ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Rosa shocking Tori, storie di donne, sessualità e violenza

NEL 1994 si abbatté sulla scena musicale come un uragano con un disco, Under the pink, in cui cantava di religione, sessualitàe violenza,ea un singolo, Cornflake girl, arrivato in cima alle classifiche pur parlando di mutilazioni genitali femminili, ispirato a Possedere il segreto della gioia della scrittrice Alice Walker. Oggi, dodici milioni di dischi venduti e otto album dopo, la pianista americana Myra Ellen Amos in arte Tori, continua nella sua riflessione sulla condizione della donna portando in tour l' ultimo album, Abnormally attracted to sin (insolitamente attratta dal peccato), che presenterà giovedì allo Smeraldo. Nel disco la Amos, una delle figure femminili più importanti del rock degli ultimi vent' anni, racconta la sua vita come donna e madre (ha una figlia di nove anni, Natashya), analizzando il concetto di peccato. «Ho capito quanto sia difficile darne una definizione - spiega lei - ma ho capito anche che la Chiesa ha un' idea di peccato che non mi appartiene. Per me si commette peccato quando si è intolleranti nei confronti delle scelte del prossimo». Da dove viene il titolo del disco? «E' una frase presa dal musical Bulli e pupe, con Marlon Brando e Frank Sinatra. La dice il personaggio interpretato da Jean Simmons. Quando l' ho visto avevo già scritto le canzoni, mancava solo un titolo. L' ho trovato perfetto». In "Maybe California", una delle nuove canzoni che porterà sul palco, parla di una donna disperata che tenta il suicidio. «E' un pezzo nato dopo la crisi economica che abbiamo avuto in America. Quando una madre pensa al suicidio significa che la società viene scossa nella fondamenta, perché se colei che regala la vita decide di togliersela abbiamo perso tutti. Non solo le donne». Cosa la ispira? Quali sono i suoi riferimenti? «La poetessa Sylvia Plath, ma anche le opere di Jane Austen, Emily Dickinson e Alice Walker. Sono le mie pietre miliari». Chi è la sua cantante preferita? «Joni Mitchell, senza dubbio, e poi Billie Holiday. Sono cresciuta con una generazione di cantanti in cui per essere una diva dovevi avere molto carisma. Come Chrissie Hynde dei Pretenders o Grace Jones, grandi personaggi». Lei viene spesso in Italia a suo nare. Che rapporto ha con il nostro Paese? «Ottimo, amo molto città come Firenze, Venezia, Milano. E Roma perché è una città molto sensuale». Oggi lei ha quarantasei anni, ha venduto dodici milioni di dischi ed è tra le più grandi autrici della scena degli ultimi vent' anni. Cosa la spingea creare ancora? «Il tentativo di superare i miei limiti. Continuo ad ammirare artisti come come Max Ernst o George O' Keefe: loro non hanno mai smesso di esplorare e sono riusciti a non farsi intrappolare dalla vita quotidiana. Credo sia indispensabile non trascurare questo aspetto per poter sopravvivere grazie alla propria arte». Se potesse tornare indietro cosa cambierebbe nella sua vita? Ha qualche rimpianto? «Ho capito tardi che le parole sono come pistole: devi stare attenta a come le usi. Se potessi tornare indietro forse cercherei di parlare di più con gli uomini». © RIPRODUZIONE RISERVATA Teatro Smeraldo piazza XXV Aprile 10, giovedì ore 21, da 30 a 45 euro. Info: 02 29006767 - ANDREA MORANDI