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Il segreto del Talmud

ROMA - Innanzitutto annuncia a chiare lettere che si è stufato di rispondere sempre alle stesse domande, lo scandisce sorridendo sotto i baffi e la barba bianca e rossa, tra le pejot ballonzolanti degli ebrei ortodossi ashkenaziti, in un inglese dal forte accento israeliano, mentre passa in questo viaggio straordinario a Roma da una conferenza in Vaticano su "Scienza e fede" ad una al collegio rabbinico, e infine a registrare un programma con il rabbino Benedetto Carucci a RaiTre per "Uomini e profeti" in cui ci affacciamo a curiosare. «Vorrei delle domande nuove, che so, di zoologia!, domande intelligenti!» ci dice subito. Ma che ci possiamo fare se il rabbino Adin Steinsaltz, anche se è nato in Israele da una famiglia socialista e laica, dopo aver studiato Fisica e Chimica, ha dedicato gran parte dei suoi 68 anni di vita al mastodontico lavoro di tradurre in un ebraico comprensibile a tutti (le parti aramaiche da un lato, e dall' altro mettendo la punteggiatura che segnala le vocali dell' ebraico, aggiungendo chiarimenti e chiose) il Talmud Babilonese, e buona parte di quello gerusalemitano (per poi a loro volta tradurli o farli tradurre nelle lingue di mezzo mondo)? Che ci possiamo fare se è uno dei massimi conoscitori dell' ebraismo e in Italia è da poco uscito il suo Cos' è il Talmud (Giuntina, pagg. 372, euro 20)? Il tema qui, è uno, e per niente semplice, il Talmud, oggetto misterioso, tanto oscuro da essere stato censurato e messo al rogo nell' Europa cristiana del Medioevo e dell' età moderna centinaia di volte. Quel che tutti credono di sapere, diremmo, è che il Talmud è il commentario della Bibbia. Ma non è affatto così. Il Talmud consiste in circa 2711 pagine che sunteggiano la legge ebraica orale, non la Bibbia: c' è dunque la Mishnà, ovvero l' halakhà (il codice normativo, anche questo trasmesso sul Sinai ma non per scritto) in ebraico e il suo commento, il Talmud propriamente detto, o Ghemarà, scritto in un dialetto aramaico-ebraico, ovvero una sintesi delle discussioni dei maestri, i chakhamim, sul testo della Mishnà stessa, perché il Talmud è l' unico libro sacro al mondo che non solo ha permesso (e permette), ma incoraggiato (e incoraggia) ogni domanda, ogni dubbio, e ammesso (e ammette) risposte discordanti. Non è un testo banalmente giuridico: il Talmud, dice Steinsaltz, «raccoglie la saggezza del popolo ebraico accumulata nel corso di migliaia di anni, perché fu prima trasmessa e studiata oralmente e poi, trascritta e sunteggiata prima dal rabbino Yehuda Hanasi nel II secolo dell' era contemporanea per essere poi completata (ma mai chiusa) con i commenti fatti dai saggi nei successivi 300 anni: sono norme sì, ma anche leggenda, filosofia, logica e pragmatismo, personaggi, storia e scienza, aneddoti e humor. Non c' è soggetto che il Talmud consideri troppo strano, o remoto, o troppo bizzarro per essere studiato», da come acquistare una cosa, a come affrontare il nemico, a come trattare il periodo mestruale, o il sesso,... per non parlare delle regole sul Sabato e sul cibo kosher. Rabbino Steinsaltz, quando, parlando di ebrei, li si definisce il popolo del libro, si pensa alla Bibbia (la Torah). Lei invece ha detto più volte che il libro fondamentale dell' ebraismo è il Talmud. Perché? «Innanzitutto non siamo stati noi a chiamarci "popolo del libro". Sono stati i musulmani a definire "popolo del libro" coloro che avevano la Rivelazione divina scritta. Non ha niente a che fare con l' essere colti o meno. Insomma se ci vogliono dare questo nome, grazie mille, ma noi non l' abbiamo inventato. In secondo luogo, se dobbiamo dire da un punto di vista formale qual è il libro più importante nell' ebraismo questo è senz' altro la Bibbia. Ma se guardiamo al lato operativo, il Talmud non è uno scritto individuale, è stato creato dalla collettività, e, a sua volta, ha creato il popolo. La Bibbia è la prima pietra del giudaismo, il Talmud è il pilastro centrale». Che significa? «Il Talmud è il più grande archivio e deposito delle leggi orali ebraiche, che vanno dai tempi della Bibbia sino a circa mille anni dopo la scrittura della Bibbia. La prima parte, scritta e pubblicata intorno all' anno 200, contiene l' insieme delle leggi orali. Si chiama Mishnà, che significa ripetizione. La seconda parte, Talmud Ghemarà, è una discussione dialettica di ciò che è contenuto nella prima parte. Insistere in questa discussione è stata la più importante attività creativa degli ebrei negli ultimi 1500, anche 2000 anni». Perché ci fu il bisogno di trasformare la legge orale in legge scritta? «I leader sapevano che si annidava il pericolo e volevano preservare quell' immenso patrimonio. La diaspora era iniziata. Solo la legge scritta e i testi scritti hanno la possibilità di essere trasferiti da un posto all' altro. Era l' unico modo per sopravvivere». Non ha perso la flessibilità insita in una legge orale? «Ne ha mantenuta moltissima. Il Talmud è una discussione aperta intorno ai temi contenuti nella legge. Non è una mera esposizione di regole da seguire: tutte le posizioni al riguardo vengono definite, ridefinite e modificate: e il bello è che alla fine la questione può rimanere così, senza soluzione». Cos' è che ha impaurito del Talmud? Perché la cristianità l' ha tanto censurato, gettato ai roghi? Proprio per questa sua assenza di dogmi? «Non posso rispondere, non è la mia gente che l' ha censurato e bruciato. Dovrebbe porre la domanda al Vaticano. Il fatto è che per i cristiani l' esistenza degli ebrei era un grande problema pratico e teologico. Volevano metterli in difficoltà, obbligandoli a certi mestieri, imponendogli certi segni, chiudendoli nei ghetti. Il Talmud era la spina dorsale della cultura ebraica, lo bruciarono a Milano come a Roma o in Francia. E bruciarlo, vietarlo, servì: la vitalità ebraica si affievolì per secoli». E' possibile essere ebrei senza il Talmud? «Se essere ebrei significa che i maschi vengano circoncisi è chiaro che puoi farlo senza il Talmud. Ma se essere ebrei è qualcosa che si allunga nella vita privata e ancor più nella vita di una persona come parte della comunità, l' esperienza ci dice che non è possibile». Eppure lei per la sua traduzione del Talmud è stato criticato. «Come in fisica così nel mondo ebraico: ad ogni azione corrisponde una reazione. Sì, sono stato criticato. Rendere così accessibile il Talmud è un atto, un gesto che in qualche modo cambia una tradizione che, specie ai tempi della trasmissione orale, era ristretta a una cerchia limitata, al maestro e ai discepoli. Gli altri rimanevano fuori e c' è ancora chi pensa nel mondo ebraico che questa sia la condizione migliore, in qualche modo più sicura. Aprire quel circolo chiuso è un atto rivoluzionario, e necessariamente a qualcuno non piace. Ma io dell' ebraismo non vedo tanto il modello chiuso quanto il fatto che siamo una delle pochissime culture in cui tutti i membri della comunità, e non solo gli specialisti, o il clero e i sacerdoti, sono obbligati a studiare e a conoscere». Il Talmud a riguardo cosa direbbe? «Citerò un chakham: io qui vedo un principio, adesso voi andate e studiate». - SUSANNA NIRENSTEIN