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Meno tasse o la Germania ci fa neri

MANTOVA - «Siamo stanchi delle boutade e delle promesse vuote. Dagli annunci bisogna passare ai fatti: ridurre gradualmente le tasse sulle imprese e sui lavoratori tartassati. In Germania lo stanno facendo e se noi resteremo fermi i tedeschi ci faranno neri». Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, conclude così, nella sua Mantova i due giorni del Forum della Piccola industria. Nella critica c' è anche l' incitazione al governo a restare in sella, a non «lacerarsi» in conflitti interni. Ma certo questa volta il confronto governo-industriali è piuttosto singolare visto lo stato di «sospensione» dell' esecutivo Berlusconi, travolto dallo scontro sulla politica economica finora condotta da Giulio Tremonti.A Mantova si ragiona e si discute. Si disegnano scenari per la fuoriuscita dalla crisi globale, sapendo che la situazione è ancora difficile, ma, in verità, si aspettano i segnali da Arcore. Perché la politica impone così il suo primato. E l' anomalia si avverte dal palco montato a Palazzo Te. Perché prima sale il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, e interpreta il ruolo del rigorista: sostiene che ci vuole «responsabilità» nel tagliare le tasse, soprattutto per non togliere risorse alle Regioni, quindi lancia la sua proposta di cominciare a ridurre l' Irap non calcolandola più sul costo del lavoro e sugli oneri passivi. Commenta Marcegaglia: «Ascoltate la Lega». Linea tremontiana, quella di Calderoli, salvo che per un accenno critico al valore del posto fisso. Poi tocca al titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, linea neo-democristiana di medio-periodo: ridurremo l' Irap e l' Irpef come previsto nel nostro programma di legislatura senza però scassare i conti pubblici. E democristiana è anche la risposta a chi gli chiede chi potrebbe essere il prossimo ministro dell' Economia se Tremonti dovesse lasciare: «Tremonti», dice, ovviamente, uno dei più potenti oppositori all' inquilino pro tempore di Via XX settembre. Incertezza politica e incertezza economica. Scajola mostra ottimismoe attacca «il pessimismo mediatico». Ma Salvatore Rossi, direttore centrale della Banca d' Italia, ha un' altra idea: «Non siamo ancora sicuri di essere fuori dalla crisi. Non siamo sicuri che i segnali di ripresa siano durevoli». D' altra parte per l' occupazione le previsioni continuano a essere pesanti: 700 mila posti in meno, secondo la Marcegaglia che poi ridimensiona il drammatico scenario (un milione di piccole aziende a rischio) ipotizzato il giorno prima dal leader uscente della Piccola industria, Giuseppe Morandini. «Io sarei più calma - spiega - e penso che ci sarà una tenuta maggiore del nostro tessuto produttivo». Ricorda la Marcegaglia che gli industriali hanno condiviso l' obiettivo di «salvaguardare» la finanza pubblicae di non compromettere la coesione sociale. Sanno che per questa via hanno dovuto ridurre le proprie aspettative. «Non abbiamo assecondato - dice alla platea dei piccoli di Confindustria - gli atteggiamenti più arrabbiati che c' erano tra noi». Ma usciti dall' emergenza, gli imprenditori vorrebbero «ritrovarsi» in Germania, dove Angela Merkel e la sua nuova maggioranza hanno deciso il taglio delle tasse. Quella è la strada (finanziandola con i tagli alla spesa pubblica improduttiva) per un' economia in ritardo, per un apparato industriale che ha bisogno di ossigeno per riposizionarsi sui mercati mondiali. Serve anche che le banche trattino le aziende. Non come un rating» (applausi) ma come un progetto industriale. E serve che le imprese sappiamo «reinventarsi» nei prodotti e nei processi produttivi, ristrutturandosi e intuendo le nuove richieste del mercato; integrandosi o fondendosi con altre. Marcegaglia finisce parlando di liberalizzazioni e privatizzazioni. Ma Calderoli e Scajola se ne sono andati. D' altra parte su liberalizzazioni e privatizzazioni mancano i fatti ma pure gli annunci. - DAL NOSTRO INVIATO ROBERTO MANIA