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Bnl, tutte le ipotesi in campo per il dopoConsorte

È l' offerta pubblica più travagliata che Piazza Affari ricordi. Un record, forse, mondiale. I primi titoli racimolati a inizio estate, un altro 27% fatto comprare agli alleati il 18 luglio, quando uscirono da Via Veneto gli immobiliaristi del "contropatto". La parte restante, anche per rispettare quanto meno la lettera della legge Draghi, andava rilevata sul mercato, previa Opa obbligatoria. Ma sei mesi sono ormai passati da allora, e né l' Isvap, né la Consob, né la Banca d' Italia hanno saputo fornire all' Unipol un responso definitivo. Per giunta, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, le due guide che da anni lavoravano a far crescere il gruppo delle polizze e traghettarlo nella prima fila della finanza nazionale, si sono dimessi perché travolti da una serie di accuse, non ultima quella di associazione a delinquere. E dentro Holmo, che è il primo socio a Bologna con la quota del 15% circa, si assiste a un tutti contro tutti che non promette bene per il prosieguo della scalata. Le Coop toscane, da sempre più conservatrici e scettiche sull' Opa Bnl, si sono rafforzate e hanno buon gioco a tentare lo scambio tra il riassetto nella "galassia rossa" (che comprende anche Mps) e la fine delle avventure dell' estate 2005. Quelle emiliane, che hanno già versato buona parte dei 900 milioni di euro forniti da Holmo per pagare la scalata, vorrebbero procedere. Coscienti, però, che oramai si trovano davanti a un sesto grado, che si profila dopo una corsa che avrebbe sfiancato anche un campione. Sono in molti a chiedere l' uscita da questa impasse - perché in un mercato efficiente non può aleggiare così a lungo l' incertezza sugli assetti di controllo di importanti blue chip - e con ogni probabilità prima di fine gennaio qualche segnale arriverà, dalle autorità o dalla compagine bolognese. Le indiscrezioni puntano sulla prossima settimana, e sul direttore generale di Bankitalia, Vincenzo Desario, che si appresterebbe a bocciare l' operazione per la sua inadeguatezza patrimoniale. Analisti e mercato si sono già portati avanti: ritengono ormai minime le probabilità che Unipol faccia l' Opa, e da settimane la domanda è ritornata sia su Bnl, che ha sfondato stabilmente i 2,7 euro offerti in luglio da Consorte, sia su Unipol, che nel 2005 ha perso quasi un euro sfiorando quota 2, mentre nell' ultimo mese ha ripreso un 20% superando i 2,5 euro. Così, mentre il tempo scorre e Unipol affronta i suoi guai interni - compresa la nomina di un nuovo vertice che riprenda in mano il dossier Bnl - i romani sotto scacco si interrogano sul futuro; e anche le ipotesi alternative, sotto traccia, si sono rimesse in moto. La più gettonata è la riproposizione dell' offerta di scambio del Bilbao, partita in primavera e "ammazzata" dagli intrecci tra bolognesi e alleati, che con rastrellamenti anteriori al lancio dell' Opa s' erano virtualmente accaparrati il 51% dei titoli romani. Nel colosso basco convivono due anime. Quella, espressa formalmente, che vorrebbe guardare altrove, all' Asia e all' America, due aree a maggior crescita futura per cogliere anche con acquisizioni l' aggressivo target di raddoppiare la capitalizzazione in pochi anni. E quella, carsica, dei combattenti della "campagna d' Italia", ringalluzziti dalle difficoltà di Unipol. Di conseguenza, alla sfilza di ricorsi legali (al Tar e a tutte le autorità del mercato) sta iniziando ad affiancarsi lo studio di una seconda Ops. Spazio ce ne sarebbe: applicando lo stesso rapporto della prima volta (1 a 5) Bnl spunterebbe circa 3 euro. Ma è tutto da vedere che il Bilbao vorrà concedere un bis alle stesse condizioni. I baschi, molto ossequiosi delle forme, hanno tutto l' interesse a esserlo anche stavolta: così lasciano "rosolare" Unipol e Bnl, e rafforzano la loro posizione negoziale. Richieste di salvare la patria, in questo senso, qualche politico italiano ne sta già mandando, perché tolgano tutti dagli affanni con una nuova offerta. L' altra alternativa alla soluzione Unipol è che l' Opa sia portata avanti da quelle istituzioni finanziarie che, avendo stipulato dei patti parasociali, si erano impegnate in solido nell' operazione, e in fondo potrebbero perfino avere interesse a giocare un ruolo più ambizioso nella futura Via Veneto. Per esempio Nomura, Credit Suisse e Deutsche Bank, i tre colossi stranieri che hanno preso azioni Bnl e hanno finanziato i 4 miliardi necessari a pagarle l' Opa. Ma anche la Banca popolare dell' Emilia potrebbe avere interesse a giocare la partita, specie se si venisse a costituire un nocciolo duro di soci dentro Bnl, in una prima, transitoria fase di "cogestione". Ma i dolori di Unipol e lo stallo sulla preda guidata da Luigi Abete potrebbero risvegliare anche appetiti finora estranei alla contesa. Per esempio quelli del Sanpaolo Imi, che ha voglia di crescere all' esterno e ha pure i mezzi per farlo. Sembra che di recente, anche dietro suasion politica, i torinesi siano stati esortati a sfogliare il dossier Bnl. Nonostante qualche sovrapposizione territoriale, e nel settore corporate. Difficile che esca la carta dell' outsider, ma le occasioni vanno prese al volo. E i consulti discreti tra soci e manager a Torino sono iniziati da settimane. - ANDREA GRECO