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Parmalat, chiesto il processo per Citigroup

O ETTORE LIVINI PARMA - La Procura di Parma completa un altro tassello delle complesse indagini sul caso Parmalat. Il pm Anna Ferrari ha depositato infatti la richiesta di rinvio a giudizio di 10 funzionari e dirigenti di Citigroup (di cui tre italiani) accusati di operazione dolose per circa 520 milioni che avrebbe mascherato lo stato di decozione del gruppo, ritardando il momento del crac. L' accusa riguarda in particolare una vorticoso giro di cartolarizzazioni sulle fatture ai clienti, alcune operazioni in Canada e la società Buconero. Tutti finanziamenti - secondo il meticoloso lavoro di ricostruzione del pm e della Guardia di finanza di Bologna - costruiti su misura per non essere registrati a bilancio e nascondere così il debito reale di Collecchio. L' istituto Usa ha ribadito ieri «di aver fiducia nella magistratura ma di essere certo che l' innocenza dei suoi funzionari sarà provata». Dopo Citigroup, nei prossimi mesi dovrebbero essere chiusi i fascicoli su altri due capitoli importanti del crac dei Tanzi: quello Ifitalia e soprattutto il filone Bank of America. Le richieste di rinvio a giudizio per quest' ultima - secondo la procura - dovrebbero essere depositate attorno a marzo e il Procuratore generale del capoluogo emiliano Gerardo La Guardia ha ribadito che nel corso dell' istruttoria sull' operato Bofa «sono stati trovati elementi molto significativi». Slittano invece a inizio febbraio le decisioni del giudice per le indagini preliminari Roberto Spanò sul caso Eurolat che vede coinvolti Calisto Tanzi (disposto a patteggiare due anni di pena con l' ok della Procura), Sergio Cragnotti e alcuni dirigenti Capitalia, tra cui l' attuale presidente del Consiglio di sorveglianza Mediobanca Cesare Geronzi. Il Gup - cui ieri sono arrivate anche le richieste di patteggiamento di Domenico Barili e Giovanni Tanzi - dovrebbe presentare il suo verdetto (salvo sorprese) il 7 febbraio, ultima data utile per unire il caso della vendita della Centrale del Latte di Roma al filone del processo che vede coinvolti i manager e i revisori di Parmalat, in partenza il prossimo 14 marzo assieme ai casi Ciappazzi e Parmatour. La Guardia ieri ha ribadito di essere contrario a un' unificazione di tutti i procedimenti in un unico maxi-processo che a parere della Procura ritarderebbe l' iter procedurale aumentando i già elevati rischi di prescrizione. A favore della riunificazione sono invece sia i legali di Calisto Tanzi - secondo cui a giudizio assieme all' ex numero uno del gruppo ci dovrebbero essere anche i vertici delle banche corresponsabili a loro giudizio del crac - e la nuova Parmalat di Enrico Bondi. Sul fronte operativo, invece, l' intervento del Csm - che ha distaccato alcuni giudici a Parma, dovrebbe consentire di gestire la mastodontica macchina giudiziaria per il crac. Il Procuratore capo di Parma ha difeso ieri l' operato dei suoi uffici accusati di non aver previsto in anticipo il crac: «Respingo gli attacchi alla Procura - ha detto La Guardia -. Piuttosto avrebbero dovuto essere gli organi di controllo a percepire i segnali dei guai del gruppo». - ETTORE LIVINI