26 maggio 2004 —
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sezione: ECONOMIA
MILANO - Il piano triennale di Parmalat è ok, e stima ricavi netti di 3.943 milioni di euro, un margine operativo lordo di 434 milioni, che equivale all' 11% di redditività. Ne ha ratificato la forma corretta e gli obiettivi sostenibili, in una comfort letter pubblicata ieri, il consulente indipendente A.T. Kearney. Le stime vistate non sono lontane da quelle rese dal commissario Enrico Bondi all' incontro coi creditori di marzo: circa 4 miliardi di fatturato nel 2006/2007, un Mol poco sotto i 500 milioni. In un confronto pro forma coi dati rettificati, a fine 2003 le stesse attività fatturavano 3.772 milioni, con margini del 6,7% pari a 252 milioni. Ma se le stime a medio termine procedono, slittano invece gli appuntamenti vicini: i revisori di Price non hanno ancora auditato i conti 2003, e sarà impossibile presentare i criteri del piano per fine maggio ai creditori, che salvo sorprese Bondi vedrà venerdì 4 giugno. Tra due giorni, invece, Bondi illustrerà i criteri al comitato di sorveglianza, organo previsto dalla legge Marzano. Si stima quindi che il piano rifinito sarà mostrato al ministro per le attività produttive verso metà giugno. Intanto dall' arena politica giungono segni di nervosismo: alla Camera slitta la proposta di una commissione d' inchiesta su Parmalat, la Lega che l' aveva presentata chiede le dimissioni di Bruno Tabacci, presidente della commissione attività produttive. Il tessitore del Ddl sul risparmio ribatte: «Ora quel che serve è una nuova legge a difesa dei risparmiatori con una vasta convergenza parlamentare, non iniziative demagogiche e strumentali». Sarà forse per ritrovare questo spirito bipartisan che del Ddl si parlerà solo dopo le elezioni europee: il 16 giugno iniziano le votazioni di Montecitorio sugli emendamenti, mentre oggi i due relatori presenteranno i pareri sui primi 14 articoli, inerenti la governance. Malgrado i colli di bottiglia, Bondi e i suoi advisor - Mediobanca e Lazard in testa - hanno già in mente quasi tutto. La nuova Parmalat, che dovrebbe tornare in Borsa verso fine anno, sarà una società di nuova costituzione, contenente da una parte gli asset industriali ritenuti ancora strategici (latte, succhi di frutta e prodotti lattiero-caseari, centrati su una trentina di marchi globali o locali "forti") dall' altra 12 miliardi di debiti - gran parte del buco dei Tanzi - da convertire in azioni nella procedura concorsuale. La newco avrà infatti funzione di "assuntore", si farà carico cioè di tutte le procedure e azioni di recupero come le revocatorie. Il decreto Marzano prevede l' autonomia delle masse attive e passive: significa che il recupero dei crediti si basa sul valore delle singole società, non dell' intero gruppo. Ciò genera molte classi di creditori, quasi quante sono le 19 società di Collecchio ammesse alla procedura straordinaria. Gli advisor stanno infatti rifinendo differenti rapporti di concambio tra crediti e azioni della nuova Parmalat, che dovrebbero andare dal 10% di quanto vantato sulle emittenti di titoli off shore fino all' 80% riservato ai creditori di Eurolat e Lactis. I vecchi azionisti di Parmalat Finanziaria, dal canto loro, sperano in un warrant convertibile in nuove azioni Parmalat, altrimenti resteranno a bocca asciutta. Tra chi non aspetta la procedura, Confconsumatori ha avviato per conto di circa 120 obbligazionisti le prime quattro cause di risarcimento contro la pletora delle banche venditrici, accusandole di conflitti d' interesse e violazione di norme sul pubblico risparmio; l' atto unico verrà poi passato ad altri gruppi di consumatori, sulla stregua della class action americana. Intanto a New York è partita l' azione collettiva vera: 9 miliardi chiesti alla passata gestione e agli istituti Citigroup e Bofa. Il giudice ha nominato a rappresentanti il fondo Hermes per gli azionisti, la società di consulenza Deminor per i bond.
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WALTER GALBIATI ANDREA GRECO