ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Alla camera ardente sfila il dolore d' una città

L' ultimo giro di campo di Giacomo Bulgarelli a Villa Nigrisoli avviene in un mattino limpido come uno dei suoi memorabili lanci alle punte. Il tifo cittadino sale la stradina verso un primo scampolo di colli, dov' è la camera ardente che guarda come una balconata sui viali. Un pellegrinaggio cominciato alle dieci e protratto fino alle sei di sera, con la moglie Carla, i figli Annalisa, Andrea e Stefano a salutare gli amici, assistiti dal cognato Niccolò Rocco di Torrepadula. Nel corteo ci sono i reduci dello spareggio («io a Roma nel ' 64 c' ero») e i più giovani con la sciarpa rossoblù o la giacca con lo stemma petroniano. Due signore arrivano con una rosa rossa avvolta in un nastro blu, qualcuno ha mandato un cuscino di orchidee, mentre un ragazzo depone due fiori coi colori del Bologna. Accanto al campione, c' è una sciarpa della squadra con l' insolito fondo giallo. Ai piedi, un rappresentante del Palermo (di cui Bulgarelli fu dirigente) ha deposto un piccolo striscione rosanero. La gente entra, si ferma a osservare e poi firma nel registro delle presenze. Qualcuno esce in lacrime, come l' ex compagno Franco Cresci che va a sfogarsi in solitudine tra le auto del parcheggio. Sull' uscio della camera ardente sosta immobile come un corazziere un tifoso vestito con la divisa societaria: pantaloni rosso-ruggine, giacca a vento, sciarpa, guanti e cappello rigorosamente blu col marchio della squadra. Il primo politico ad accorrere è il vicepresidente del Consiglio comunale Paolo Foschini, seguito dall' ex parlamentare Stefano Morselli. Poi è la volta del presidente della Virtus Claudio Sabatini. «Non è morto solo un campione - dice -, è morto un grande personaggio e un esempio». A chi gli chiede se sarebbe opportuno dedicargli una via o lo stadio, risponde che sarebbe stato meglio «essere vicini a lui e alla famiglia in vita più che pensare a intitolazioni dopo». A metà mattinata arriva il capogruppo Pd in Regione Marco Monari, uno della generazione per cui Bulgarelli ha rappresentato un mito, poi il senatore Filippo Berselli. Quindi un altro grande tifoso come il vicedirettore dell' Espresso Antonio Ramenghi. Tra gli ex compagni sul campo ci sono Rino Rado, l' ex portiere, il citato Cresci e l' allievo Lionello Massimelli («Quando venni a Bologna, fu il primo a portarmi a cena», ricorda). C' è anche l' amico fraterno Toro Rinaldi, campione di baseball capace di stare al pari con le stelle americane, l' indimenticato asso dei rally Sandro Munari, il presidente della lega dilettanti Umberto Molinari e Giorgio Comaschi. Nel pomeriggio arrivano anche Giorgio Bonaga, Maurizio Cevenini e il candidato sindaco per il centrosinistra Flavio Delbono. Sergio Cofferati fa sapere che parteciperà ai funerali domani, mentre nel pomeriggio viene a dare l' estremo saluto anche Luigi Colombo, il compagno di tante telecronache su Telemontecarlo. Tutti gli ex di quella mitica squadra del '64 hanno annunciato la presenza ai funerali, persino Harald Nielsen dalla Danimarca ha fatto sapere che ci sarà. L' unico in forse è Helmut Haller, che ieri non era stato ancora rintracciato. Oggi, tra le 10 e le 12, sarà di nuovo possibile salutare il più grande calciatore bolognese che se ne va lasciando ricordi che scaldano ancora il cuore a molte generazioni e un' immagine di sé cristallina sul campo e fuori. Ieri alle sei di sera, quando gli inservienti hanno chiuso la camera ardente, è sembrato calare il sipario su un' intera epoca calcistica. Restano solo i poster, gli album, gli almanacchi e gli aneddoti al caldo dei bar. - VALERIO VARESI