28 novembre 2005 —
pagina 35
sezione: ECONOMIA
MILANO - Da una parte il governo è pronto ad abolire la golden share, quel particolare privilegio introdotto con la legge 474 del 30 luglio 1994 che attribuisce al ministro del Tesoro poteri speciali nelle società privatizzate di cui detiene ancora una partecipazione. Dall' altra, con l' introduzione nell' ultima legge Finanziaria di alcuni articoli ad hoc, si cerca di far rientrare lo stesso privilegio dalla finestra chiamandolo genericamente poison pill, letteralmente "pillola avvelenata". In pratica, il ministro dell' Economia Giulio Tremonti, vuole riservare allo Stato la possibilità di intervenire in una società privatizzata, ma che finisse nel mirino di qualche colosso estero, con un aumento di capitale riservato in grado di vanificare l' assalto dello straniero. Ma l' effetto, dicono i giuristi più qualificati, sarebbe lo stesso della classica golden share sebbene sotto una forma tecnica diversa. Proprio pochi giorni fa il presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti, intervenendo a un dibattito, si è espresso negativamente su questo nuovo strumento giuridico a disposizione del governo. «è incredibile che tra le ipotesi contenute nell' elaborazione della Finanziaria ci sia una golden share mascherata che, in sostanza, espropria il mercato e gli azionisti, una norma passata inosservata, una bieca versione della golden share, di un sapore lievemente truffaldino». E lo stesso presidente dell' Antitrust, Antonio Catricalà, non ha esitato a dire che quella della poison pill «non è una misura che entusiasma». In ogni caso, se si dovesse procedere all' abolizione della "vecchia" golden share per introdurre la poison pill attraverso la Finanziaria, anche questo nuovo provvedimento dovrà passare al vaglio della Commissione Ue che difficilmente potrà approvarla. Il principio che aveva spinto la Ue a chiedere l' abolizione della golden share era quello della non contendibilità delle aziende sottoposte a questo regime il quale urtava con la libera circolazione dei capitali. Ma poiché la poison pill, sebbene sotto una forma diversa, ottiene lo stesso effetto, in quanto disincentiva il lancio di un' Opa su un' azienda ex pubblica, non si vede come Tremonti possa sperare di vedersela approvata. L' unica barriera al lancio di Opa ostili dall' estero, dunque, può essere solo una dimensione tale da richiedere uno sforzo finanziario non sopportabile da parte dei concorrenti. Obbiettivo difficilmente raggiungibile, per esempio, nel settore della produzione petrolifera nel quale si muovono colossi mondiali ben più grandi dell' Eni. Una discesa dello Stato sotto il 30% nella società petrolifera italiana stimolerebbe sicuramente un takeover da parte di una delle major internazionali con il rischio di consegnare la politica energetica nelle mani degli americani o degli anglo-olandesi. Il governo si trova quindi in mezzo al guado: o approvare una norma che molto probabilmente subirà la censura della Ue, o procedere alla completa privatizzazione di Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Alitalia con il rischio però di vederle inglobate in qualche grande conglomerato estero.
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GIOVANNI PONS