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Compagnia di San Paolo e Cariplo, le manovre per convivere in Intesa

La spinta iniziale è stata fornita dalla normativa che nel corso del tempo ha determinato una riduzione della quota detenuta dalle fondazioni bancarie nel capitale degli istituti di credito, il resto l' ha compiuto il processo di concentrazione del settore bancario: le diverse operazioni di fusione hanno diluito ulteriormente le percentuali di partecipazione della singola fondazione, ma hanno ampliato il numero di fondazioni presenti nell' azionariato. Così, in UniCredit i primi tre azionisti sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona con il 4,5%, la Fondazione C. R. Torino con il 3,8% e la Fondazione Carimonte con il 3,4%. In Intesa Sanpaolo convivono quattro fondazioni con una quota superiore al 2%: la Compagnia di San Paolo (7,7%), la Fondazione Cariplo guidata da Giuseppe Guzzetti (4,7%), la Fondazione C. R. Padova e Rovigo (4,2%) e la Fondazione C. R. Bologna (2,7%). L' ultima a cedere, per così dire, è stata la Fondazione C. R. Firenze. Maggior azionista della Cassa di Risparmio di Firenze con una quota del 40%, ha deciso di vendere, anzi, di permutare la sua quota di controllo in azioni di Intesa Sanpaolo. La fondazione, che conserverà una quota del 10,3% nella cassa di risparmio fiorentina, diventa socia di Intesa Sanpaolo con una quota del 3,4% e avrà un proprio rappresentante nel consiglio di sorveglianza. Già, perché diminuisce il peso percentuale della singola fondazione, ma non il peso "politico" nella governance delle banche partecipate, attraverso la designazione di uno o più consiglieri di amministrazione. Una misura di questo "peso"? Basti pensare all' attenzione con cui è seguito il rinnovo del Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo che dovrà poi scegliere il successore dell' attuale presidente Franzo Grande Stevens, un ruolo importante nel "governo" di Intesa Sanpaolo, visto che la Compagnia è il primo azionista di Intesa Sanpaolo, anche per i rapporti con l' altro grande azionista, ossia la Fondazione Cariplo guidata da Giuseppe Guzzetti. Come possibile candidato alla presidenza circola il nome di Angelo Benessia, in passato nei board di Telecom e di Fiat, gradito al comune di Torino che esprime due consiglieri, mentre è attribuito alle camere di commercio, designatrici di sei consiglieri, il nome di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale. La diluizione e la parziale monetizzazione delle partecipazioni bancarie ha portato un beneficio: una maggiore diversificazione degli investimenti finanziari della fondazioni, con un ampio ricorso a tecniche di gestione di portafoglio più sofisticate e innovative. Alla fine dell' esercizio 2006, ad esempio, il patrimonio netto della Fondazione Cariplo di 8,2 miliardi di euro era investito per il 47,98% in partecipazioni (in gran parte costituite dal pacchetto Intesa Sanpaolo), per il 50,24% in investimenti indiretti, per l' 1,59% in obbligazioni a tassi agevolati («program related investments») e per lo 0,19% in opere d' arte, immobili strumentali e beni mobili strumentali. Il portafoglio della Compagnia di San Paolo aveva, invece, un valore di mercato pari a 9,1 miliardi di euro a fine 2007. La partecipazione in Intesa Sanpaolo rappresentava il 56% delle attività, mentre il 18% era investito in titoli obbligazionari, l' 8% in azionario gestito, il 4% in monetario, il 5% in private equity e prodotti similari (nonmarketable alternatives), il 4% in strategie absolute return e il 5% in crediti di imposta. Al lordo delle erogazioni, il tasso annuale di rendimento netto dell' attivo a valore di mercato e' stato dell' 11,5% negli ultimi cinque anni. In questo scenario di diversificazione si segnalano tuttavia due fondazioni che vedono ancora "dominanti" le partecipazioni bancarie, sia in termini di controllo azionario, sia in termini di peso sul totale degli investimenti finanziari. La fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia è il primo azionista di Banca Carige con una quota del 44% del capitale ordinario, seguita dai francesi della Caisse Nationale des Caisses d' Epargne con il 14,5%. La fondazione possiede un ulteriore 12% del capitale complessivo in azioni di risparmio, la cui convertibilità in ordinarie è stata recentemente resa libera e non più vincolata alla data del 2012 come inizialmente previsto. La partecipazione nella banca ligure rappresenta il 72% delle attività finanziarie della fondazione, sulla base dei valori di bilancio, percentuale che sale al 90%, se la valutazione è fatta a valori di mercato; i dividendi incassati dalla banca hanno rappresentato, nel 2006, il 76% dei proventi finanziari (dividendi e interessi) complessivi. Un peso rilevante, che non appare destinato a ridursi, sebbene l' acquisizione di 78 sportelli di Banca Intesa costringerà Banca Carige a cercare nuovi mezzi finanziari sul mercato, attraverso un aumento di capitale per un importo di 950 milioni di euro. Situazione in parte diversa per la fondazione Monte dei Paschi di Siena. Anche qui la quota detenuta dalla fondazione presieduta da Gabriello Mancini nel capitale ordinario della banca senese è elevata, pari a quasi il 49% del capitale ordinario, cui si aggiungono azioni privilegiate convertibili in ordinarie per un ulteriore 9% e azioni di risparmio. Diverso, tuttavia, è il peso assunto dalle azioni Monte Paschi nel portafoglio della fondazione. Le attività finanziarie ammontano, dati 2006, a 6 miliardi di euro, e sono costituite per il 43% da immobilizzazioni; l' intera partecipazione in Rocca Salimbeni è valutata, a prezzi di costo però, 1.920 milioni di euro e rappresenta il 31,6% dell' attivo finanziario. Il Monte dei Paschi di Siena deve però finanziare l' acquisizione della Banca Antonveneta, per una spesa complessiva di 9 miliardi: 5 miliardi saranno raccolti con un aumento di capitale e un ulteriore miliardo attraverso l' emissione di titoli convertibili in azioni ordinarie. Da Palazzo Sansedoni, sede della fondazione, è stato ribadita la volontà di mantenere la partecipazione senza diluizioni significative, meglio ancora, senza alcuna diluizione: il che, tradotto in soldoni, significa un impegno complessivo di 2.950 milioni di euro. Non sono state ancore definite le modalità di reperimento delle risorse necessarie, si è parlato di possibili dismissioni immobiliari, ma la fonte di finanziamento principale dovrebbe essere rappresentata dallo smobilizzo della quota di portafoglio oggi investita in titoli o gestioni patrimoniali e pari a 3,4 miliardi, il che riporterebbe il peso della partecipazione Montepaschi vicina all' 80% dell' attivo. - MARIANO MANGIA