ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Telecom,Alierta prepara l' affondo ma Berlusconi difende l' italianità

ROMA - Respingere l' assalto. Difendere l' "italianità" di Telecom e costringere l' azienda guidata da Franco Bernabè a effettuare tutti gli investimenti che possano rafforzare Telecom Italia. Il governo mette a punto la sua strategia per blindare l' attuale management del colosso telefonico italiano. Le notizie che vengono dalla Spagna e dal principale socio di Telecom, Telefonica, non sono infatti tranquillizzanti per Palazzo Chigi. La possibilità che da Madrid parta un affondo per conquistare il controllo del gruppo di Corso d' Italia sta diventando la nuova emergenza per Berlusconi. Un nuovo "caso Alitalia". La prossima settimana atterrerà in Italia Cesar Alierta, l' ad della compagnia iberica, e il suo viaggio viene paragonato - ai piani alti dell' esecutivo - più ad una resa dei conti che ad una missione diplomatica. Da lunedì prossimo il rappresentante del gruppo spagnolo - accompagnato dal presidente Telecom Gabriele Galateri e da Alejandro Agag, genero dell' ex premier spagnolo Aznar che non a caso ieri è stato ricevuto a Via del Plebiscito dal Cavaliere - non incontrerà solo i manager italiani. Ma buona parte del governo. E con ogni probabilità anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nella sua agenda ci sono tutti i grandi partner di Telco (Intesa, Mediobanca, Generali e Benetton), ma per mercoledì spiccano gli appuntamenti con i ministri dell' Economia, Giulio Tremonti e dello Sviluppo, Claudio Scajola. E con quest' ultimo il sottosegretario Paolo Romani, che di fatto ricopre il ruolo di ministro per le Comunicazioni. Una scaletta fittissima preparata nei giorni scorsi da una serie di colloqui. Il cui oggetto non è mai cambiato: imprimere una svolta al colosso italiano delle tlc. Dai colloqui ufficiosi, tutti i membri del governo hanno tratto il sospetto che la missione di Alierta abbia i connotati di un aut-aut: o Telefonica assume una volta per tutte il controllo di Telecom o potrebbe decidere di uscirne. Una minaccia che Berlusconi vuole scongiurare. Vorrebbe prendere tempo, congelare la situazione e lasciare invariata l' attuale governance: «Se si riesce a dare stabilità a questo management che sta lavorando bene, l' azienda può risollevarsi nel giro 3-4 anni». Ma il sospetto dei ministri è che Telefonica sia già passata dalle parole ai fatti. Con un rallestramento delle azioni per arrivare vicino al controllo della società senza lanciare un' Opa. Una situazione che il governo è pronto a evitare andando anche oltre la semplice "moral suasion" che si esercita sui concessionari pubblici. La bussola è costituita dalla difesa dell"italianità". «Non possiamo perdere un altro pezzo di Paese», è il ragionamento che Berlusconi ripete ad ogni piè sospinto. Ma il rischio si presenterà comunque se Alierta ufficializzerà l' ultimatum. In quel caso, a Palazzo Chigi non escludono di costruire un cordone difensivo intorno a Telecom. Rivolgendosi in primo luogo ai partner italiani di Telco: Intesa, Mediobanca e Generali. In questo senso il premier ha già avuto delle assicurazioni. Ma non sarebbe comunque facile individuare in Italia un soggetto capace di sborsare quasi 30 miliardi di euro per rilevare il controllo. Una liquidità rintracciabile solo tra i colossi ancora detenuti dal Tesoro (Enel, Terna, Finmeccanica, Eni) o da un soggetto come Vodafone che però esclude una soluzione del genere se non altro per una questione legata alle norme antitrust. Nelle settimane scorse per evitare che il "cuore" di Telecom finisca agli «stranieri», a Palazzo Chigi era stata valutata l' ipotesi di separare la rete (un' operazione che si attesterebbe tra i 7 e i 10 miliardi) costruendo una società ad hoc. Ma questa opzione è stata scartata e rinviata al prossimo triennio. Uno scorporo farebbe infatti crollare il valore dell' azienda e anche il titolo in borsa (che, peraltro, ieri ha toccato il minimo negli ultimi 10 anni). I telefoni italiani, a quel punto, sarebbero ancor più scalabili. Allo stato, dunque, l' esecutivo si limita a porre le condizioni perché la rete garantisca la concorrenza e spinge il vertice Telecom a investire sulla banda larga a 50 megabit. Il "corridoio" telefonico, cioè, che permetterà di arrivare presto alla tv via cavo. Cui, ovviamente, Berlusconi è "naturalmente" interessato e che viceversa al momento non è apprezzata da Telefonica che potrebbe essere chiamata agli stessi esborsi in Spagna. Tutti argomenti che con ogni probabilità verranno discussi al prossimo cda di Telecom di fine mese e che ieri sono stati trattati in un breve incontro tra Bernabè e Tremonti a margine del workshop di Cernobbio. «Quella di Alierta - ha precisato l' ad di Telecom - è una normale visita di cortesia». A suo giudizio, comunque, le prospettive dell' azienda per il 2008 sono «stabili»: «Stiamo affrontando una cura drastica ma presto si vedranno gli effetti». Però, ha puntualizzato, non sono escluse nuove acquisizioni come gli asset inglesi di Tiscali. - CLAUDIO TITO