07 maggio 2007 —
pagina 16
sezione: POLITICA INTERNA
ROMA - Si fa presto a dire Partito democratico. E si fa presto a dire che il processo partirà dal basso. Quel che è certo, al momento, è che il progetto decolla al rallentatore nei Comuni e nelle Regioni. Nonostante il centrosinistra governi 17 Regioni su 20, dopo i successi del 2005, solo in Liguria e Veneto Ds e Margherita hanno lasciato il posto ai gruppi unici dell' Ulivo. Per il resto, fatta eccezione per la Lombardia in mano a una maggioranza di centrodestra e in cui i due partiti hanno creato una federazione con portavoce, il matrimonio appare ancora lontano. Va un po' meglio nei Comuni. I due partiti camminano insieme nelle amministrazioni di Roma, Torino, Rimini, Ravenna, Pisa e Cagliari. A Milano, anzi, la lista Ulivo al Comune ha dato luogo a un gruppo unico che da tre giorni si chiama Partito democratico. Ma non c' è stato nulla da fare altrove, nemmeno là dove il centrosinistra vanta maggioranze larghe, dalla Bologna di Cofferati alla Napoli della Iervolino. Resistenze al Pd? Macché. Paura di perdere i contributi che Regioni, Comuni e Province garantiscono ai gruppi consiliari, piuttosto. Ma questa è anche una storia di veti incrociati, timore di perdere pezzi (la sinistra Ds) e di gelosie. La responsabile Enti locali della Quercia, Silvana Amati, spiega così quanto sta avvenendo: «Le resistenze sono organizzative, non politiche, altrimenti non potevamo neanche avviare il processo di costruzione del Pd. La verità è che vanno fatte leggi regionali simili ai nuovi regolamenti di Camera e Senato, in grado di garantire una nuova organizzazione nei Consigli e una conseguente redistribuzione del personale e delle risorse finanziarie. Ma nel Lazio e in Emilia, come in Toscana, si sta già lavorando in quella direzione». In realtà, le uniche isole felici sono le Regioni Liguria, dove l' appello lanciato da Prodi a Orvieto è stato e messo in pratica nel novembre scorso, e Veneto, dove invece il passaggio è stato formalizzato poco più di un mese fa. Però in quasi tutti i grandi Comuni in cui si andrà al voto il 27 maggio, Ds e Margherita si schiereranno insieme, con l' eccezione di Palermo e Parma e della Provincia di Ragusa. Il cammino fatto finora invece è poca cosa. Nella Roma veltroniana, in verità, il gruppo unico è stato costituito subito dopo le amministrative dello scorso anno, mentre alla Regione solo oggi è prevista una riunione dei consiglieri di entrambi i partiti per discutere del faticoso approdo unitario. Stessa situazione in Lombardia, con l' aggravante che alle Regionali del 2005 si era presentata la lista unitaria «Uniti per l' Ulivo». Nulla da fare nella rossa Toscana, né alla Regione né al Comune di Firenze (a differenza che a Livorno, Pisa e Carrara). Nella vicina Emilia Romagna c' è solo un portavoce unico alla Regione, invece a Bologna gli appelli del big sponsor del Pd, il sindaco Sergio Cofferati, al momento si infrangono contro le resistenze dei trenta consiglieri diessini che rinunciano a congiungersi coi tre della Margherita per il timore di perdere per strada i due della sinistra vicina a Mussi (Gianguido e Milena Naldi). Al Sud gli ostacoli maggiori. All' Assemblea regionale siciliana il confronto è appena iniziato e alle Comunali di Palermo di domenica prossima i due partiti faranno ciascuno corsa a sé. Alla Regione Puglia è nata una federazione con portavoce unico in regime di turn-over, null' altro. In Campania, le distanze sono tali che il confronto non è nemmeno iniziato.
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CARMELO LOPAPA