel, Ferragamo, Max Mara, Prada, Tod' s e Zegna mostra una contrazione del 5,8% del fatturato aggregato 2009 a 7,6 miliardi, mentre i profitti sono crollati del 28% a 380 milioni. Tuttavia il datoè migliore rispetto a quello dell' industria italiana che nel 2009 ha registrato una contrazione media dei ricavi del 20%. Per R&S inoltre, le aziende del made in Italy hanno anche un pregio in più: sono sane (il capitale supera di 2,6 volte il debito) e investono più dei dividendi che pagano ai soci. Tuttavia anche per giganti come Armani, tornare ai fatturati del picco registrati nel 2007 sarà molto dura. «Dal 2007 ad oggi sono calati di circa un 10% i consumi dell' alto di gamma - fa notare Armando Branchini di Altagamma- Secondo una ricerca di Consumer insight e della Bocconi nell' epicentro della crisi, vale a dire gli Usa, per i 18 mesi successivi al luglio 2008 anche chi poteva permetterselo ha rinunciatoa comprare beni di lusso». Ovvero dal fallimento della Lehman Brothers in poi, gli americani ricchi hanno smesso di spendere in cose superflue, rimandando gli a tempi migliori. In Asia invece, i più abbienti hanno continuato a fare shopping di griffe esclusive per tutto il biennio della crisi: per R&S il fatturato 2009 delle sette griffe italiane in Asia è addirittura aumentato dell' 8,9%. «Avevamo previsto un miglioramento nel 2010- precisa Branchini- che c' è stato ed è destinato a proseguire anche il prossimo anno». Vede rosa anche Davide Vimercati, esperto del settore lusso di Unicredit. « Anche il canale wholesale è tornato a crescere in tutto il mondo - fa notare l' analista - i grandi magazzini che nel 2009 non avevano la liquidità per le nuove collezioni, hanno smaltito le scorte e aumentato gli ordini, il che fa prevedere un Natale 2010 positivo».
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SARA BENNEWITZ