ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Sì all' autocritica, ma siamo puliti

ROMA - «Non avendo conti in Svizzera non abbiamo da nascondere nulla a nessuno e possiamo discutere ogni cosa alla luce del sole...». Un applauso interrompe il segretario Piero Fassino a conclusione della direzione più difficile che i Ds abbiano dovuto affrontare. Perciò la riunione è aperta a stampa e tv: il travaglio della Quercia e del suo gruppo dirigente - finito nella bufera del caso Unipol/Consorte e delle intercettazioni - è rappresentato pubblicamente. Ma per il partito è anche il giorno del contrattacco e dell' unanimità su un documento di cinque cartelle scritto nella notte da tutte le "anime" della Quercia, nel quale si ammettono «con onestà e umiltà errori o contraddizioni», ma si respinge «la vergognosa aggressione con cui si tenta la delegittimazione morale e politica dei Ds e dei suoi dirigenti». La sinistra di Mussi e Salvi ottiene l' assicurazione di «maggiore collegialità» nella gestione del partito. «Il gruppo dirigente unito ha mostrato solidarietà umana», rivendica il segretario. A nove settimane dalle elezioni, l' unità sul "caso Unipol" era la prima scommessa da vincere per i Ds. Prodi con una nota fa sapere di «essere molto rassicurato» dalla discussione della Quercia. L' autocritica sui ritardi per non avere riconosciuto il groviglio affaristico («Intendiamoci, non eravamo a conoscenza di molte cose emerse e tuttavia qualcosa non ha funzionato, c' è stato un offuscamento sull' irrinunciabilità del rigore morale») è preceduta dalla rivendicazione orgogliosa con cui Fassino apre il suo intervento: «Non esiste nessuna questione morale che riguarda i Ds. Siamo un partito sano di gente per bene». Si rivolge agli italiani e all' elettorato di sinistra «turbato e preoccupato» che la lezione morale di Enrico Berlinguer sia andata perduta. «Non ho mai parlato di complotto, ma di aggressione sì, ed è un' aggressione violenta della destra, fondata sull' odio». Platea al completo attenta; applausi pochi. Il segretario confessa l' amarezza; spiega pignolo la telefonata con Consorte pubblicata dal quotidiano della famiglia Berlusconi, il tifo per l' Opa di Unipol sulla Bnl perché le coop «non sono figlie di un Dio minore» e però riconosce i ritardi nel capire gli «intrecci che si andavano determinando tra le diverse scalate offrendo l' immagine di un disegno dai contorni equivoci». Rende onore al tesoriere Sposetti, e rilancia la trasparenza proponendo un' autorità autonoma che controlli i bilanci dei partiti. «Non abbiamo avuto tangenti né conti in Svizzera - ripete - se qualche politico li ha chiediamo si sappia subito». A condurre l' affondo finale è Massimo D' Alema: «Contro di noi c' è stato un atto di spionaggio». Una cosa è infatti la violazione del segreto istruttorio, comunque grave, altra «avere passato al quotidiano di proprietà del premier atti tenuti fuori da un' inchiesta giudiziaria». Invoca più volte la necessità di reagire, pur riconoscendo il «deficit di valutazione» su tutta la vicenda Unipol/Bnl («Ma non siamo stati curva sud») e precisando: «Consorte non è il compagno G. che comunque non ha dato una lira al partito, non c' è più collateralismo». Fa un' analisi degli assetti del capitalismo italiano. «Noi siamo una forza robusta era necessario reagire, con durezza, magari c' è qualcuno più portato per carattere, se ne avrete bisogno...», autoironico. Proprio D' Alema apre il capitolo "partito democratico". Fassino si limita a indicarlo all' orizzonte, rivendicando la scelta dell' Ulivo alla Camera ma anche l' identità del partito e con ciò venendo a patti con il correntone. D' Alema: «Il partito democratico non c' entra niente con Unipol...guai a fare passi indietro», però non è il momento di accelerazioni, «non sarà un grande Ds» ma neppure nascerà da una «nostra umiliazione». Partono da qui le divaricazioni nella Quercia. Walter Veltroni esorta: «Attenti a non arroccarci» e invita ad andare «con solarità verso il partito democratico». Sergio Cofferati: «No al partito democratico sulle difficoltà dei Ds», niente arroccamenti né fughe in avanti. Sei ore di dibattito, alla fine anche l' approvazione delle regole per le candidature. Bassolino ha chiesto la presenza delle minoranze nella segreteria. Napolitano ha bacchettato e invocato collegialità. Visco: «A settembre segnalai privatamente i sospetti su crediti a Consorte». Cesare De Piccoli, responsabile imprese, fassiniano doc, nella foga di dire di sì alla conclusione dimentica di abbassare la mano quando c' è la verifica su chi vota contro. Per un attimo sembra ci sia un dissidente. - GIOVANNA CASADIO