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La Bce all' Italia: debito record, non abbassate le tasse Spesa: 50,1% del Pil

Qual è il vero motivo di interesse di Silvio Berlusconi per Telecom Italia? Il capo dell' opposizione ieri ha cercato di precisarlo, nel tentativo di disinnescare l' atmosfera politica che inevitabilmente sta surriscaldando l' operazione. «Mediaset non ha nessuna volontà di entrare da padrone in Telecom. Ci è stato richiesto da importanti istituzioni bancarie e da forze imprenditoriali se fossimo stati disposti, ove si fosse formata una cordata italiana, a partecipare in modo da consentire il mantenimento dell' italianità di Telecom». E di fronte a una richiesta del genere, secondo il capo di Forza Italia, è difficile tirarsi indietro. «Abbiamo detto che a livello della partecipazione degli altri gruppi imprenditoriali se fosse stato necessario ci saremmo stati anche noi», ha concluso Berlusconi. Ma chi ha potuto seguire la partita Telecom negli ultimi dieci anni non può non essere sorpreso dalla mossa del Cavaliere. L' interesse di Mediaset per i clienti della telefonia risale perlomeno al 1997. Quando il gruppo del Biscione commissionò uno studio a un esperto del settore per sviscerare le possibili sinergie industriali tra i due gruppi. E il responso, fin da allora, è positivo. Ma allora perché Berlusconi ha aspettato dieci anni per mettere un piede in Telecom? Oggi, a differenza di dieci anni fa, Telecom Italia possiede anche due reti televisive, La7 e Mtv, e il loro destino non è indifferente per Mediaset. Quando Roberto Colaninno nel settembre 2000 comprò insieme a Lorenzo Pellicioli queste due stesse reti da Vittorio Cecchi Gori per rilanciarle attraverso un ambizioso piano con i soldi di Telecom e Seat, il gruppo presieduto da Fedele Confalonieri gridò allo scandalo. «Il polo starnazza», disse Colaninno all' epoca e i suoi rapporti con il futuro primo ministro si fecero più difficili. Poi arrivò Tronchetti Provera e per prima cosa licenziò Pellicioli ridimensionando le ambizioni de La7. «Il nostro interesse non è legato alle televisioni del gruppo Telecom ma alle sinergie industriali possibili fra Mediaset e Telecom - ha detto ieri Marina Berlusconi -. Si tratterebbe comunque di una partecipazione davvero piccola». E il ministro degli esteri Massimo D' Alema ha negato con forza l' indiscrezione, pubblicata da Repubblica, di una vendita di La7 e Mtv come condizione per un ingresso di Berlusconi in Telecom. «Chi ha scritto questo ha scritto il falso», ha detto D' Alema. Ammesso che tutti siano estranei alla partita televisiva la cordata italiana che avanza su Telecom non ha la strada spianata. Anzi, pare che stenti a decollare. La presenza congiunta di Colaninno e Mediaset non entusiasma il mondo che gravita intorno a Intesa Sanpaolo. I Benetton sono titubanti. Ieri Gaetano Miccichè ha fatto visita a Renato Pagliaro in Mediobanca per cercare di aprire il famoso tavolo allargato ma l' incontro è stato molto veloce. In Piazzetta Cuccia dicono che il no alla scissione di Pirelli arrivato da Tronchetti Provera avrà come effetto quello di spalancare le porte di Telecom a un colosso straniero. Si, ma quale? Gli spagnoli di Telefonica, per il momento, stanno acquattati e mettono fieno in cascina. Alla prossima assemblea di maggio vareranno un aumento di capitale da 25 miliardi di euro che si sommano ai 3 miliardi che incasseranno dalla vendita di Endemol. L' unico che sta facendo qualcosa di concreto, in queste ore, pare sia il vicepresidente di Telecom Carlo Buora, il quale sta concludendo con i fondi pensione brasiliani e Citigroup la vendita di Brasil Telecom. Proprio mentre D' Alema si sta adoperando per difendere gli interessi di Telecom in Bolivia dove il governo ha avviato la nazionalizzazione di Entel. «Abbiamo agito per tempo mandando una lettera alle autorità boliviane e chiedendo l' intervento della Ue». - GIOVANNI PONS