17 ottobre 2002 —
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sezione: CRONACA
ROMA - Decantava da più di una settimana sul tavolo di Gianni Letta il decreto che aprirà le frontiere italiane a 20.500 immigrati regolari nei prossimi due mesi. Ufficialmente per le ultime limature, in realtà per evitare di riaprire il contenzioso infinito con la Lega sulla politica anti immigrati. Ma ieri il provvedimento sui flussi è stato firmato; la presidenza del Consiglio ha dato il via libera all' arrivo di extracomunitari per lavoro «subordinato, stagionale, autonomo e altamente qualificato». Il ministro del Welfare, il leghista Bobo Maroni, ammette: «Il decreto io non l' avrei fatto, ma ha deciso Berlusconi. Si tratta di una quota minima per il rispetto degli accordi bilaterali». Tecnicamente, il criterio adottato per accogliere i 20.500 immigrati è quello di dedicare una parte degli ingressi legali ai paesi che hanno sottoscritto specifici accordi di cooperazione con l' Italia, che cioè sono disposti a controlli serrati dell' emigrazione e a riprendersi i clandestini. Sono state perciò riservate quote agli albanesi (3000), ai tunisini (2000), ai marocchini (2000), agli egiziani (1000), ai nigeriani e ai moldavi (rispettivamente 500) e ai cittadini dello Sri Lanka (1000). Per il sottosegretario all' Interno Alfredo Mantovano, braccio destro del vice premier Fini, si tratta di una vittoria. Oltre ad essere chieste dagli imprenditori, le quote daranno ossigeno ai paesi rivieraschi del Mediterraneo a loro volta pressati dall' ondata di immigrati: è l' opinione di Mantovano. Proprio lui nel governo aveva lanciato l' allarme dopo l' ennesima tragedia di clandestini sbarcati sulle nostre coste: «Serve un decreto flussi immediato». Da Maroni era arrivato un no secco, almeno per il 2002. «Nel 2003 vedremo, dipende dai numeri della regolarizzazione in corso». Ecco, la maxi sanatoria è stata già per la Lega un boccone amaro da digerire. E Bossi ha dato battaglia fino alla fine chiedendo che si ponesse un "tetto" ai lavoratori immigrati "in nero" in procinto di regolarizzarsi. Il Senatùr non ha mai smesso di attaccare gli alleati, e «gli ex democristiani» in particolare, accusandoli di consentire una sanatoria «che neppure il centrosinistra ha mai fatto». I numeri sono infatti un record: in Lombardia ci sarebbero già 90 mila richieste; di 300 mila aveva parlato lo stesso Maroni alcune settimane fa, tra colf, "badanti" e lavoratori impiegati nelle imprese. L' onda della sanatoria è montante. Maroni ieri è a Tunisi a parlare proprio di cooperazione sull' immigrazione. «Un decreto flussi ci sarà solo se Berlusconi lo impone...», aveva scommesso Maroni nel pieno dello scontro nella Casa delle Libertà. Imposto. Soddisfatta delle novità del provvedimento è anche la Regione Veneto: è stata infatti accolta la proposta di riservare una quota di 4.000 ingressi ai cittadini argentini discendenti da italiani. «Da due anni abbiamo avviato la politica dei rientri per gli oriundi residenti in Argentina», spiega l' assessore veneto Raffaele Zanon. Il decreto assegna anche 2.500 visti ai lavoratori qualificati; 4.000 sono gli ingressi per gli stagionali.
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GIOVANNA CASADIO