ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Dentro o fuori Rijkaard, Wenger e Capello anche i big possono tremare

Alex Ferguson saltella sull' erba di Anfield Road e batte forte le mani, come un ragazzino di 65 anni, per festeggiare il gol di O' Shea al 92' di Liverpool-Manchester United. L' 1-0 permette al Manchester di mantenere intatto il vantaggio sul Chelsea (+9 ma con una partita in più) e di avvicinare il nono titolo di Premier League in 21 anni di gestione-Ferguson. Sir Alex è su una nuvola: coi talenti di Cristiano Ronaldo e Rooney è riuscito a costruire un altro Manchester vincente, che vola anche in Champions: l' 1-0 (con polemiche) al Lilla nell' andata degli ottavi lo mette piuttosto al sicuro. Sono altri gli allenatori che temono queste gare di ritorno, in cui per forza di cose cadrà qualche testa coronata. Rischia più di tutti Frank Rijkaard, campione d' Europa in carica, che per domani sogna una danza come quella di Ferguson, e davanti alla stessa panchina: il suo Barcellona deve ribaltare proprio a Liverpool l' 1-2 dell' andata e Rijkaard sa che sarà durissima. Perché il suo Barcellona è meno brillante di un anno fa (sconfitto sabato a Siviglia, ha perso il primo posto nella Liga) e neanche il nuovo modulo 3-4-3 sembra rigenerarlo, mentre il Liverpool è in salute: contro il Manchester non meritava affatto la sconfitta. Per l' occasione dovrebbe tornare Eto' o, ma chissà se basterà contro la truppa di Benitez, uno che ha già toccato una volta il Paradiso con l' indimenticabile vittoria nella finale di Istanbul 2005 contro il Milan. Rischia anche Fabio Capello, in questa sua stagione di espiazione al Real: a Madrid lo massacrano tutti i giorni, gli fanno le imitazioni, lo irridono in ogni modo e lui zitto, a sopportare. Terribile contrappasso per chi non gradiva critiche, né appunti, quando era in Italia. Mercoledì all' Allianz Arena di Monaco difenderà il 3-2 dell' andata contro il Bayern: sfida tutta da seguire, perché il pepe quindici giorni fa l' ha messo Van Bommel col gesto dell' ombrello al Bernabeu. Ieri, tanto per cambiare, il Real ha deluso: 1-1 casalingo contro il Getafe, da quasi due mesi non vince in casa. Fronte corrugata anche quella di Luciano Spalletti, cui la Roma di Ascoli è dispiaciuta al punto da indurlo a prendersi la sua parte di colpa: evento raro, per un allenatore. Domani a Lione scopriremo se la scossa è servita, ma la Roma è chiamata a un' impresa quasi impossibile se i francesi, che nella tana della "Gerland" si trasformano e che ritrovano Alou Diarra, giocheranno ai loro livelli. Non arrivano tranquillissimi al ritorno degli ottavi neppure Carlo Ancelotti (lo 0-0 in casa del Celtic è stato un buon risultato, ma il Milan non segna in Champions da tre partite) e Josè Mourinho: il Chelsea dovrà ancora fare a meno di Terry contro il Porto (andata 1-1), anche se Drogba continua a segnare e Shevchenko due settimane fa è tornato a far gol in Champions. Un' eliminazione sarebbe un colpo terribile, e in effetti poco pronosticabile, contro il Porto di Jesualdo Ferreira, il tecnico più low profile di questa Champions: a 60 anni è alla sua prima stagione in una grande del calcio europeo. Uno abituato a viaggiare in prima classe è invece Arsène Wenger, vicecampione d' Europa con l' Arsenal, che guida da 11 stagioni (nessuno longevo come lui nella storia dei Gunners). Eppure lo 0-1 dell' andata in casa del Psv sarà difficile da recuperare, soprattutto se Henry, annunciato in precarie condizioni, scendesse in campo malconcio. Wenger farà leva sui suoi giovanissimi (nella finale di Carling Cup la media di chi è stato schierato era di 21 anni...) e sulla sua multinazionale; persino alla Regina Elisabetta, che ha invitato l' Arsenal a un tè a Buckingham Palace nei giorni scorsi, è scappato un commento: «Siete una squadra molto internazionale, oh sì». Come a dire: ma gli inglesi dove stanno? Infine rischia, perché in Italia si sa come vanno certe cose, Roberto Mancini: se l' Inter uscisse domani sera a Valencia, contro la squadra allenata da Quique Flores, i fucilieri del Bengala annidati in Italia sarebbero pronti a impallinarlo, dimenticando la formidabile avanzata dei nerazzurri in questo campionato da record. - ANDREA SORRENTINO

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