02 febbraio 2008 —
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sezione: ECONOMIA
br>ALBERTO STATERA PORDENONE - Imbocchi la statale 13 a Conegliano e come annuncia un cartello ti inoltri nella Inox Valley lungo la striscia d' asfalto pedemontana che verso est arriva a Pordenone. E trovi, parafrasando Guido Piovene, una madrepora sconfinata di acciaio, legno, laminati, ingranaggi, cestelli per lavatrici, mobili, coltelli, macchinari per l' industria siderurgica, sedie, parti di elicottero, pale per turbine, artroprotesi dell' anca e del ginocchio, bisturi, dispositivi di accesso alla banda larga, spade per samurai. Il distretto dei distretti, che erano stati dati per morti, è ora un «dislargo» del nuovo capitalismo di territorio che Aldo Bonomi definisce «lobal», locale e globale. E che fa gridare a Luca Cordero di Montezemolo di fronte a centinaia di capitalisti molecolari assiepati per la loro assemblea nel teatro Giuseppe Verdi di Pordenone: «Non solo moda! L' Italia vive di manifatturiero!» Ovazione. Che trascina quella contro le elezioni subito con porcellum e a favore di una riforma elettorale di governabilità. Saranno questi schierati qui - sesta provincia in Italia con tre miliardi e mezzo di esportazioni, come rivendica la presidente uscente degli industriali pordenonesi Cinzia Palazzetti - gli eroi del Quarto Capitalismo capaci di suscitare l' onda schumpeteriana di innovazione necessaria per innescare con vigore il declino del declino, a dispetto degli sforzi della politica sciagurata e autolesionista? A nord di Pordenone passi Sequals, patria di Primo Carnera, e sbuchi a Maniago, dove il primo maglio fu installato nel 1450 sulla roggia del Colvera. Ma era da molto prima che si batteva ferro, come rivelano i toponimi locali: Molino Battiferro, Battiferro di Tomba, Canale del Ferro, Casa del Fabbro, Borgo Faris. Qui si producono coltelli, coltellini, forbici, forbicine, tagliaunghie, cavatappi, utensili di tutti i tipi. Ma ormai la coltelleria la fanno pure i cinesi e a costi più bassi. Rinnovarsi o perire, come è capitato ai distretti cassati dall' elenco dei 102 nazionali: le bambole di Canneto sull' Oglio, la maglieria di Lomellina, il tessile di Verbania, il granito di Sassari. Così la vocazione distrettuale si evolve preservando in qualche modo il «genius loci», creando quando va bene nuove aziende leader nel mondo. «Vede - esulta Giorgio Visentini, ingegnere, presidente della C.Blade di fronte a un colosso da 500 tonnellate - questo che stiamo installando è il maglio più grande del mondo». A che serve? A fare pale da turbina sempre più grandi. A produrre pale per turbine sono quattro o cinque aziende in tutto il mondo e due, la C.Blade e la Pietro Rosa, sono qui a Maniago tra i coltellini da boy scouts. Visentini ha dodici ingegneri, tra cui suo figlio, un computer, un robot al posto del fabbro signor Romeo, qualche segreto nella gestione informatica, e 150 operai-artigiani per un fatturato che conta di portare a 40 milioni quest' anno. La domanda mondiale di pale per turbine a gas e a vapore è in piena impennata: 300 centrali da rinnovare nel mondo per 150.000 megawatts. «Il limite del nostro fatturato - garantisce - è la capacità di realizzare il prodotto, non certo il limite del mercato». A pochi passi dal maglio più grande del mondo e dalle levigate pale per turbine che partono per gli angoli della terra, la Alexander spaccia coltelli, cavatappi e coltellini anche al pubblico che viene in gita domenicale. Di fronte giganteggia la ZML, la ex Zanussi ed Electrolux, rilevata dal presidente degli industriali friulani Adalberto Valduga, fucinati e fusioni in ghisa e acciaio, 600 dipendenti, 200 milioni di fatturato. Poco più in là la Siap del Gruppo Carraro, 400 dipendenti, specializzata nella produzione di ruote dentate. Fine della geografia? O ibridazione del «cluster», come nel 1990 aveva definito il distretto produttivo-geografico Michael Porter nel famosissimo «The competitive advantage of nations», in favore del nuovo distretto dei distretti, fatto di attività declinanti e di leader nascenti in settori omologhi o diversi? Se la vuoi fare lunga e lenta in una teoria di Tir e di vetrine luccicanti di improbabili macchine americane destinate ai militari di Aviano e di splendide rosse Ferrari oggetto esaudito del desiderio dei campioni del «capitalismo personale», come bene vien descritto negli «Annali» della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli appena usciti a cura di Giuseppe Berta, approdi nell' udinese a San Daniele. Patria del prosciutto e icona del distretto dell' agro-alimentare, intervallato verso quello della sedia a Manzano dal polo alcolico di Percoto dei Nonino, campione mondiale di «brand», a San Daniele tra prosciutti e fumi di grappa, trovi il capitalismo manifatturiero e umano-medicale che ti prolunga la vita in perfetta ibridazione del distretto. «L' uomo è stato creato da Domineddio per vivere mediamente cinquant' anni, oggi arriva a 80. Perché? Anche perché noi provvediamo alla sostituzione delle articolazioni ossee», ha dichiarato Gabriele Lualdi, presidente della Lima Lto Spa al momento di ricevere il premio «Innovazione 2007». Lualdi produce nel regno del prosciutto protesi innovative per anca e ginocchio e strumenti chirurgici miniinvasivi, ha sette filiali in vari continenti, 300 dipendenti, un margine operativo lordo del 27 per cento e un azionariato di minoranza diviso tra un nucleo di suoi manager e quadri. Declino? Parola ignota in questo pezzo d' Italia. Chi non innova perisce, chi lo fa, va su col vento dell' export. Persino a Manzano, distretto della sedia, alla crisi di un prodotto povero che ormai fanno i cinesi, cui Nadio Delai ha dedicato una ponderosa ricerca, chi ha reagito con piglio schumpeteriano sopravvive e prospera. Nel 2001 la sedia di Manzano vendeva il 27 per cento delle esportazioni in Germania, dove sono subentrati i produttori a basso costo. Ma chi ha visto più lontano, come la Calligaris e la Moroso, ha preso la leadership salvando se stesso e la teoria del capitalismo orizzontale su base geografica. Nicchia o top di gamma sono il Vangelo per esorcizzare la minaccia dei produttori a basso costo. Calligaris faceva le solite sedie da cucina, poi ha diversificato, mobili per uffici e pubblici esercizi, complementi d' arredo, comunicazione, presidio del mercato interno, espansione sui mercati esteri, gestione computerizzata dei magazzini che consente di localizzare e movimentare 7000 prodotti, ottimizzando, come si dice, i tempi di consegna. C' è chi va sugli arredi per le navi da crociera, chi suoi nuovi materiali per diventare «impresa vincente». Passati da secoli i tempi del Calzolaio di Vigevano, di Lucio Mastronardi, e del fordismo. «Onda», si chiama così, proprio come l' onda di innovazione schumpeteriana, «the most dynamic private equity company in the italian scenario of wide band wireless & mobile technologies», come recita il depliant che ci consegna fieramente il presidente di una neoazienda leader negli apparati di connessione alla banda larga. Nata nel 2003 a Roveredo in Piano, pochi chilometri da Pordenone, 40 milioni di fatturato in crescita di quasi la metà nel 2007, dispone del marchio Brionvega ed è controllata da un gruppo di manager provenienti dal settore delle telecomunicazioni. Occupa una cinquantina di tecnici e ingegneri. Ma è il presidente il pezzo da collezione: ex sindaco di Casarza, ex deputato democristiano fino al 1992, Michelangelo Agrusti può forse incarnare bene nel nuovo ruolo il modello del «capitalismo personale» descritto da Aldo Bonomi, che si nutre della «peculiare intelligenza produttiva e delle relazioni che ciascuna persona è in grado di mobilitare ai fini produttivi». Declino del declino nel distretto dei distretti? Adalberto Valduga teme per la verità che si perda l' occasione degli anni della ripresa, con l' export a tutto vapore per chi ha saputo farci: «Ma sa perché? Perché quando andiamo a vendere nel mondo un impianto innovativo da milioni e milioni di euro, fatto magari qui dalla Danieli, c' è il rischio che qualcuno ci chieda: ma voi non siete forse quelli che schiamazzano e ingollano mortadella in Parlamento?»
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ALBERTO STATERA