ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Teniamoci pronti al voto Fini vara il suo nuovo partito

ROMA - Il primo atto, il "concepimento", è stato portato a termine. Parte così il nuovo partito dei finiani. Futuro e libertà non si limiterà più ad identificare i gruppi parlamentari dei fedelissimi del presidente della Camera, ma la sua formazione politica. «Non ho in mente un partito, ma un movimento che aggrega, un movimento politico d' opinione piuttosto che una struttura pesante radicata sul territorio», ha detto ieri Gianfranco Fini nella cruciale riunione fondativa alla presenza dei suoi. Onorevoli, senatori ed eurodeputati. Colombe e falchi. Tutti insieme nella sede di Farefuturo, il think tank finiano. Fuori la ressa di cronisti e telecamere che blocca la circolazione nelle strade della politica romana. Ne fa le spese Gianni Letta: il braccio destro di Berlusconi rimane intrappolato nel traffico con la sua Maserati. Quella della fondazione del partito secondo Fini è una scelta «ineludibile», necessaria «per non rimanere in mezzo al guado». Perché, spiega, «non sappiamo cosa c' è dietro l' angolo, auspico che il governo arrivi a fine legislatura ma bisogna tenersi pronti ad eventuali sorprese». Elezioni con o senza governo di transizione da intramezzo. Guai però a dire che il nuovissimo Fli sarà una riedizione di Alleanza Nazionale, un passo verso il passato: «Oggi non ci accingiamo a fare An in piccolo, ma il Pdl in grande». All' interno del quale, sprona i suoi, non ci possono essere «galassie, personalismi, falchi e colombe. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione». Quindi il leader di quella che si propone di essere la nuova destra moderata ed europea traccia le tappe della gestazione e della nascita della sua creatura. Primo: la stesura del «manifesto» con i valori e l' identità di Fli che sarà presentato a Perugia il 6 e 7 novembre, quando la convention di Generazione Italia (l' associazione finiana) si trasformerà «in qualcosa di diverso». Secondo: l' assemblea per la vera e propria nascita del movimento-partitoa Milano,a metà gennaio. «Mi piace giocare in trasferta», scherza Fini riferendosi alla provenienza milanese di Berlusconi. Nell' immediato saranno messi in piedi una serie di «gruppi di lavoro» non solo per mettere in moto la macchina organizzativa, ma soprattutto per andare a caccia di fondi in attesa che il patrimonio di An (circa 380 milioni di euro) venga diviso tra Fini e gli ex colonnelli. E proprio chi quel patrimonio lo gestiva, Franco Pontone, ieri era l' unico assente. Il senatore finiano, ex tesoriere di An che con la vicenda della casa di Montecarlo ha visto raffreddare i suoi rapporti con il presidente della Camera, non si è presentato. Pur assicurando di voler «restare» dentro Fli. Almeno, si racconta, fino a quando la sua presenza sarà cruciale per mantenere in vita il gruppo al Senato al momento composto da dieci parlamentari, il minimo consentito. Parte intanto la guerra dei sondaggi. Fini ai suoi racconta che c' è «tanta gente che crede in questo progetto, tante persone che chiedono di aderire, tanti circoli nati in questo periodo». Ma quanto varrà il Fli alla prova elettorale? Il sito di Generazione Italia parla del 7,6% (dato Crespi ricerche). I sondaggi commissionati dal premier Berlusconi non confermano e danno Fli sotto il 4%. E parte anche la sfida delle dichiarazioni. Il capogruppo Pd Dario Franceschini a Repubblica Tv sottolinea che Fini non deve lasciare la presidenza della Camera. Il ministro La Russa paragona invece il Fli al partito di Rutelli: «Sono due partitini»e Fini quando parla di Pdl in grande fa solo «propaganda». Pungente anche il ministro Bondi per il quale l' ex leader di An «non è mai stato entusiasta della nascita del Pdl, la nascita del partito era una conclusione prevedibile». Dal canto suo Di Pietro chiede al presidente della Camera di non fare più il «complice di Berlusconi». PER SAPERNE DI PIÙ www.repubblica.it www.generazioneitalia.it - ALBERTO D' ARGENIO