ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

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NOVARA Lo urlò anche Benito Mussolini, parlando ai camerati della città: "Novara fa da sé!". Oggi il giudizio è più soft, mitigato soprattutto dalla geografia (44 chilometri di autostrada per arrivare a Milano) e dal tempo (40 minuti di treno per raggiungere la stessa meta, anche se qui il Frecciarossa non si ferma): «Novara? Più lombarda che piemontese.

Torino, poi, è così lontana...». Ma alloraè proprio qui, tra il Sesia che sembra un confine vero col Piemonte e, invece, il Ticino che pare una comproprietà con la terra lombarda, che bisogna intercettare i refoli del vento del Nord e di quella voglia di Lega milanese che ronza attorno alle urne. Con Roberto Cota "enfant du pays" e poi "bravo, intelligentee cosìa modo, mi creda...", con Massimo Giordano sindaco leghista, anche se arriva da una famiglia del potere democristiano, pronti alla scalata dei Palazzi della politica torinese.

CHE cosa sono dunque la milanesità e lo spirito lombardo del Carroccio e quanto possono fascinare oppure terrorizzare la gente subalpina? Novara può spiegarlo, può narrarne le radici e le ragioni attraverso quel suo "naturale" andare a Milano. Per ogni cosa: l'università ed il lavoro dopo, persino per lo shopping di lusso o il teatro la sera. Comoda, così vicina anche per modi di essere e sentirsi.

Cesare Bermani, 63 anni, ha un cognome importante e una storia di famiglia e personale che affonda in quella della sinistra novarese.

Suo padre, l'avvocato, fu uno dei grandi del socialismo piemontese: due volte sindaco, poi senatore, infine parlamentare europeoe capogruppo socialista a Strasburgo. E anche poeta e pittore: «Quando da ragazzo andavo a trovarlo a Palazzo Madama, i commessi mi dicevano: papàè uno dei pochi che non rubano». Cesare, invece, si definisce uno storico popolare: è stato nel Pci, nei gruppi della sinistra extraparlamentare, fu tra i fondatori di "1° Maggio", la rivista che faceva concorrenza ai "Quaderni piacentini" e ha fatto parte dell'avventura del Nuovo Canzoniere italiano.

Oggi vive sul lago d'Orta e scrive libri sulla storia del socialismo e sui grandi combattenti per la libertà.

E questa storia di Novara milanese? «Beh, è così per forza. Siamo una città di passaggio. A Milano si andava e ci si va per salvarsi dall'anonimato provinciale. L'ho fatto anche io, per andare a lavorare alle Edizioni dell'Avanti. Ma in questa avanzata della Lega Nord io ci vedo davvero poco di una milanesizzazione. È un'altra storia. Per capirci: qui a Novara sono in molti a sentire il fascino di Bossi, non si può negarlo. Allora, però, ne attribuisco le colpe alla sinistra e a quella sua parte erede del Pci. Chi oggi sceglie Lega qui, un tempo votava comunista. Ma l'incapacità del Pci di avere una vera politica culturale popolare ha impedito che certi valori e anticorpi si radicassero nella testa della gente. E oggi certi sbagli si ripetono: che errore lasciare al Carroccio la difesa del dialetto».

Mentre Bermani parla in un bar che si affaccia sul lago, nella sede dell'Ascom di via Paletta a Novara si prepara la conferenza stampa del pomeriggio che deve annunciare il primo "Mercato europeo del commercio ambulante". I maligni dicono che l'avesse voluto l'assessore comunale al Commercio, Gerardo Murante, quando sperava ancora di essere in lista col Pdl per le regionali. Poi a Roma hanno bocciato i nomi arrivati da Novara e ora l'iniziativa va a battere, in piena campagna elettorale, con "Degusto", la kermesse enograstronomica patrocinata da Giuliana Manica, l'assessore novarese del Pd della giunta Bresso.

Maurizio Grifoni, 56 anni, è presidente dell'Ascom e vicepresidente della Camera di Commercio, e di Lega Nord se ne intende.

Anche se legge i libri di Serge Latouchee però indossa calzinia strisce nere e grigie con il teschio dei pirati stampato all'altezza del calcagno: «Sono stato capogruppo in Comune e consigliere provinciale sino al 1996. Ero ad Assago quando Bossi ci portò D'Alema dopo che era caduto il primo governo Berlusconi. Ci sentiamo orfani di Torino e Milano è un approdo obbligato, perché è vicina. Ma piemontesi vorremmo esserlo di più, perché ciò che facciamo e produciamo deve essere piemontese e venduto come piemontese. I vini, il riso, il gorgonzola, la Pavesi o la De Agostini, la Banca Popolare di Novara e quel reddito pro capite che è il primo nelle città della nostra regione. La verità è che non abbiamo mai saputo presentarci per come siamo». E la Lega, che cosa c'entra con tutto questo? «È l'unica forza che io sento parlare di attenzione alla piccola impresa, di federalismo, di territorio. Mi creda, siamo sinceri...». E la Bresso, invece, non lo è? «Non dico che sia una bugiarda, ma cerchi di capirmi. Per noi è lontana, lontanissima, come Torino. Erano lontane anche le Olimpiadi. Sono mondi che per noi pesano, danno fastidio...» Speranze grandi, dunque, progetti enormi e ora sulle spalle, per il "popolo di Bossi" che sta in Novara, di quell'avvocatino dai modi pacati ma un po' alteri, discendente di una famiglia pugliese trapiantata in Piemonte. «Pacato il Cota? - ti replicano gli avventori del ristorante "I due ladroni", il più in voga in città - Quando c'erano le manifestazioni contro gli immigrati del quartiere di Sant'Agabio le parole peggiori le gridava lui. Alla faccia della pacatezza!». Grifoni, invece, stravedee disegna un "santino" istituzionale: «Un gran lavoratore, moderato, coerente. A Roma è rispettato da tutti e in Piemonte chi lo conosce lo apprezza».

Bermani, a sua volta, si batte una manata sulla fronte e si toglie tutti i peli dalla lingua: «Basta ascoltarlo, non vale niente. Parla solo per luoghi comuni e ripete banalità. A Novara lo sanno tutti, anche i suoi, ma lo adulano. E poi credono a quella favola ormai molto diffusa in questa politica di oggi: ha un posto importante a Roma, allora mandiamolo a Torino e i suoi contatti aiuteranno anche noi. Sciocchezze, da provinciali...».

A voler scavare nella memoria della città, invece, bisogna rievocare i fasti della "Bocca in Cielo", un club privato fondato da uno degli ideatori di "Striscia la notizia", Valerio Peretti Cucchi, dove negli anni '90 andava tutta la gioventù novarese: «Si faceva musica e c'erano spettacoli. Cota arrivava con la sua faccia da bravo ragazzo e ripeteva: voglio far carriera nella politica». Oggi, in uno dei bar più importanti della città, il "Coccia", c'è però anche chi scommette sulla sua sconfitta e aggiunge: «Tornerà a Roma dove prenderà il posto di Zaia come ministro dell'Agricoltura e invece il sindaco Giordano diventerà il capogruppo regionale della Lega Nord all'opposizione».

Su a Orta San Giulio, invece, Bermani parla più seriamente e rievoca la storia: «Quando penso alla voglia leghista di ronde, mi dico che può essere un nulla arrivare ai tempi degli squadristi». L'ultimo libro che ha scritto, "La battaglia di Novara", racconta la sconfitta dei partiti democratici divisi tra loro nel fronteggiare le violenze dei fascisti tra il 9 e il 24 luglio 1922: «Avrebbero potuto sferrare qui un colpo durissimo a Mussolini e forse evitare la marcia su Roma». Poi lo storico sorride di se stesso e si congeda: «Non esageriamo, però. Sono altri tempi, ma forse questa volta Novara può aiutare a vincere una battaglia meno drammaticae fermare la corsa del "suo" Cota».

- dal nostro inviato ETTORE BOFFANO