18 ottobre 2009 —
pagina 1-10
sezione: TORINO
NOI affermiamo che la magnificenza del mondo siè arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità" (Tommaso Marinetti "Manifesto del futurismo") La decisione del centrodestra, di affidare alla Lega Nord la futura competizione regionale per il Veneto, ha già avuto un immediato effetto anche sul Piemonte. La probabile uscita di scena del leghista Roberto Cota come possibile "competitor" di Mercedes Bresso (o di chi altri sarà chiamato a guidare l' alleanza di centrosinistra) e il ballottaggio tra l' ex governatore Enzo Ghigo e l' attuale sottosegretario Guido Crosetto in vista della leadership nella compagine berlusconiana in vista del voto del prossimo anno. Questa piccola svolta politica, però, significa anche qualcosa di più che non può essere sfuggito agli osservatori della vita politica piemontese. Essa, infatti, giunge solo una settimana dopo l' annuncio di Pierferdinando Casini, fatto proprioa Torino, di una disponibilità dell' Udc per possibili alleanze con entrambi gli schieramenti in corsa per le regionali piemontesi, ma con due condizioni "parallele" ed entrambe perentorie e irrinunciabili. «MAI con la Lega», in caso di un patto con il Pdl, «mai con la Bresso» in caso invece di un accordo con il Pd. È evidente (e lo abbiamo già sottolineato la settimana scorsa) che il primo veto, quello sulla Lega, andava letto nel pensiero del leader dell' Udc non tanto come la pretesa di una netta esclusione del partito di Bossi (la "falange" politica più fedele, in questo momento, al premier) dalla coalizione di centrodestra, ma piuttosto nella ricerca di candidature e di programmi capaci di limitarne al minimo l' influenza in eventuali governi regionali che dovessero nascere da una convergenza dei centristi cattolici con gli antichi alleati del Pdl. Quanto al secondo veto, quello sulla Bresso, esso assumeva invece una specificità personalistica riconducibile ai problemi che attorno alla attuale presidente della giunta piemontese si agitano nel mondo cattolico non solo locale e non solo legato all' esperienza dell' Udc. E con la riproposizione di un tema, quello della laicità e dei rapporti in Italia tra la Chiesa cattolica e la politica, che resta una delle questioni aperte nella definizione dell' identità condivisa del Partito democratico (resta poi da comprendere che cosa pensie che cosa pretenda invece Casini riguardo alla possibile alleanza anche con la sinistra radicale). Che risposte sono venute, però, dai due schieramenti contrapposti al "piccolo editto" torinese di Casini? L' onestà giornalistica vuole che si debba riconoscere come la risposta più tempestiva sia giunta, almeno sino a oggi, proprio dal centrodestra. Preso atto infatti che la possibile alleanza con l' Udc, tanto per il Pdl quanto per il Pd, non sarebbe affatto strategica, ma affidata di volta in volta alla convenienza in questa o quella parte d' Italia e, soprattutto, che essa non sarebbe in alcun modo necessaria in Veneto, gli uomini di Berlusconi e di Bossi si preparano a liberare il campo, in Piemonte, dalla "questione leghista". Indicando nello stesso tempo due possibili candidature, quella del moderato Ghigo e del postdemocristiano Crosetto, non così lontane dalle esigenze e dalle aspettative politiche di Casini e dei suoi. Dunque, un punto a favore (e molto "pesante") in questa competizione tutta piemontese per la conquista di quella "ambiguità" politica che sembra essere la vera cifra dei centristi cattolici. Con Casini che offre alleanze e detta condizioni a entrambi i poli e i suoi due "delfini", il "torinese" Michele Vietti e il "piemontese" Teresio Delfino, intenti a condurre trattative bipartisan solo all' apparenza contraddittorie: Vietti con il centrosinistra e Delfino con il centrodestra. Ciò che invece sembra essere dominato dal silenzio e dalla confusione, invece, è il Pd piemontese. Un silenzio colpevole, soprattutto alla luce della reattività del centrodestra. Il Pd, infatti, per il momento si è limitato a una difesa di facciata di Mercedes Bresso, manifestata peraltro con qualche tono ipocrita (quanto fintamente unanime) all' interno del dibattito sulle segreterie nazionale e piemontese del partito. Nulla invece è stato pronunciato che possa far pensare a una riflessione interna, a un dibattito serio capace di coinvolgere prima di tutto proprio la presidente Bresso, a una presa d' atto riguardo alla sensazione che i dati delle ultime elezioni provinciali ed europee (oltre che i più recenti sondaggi elettorali) confermerebbero come solo l' alleanza con l' Udc potrebbe consentire al centrosinistra piemontese la speranza di non restituire al centrodestra la Regione dopo soli cinque anni. Un rallentamento che potrebbe avere conseguenze sugli scenari e sugli esiti possibili rispetto al "caso Udc" e che sembrano complicare la possibilità di un' alleanza con gli uomini di Casini. Il quale, dopo la mossa del centrodestra, potrebbe alzare la posta della trattativa, chiedendo di individuare l' eventuale sostituto di Mercedes Bresso nello stesso Michele Vietti piuttosto che in quel Sergio Chiamparino il quale, in queste ore, è al centro dei sogni di molti "democratici" piemontesi (anche se il sindaco continua a negare qualsiasi interesse e ieri, durante un dibattito con i compagni di partito Luciano Violante e Vannino Chiti, ha di nuovo smentito la possibilità di candidarsi alle prossime regionali).
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ETTORE BOFFANO