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Auto, finanza e giornali l' ultimo piano di Mediobanca

MILANO - Non esiste un piano Mediobanca per Fiat. Lo aveva detto nel luglio scorso Vincenzo Maranghi in Parlamento. Lo hanno ribadito ieri i vertici di casa Agnelli. Ma in Piazzetta Cuccia il dossier sul Lingotto (già presentato in una prima versione nei mesi scorsi a Torino) è ormai in avanzato stadio di definizione. Il polo dell' auto di lusso. è il cardine del salvataggio dell' auto. Questo progetto ha la benedizione esplicita di Silvio Berlusconi. L' ipotesi è lo scorporo del Biscione da Fiat Auto e la sua cessione a Maranello. La quota Fiat nella nuova Super-Ferrari (che avrebbe già un nome, Progetto Vetture Sportive Italiane) verrebbe poi messa in vendita. Il Cavaliere vorrebbe che finisse al 100% in mani italiane. Ma la strada per una soluzione di questo tipo è in salita. Ferrari è stata valutata da Mediobanca - che ne ha rilevato il 34% - 2,2 miliardi. Chi vuole comprare il resto del capitale dovrebbe staccare un assegno (premio di maggioranza e Alfa compresi) da circa 2 miliardi di euro. Troppi per i conti in banca di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Roberto Colaninno e Leonardo del Vecchio. Per questo è stato già attivato un contatto con la Audi che potrebbe entrare nel polo conferendo i suoi marchi Lamborghini, Bugatti e Bentley. Il destino delle utilitarie. Il resto del parco macchine Fiat sarebbe utilizzato come moneta di scambio per chiudere la partita Gm. L' addio all' Alfa consentirebbe agli americani di far saltare il put che li obbliga ad acquistare l' 80% di Fiat Auto dal 2004, dopo che per l' altro 20% hanno già pagato 2,4 miliardi di dollari (quota svalutata in bilancio a 220 milioni). Un punto di equilibrio tra le esigenze dei due gruppi esisterebbe già: gli americani potrebbero fondere le utilitarie Fiat nella controllata Opel per avere più forza, dato che entrambi i marchi hanno poco più del 9% del mercato europeo. La partita della finanza. è quella che sta più a cuore a Mediobanca. La famiglia Agnelli, secondo i progetti di Fresco, puntava nel lungo termine a una Fiat senza auto e concentrata su settori più anticiclici, finanza ed energia. Edison in effetti potrebbe diventare il cuore della nuova Fiat: il Lingotto oggi ne controlla il 24,6% ma in base agli accordi raggiunti con banche ed Edf potrebbe risalire alla maggioranza nel 2005. Ma Toro e la quota della compagnia in Capitalia sono carte troppo importanti nella battaglia tra Mediobanca e gli altri istituti italiani perché Maranghi rinunci a giocarle. La scusa tra l' altro è semplice, perché la Toro, valutata circa 2,5 miliardi, potrebbe essere sacrificata all' emergenza debito. Maranghi potrebbe girare Toro a Munich Re per riportare sotto controllo la situazione in Commerzbank; potrebbe venderla a Groupama - a saldo dell' appoggio nella battaglia di Piazzetta Cuccia - studiando un asse con Sai-Fondiaria che alleggerisca gli impegni finanziari di Salvatore Ligresti. O infine potrebbe pagare il dividendo politico del riassetto Fiat coinvolgendo Mediolanum (partecipata dalla Fininvest e socia quasi al 2% in Mediobanca) e rispolverando il vecchio progetto di convergenza con le Generali. L' editoria. La partecipazione del 10,3% in Hdp (la holding che possiede Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport) e La Stampa sono una goccia nell' impero Fiat, ma uno snodo nevralgico nei progetti di Mediobanca. Umberto Agnelli ha indirettamente rassicurato il direttore del Corriere sulla salvaguardia dell' autonomia della testata. Ma in coda per entrare in Hdp ci sono già Della Valle e l' Hopa di Gnutti (nel cui capitale c' è anche Fininvest). Il riassetto societario. è l' area più grigia del progetto. Le strade aperte sono molte: c' è l' ipotesi di girare a Ifil il 17,9% di Fiat in portafoglio alla capofila Ifi per poi semplificare il gruppo fondendo Ifil con la stessa Fiat. Oppure, se gli Agnelli decidessero di concentrarsi solo sulle partecipazioni Ifil, la partita si sposterebbe sulla scelta di altri soci cui affidare la guida della nuova Fiat targata Mediobanca. - ETTORE LIVINI