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Cgil, Cisl e Uil in campo per sbloccare il caso Melfi

ROMA - I leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si rivedranno oggi per tentare di trovare uno sbocco unitario al caso Melfi. Ieri c' è stata una prima riunione nella sede della Cgil, breve ma necessaria per avviare il disgelo. Intanto è saltato l' appuntamento tra le tre segreterie confederali per fare il punto sul rapporto con il governo e definire le modalità per chiedere un incontro anche al presidente della Repubblica. Ormai la Fiat di Melfi è la priorità nell' agenda sindacale. Per uscire dall' impasse l' ipotesi che sembrava prendere corpo ieri sera era quella di anticipare l' avvio del negoziato con la Fiat, senza attendere il 4 maggio. E al tavolo negoziale ci andrebbero anche Epifani, Pezzotta e Angeletti. Ma perché ciò possa accadere è necessaria la rimozione, o almeno la sospensione, dei blocchi a Melfi. Come ha ribadito anche ieri l' amministratore delegato della Fiat, Giuseppe Morchio. Al quale i sindacati chiederanno di avviare un negoziato senza pregiudiziali. Perché l' obiettivo delle tre organizzazioni è quello di strappare al tavolo negoziale quello che chiedono i lavoratori che protestano: orari meno disagiati e retribuzioni più vicine a quelle degli altri dipendenti del gruppo automobilistico. Resta, comunque, l' incognita della Fiom e dei delegati di base. La vicenda Melfi sta diventando uno spartiacque per le tre sigle sindacali: o ritornare alle divisioni del 2002, oppure fare il possibile per restare uniti. Per ora sembra prevalere questa seconda ipotesi. «Qui è un macello per tutti», continuava a ripetere ieri ai suoi Pezzotta. Il crinale è strettissimo per tutti perché - concordano Epifani, Pezzotta e Angeletti - i fatti dimostrano che un sindacato diviso è molto più debole. Anche la Confindustria ha chiesto ieri alle tre confederazioni di entrare in campo di assumere «responsabilmente tutte le decisioni utili perché sia ripristinata una situazione di normalità». Il caso Melfi, dopo l' intervento di ieri della polizia, ha spaccato nettamente in due gli schieramenti politici. Il centrosinistra, senza distinzioni, si è schierato con la Fiom e i lavoratori di Melfi. Lo ha notato - non senza polemica - il segretario dell' Udc, Marco Follini «Spiace che la Lista Prodi non abbia speso una sola parola convincente per denunciare l' esasperazione di una lotta minoritaria che colpisce insieme la legalità e i diritti degli altri lavoratori». Compatto anche il governo e la sua maggioranza schierati a sostegno dell' intervento deciso dal Viminale. Oggi, come hanno chiesto tutti i capigruppo dell' opposizione alla Camera, il governo, con il sottosegretario dall' Interno Alfredo Mantovano riferirà sugli incidenti di Melfi. «Far intervenire la polizia - ha detto il leader dei Ds, Piero Fassino - è una cosa intollerabile e inaccettabile». Per Fassino, che ha parlato di forte disagio e malcontento che «da tempo covava sotto la cenere», la palla passa al governo «che deve convocare le parti e riaprire un tavolo sindacale». «In questo modo - ha aggiunto - si possono affrontare finalmente i problemi di quei lavoratori, che sono stati finora ignorati». Affermazioni pressoché identiche sono state utilizzate dal presidente diessino Massimo D' Alema. Per Tiziano Treu (Margherita), già ministro del Lavoro, tutto è conseguenza dell' abbandono della concertazione. Il bersaglio preferito del centrodestra è stata la Fiom. Con il tentativo, in alcuni casi, di incunearsi nel dibattito interno alla Cgil. Come quello, da New York, del vicepremier, Gianfranco Fini: «Le posizioni radicali ed estreme della Fiom - ha detto - mettono in difficoltà anche la Cgil e Epifani». (r. ma.)