ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Controffensiva di Maranghi rispunta GeneraliMediolanum

ROMA - Il motivo per il quale alla fine dell' aprile scorso l' amministratore delegato di Mediobanca, Vincenzo Maranghi, sulla nomina del presidente delle Generali è stato tanto ostinato da mettersi contro la Banca d' Italia e buona parte del sistema è diventato chiarissimo in questi giorni. La prima conseguenza concreta dell' allontanamento di Alfonso Desiata dalla presidenza delle Generali e della sua sostituzione con Gianfranco Gutty è infatti la trattativa in corso tra Unicredito e Commerzbank. La seconda è la ricomparsa sulle scrivanie dei soggetti interessati del progetto di fusione di Generali con Mediolanum. Per Maranghi sconfitto nell' Opa su Montedison, in difficoltà sulla cessione della Fondiaria alla Sai, guardato ormai con perplessità anche dai suoi più antichi alleati, sono ambedue passaggi chiave, operazioni che lo rafforzerebbero enormemente insieme a quelli che sono oggi i suoi alleati più ricchi e potenti: Unicredito e Mediolanum, o, se vogliamo dare nomi e volti, Paolo Biasi, presidente della fondazione Cariverona e quindi maggiore azionista di Unicredito, ed Ennio Doris, che guida Mediolanum e ne è l' azionista di controllo insieme a Silvio Berlusconi. Cominciamo da UnicreditoCommerzbank. Unicredito va all' incasso e intravede l' esito di una strategia avviata esattamente un anno fa, nella fase bollente del braccio di ferro tra azionisti e management di Mediobanca che portò alla conferma di Francesco Cingano alla presidenza dell' istituto orfano di Enrico Cuccia e avviò la riscrittura del patto di sindacato e delle regole di governance. Unicredito un anno fa era il gruppo bancario italiano meglio gestito, ma era fuori dai giochi. Il suo rapporto con Mediobanca era freddo se non ostile, in perfetta coerenza con la diversità di visione, di cultura manageriale, di rapporto con il mercato. La strategia avviata in quella fase, che comportò l' uscita di scena di Lucio Rondelli ha fatto di Unicredito il più importante alleato sostenitore di Vincenzo Maranghi. La ragione di questa strategia non era un' improvvisa scoperta delle qualità e delle virtù dell' amministratore delegato di Mediobanca, ma la possibilità per Unicredito di recuperare spazio di manovra e contendere al suo vero antagonista, che è Banca Intesa, la più grande opportunità che il sistema finanziario italiano oggi offre: un rapporto forte, privilegiato, possibilmente definitivo con Generali e Commerzbank. Quel rapporto, anche se non forte né tanto meno definitivo, lo aveva fino all' aprile scorso Banca Intesa. Era un rapporto antico, sancito da partecipazioni azionarie e garantito dalla presenza a Trieste di Alfonso Desiata. Le partecipazioni restano ma la rimozione di Desiata ha riaperto i giochi e Unicredito, che aveva sostenuto pienamente Maranghi contro Desiata, ci si è prontamente infilato. Se riuscirà a portare a casa Commerzbank è presto per dirlo, ma se ci riuscisse a condizioni ragionevoli farebbe un sostanziale salto dimensionale e di presenza nella geografia europea, e si ritroverebbe come importante azionista alle Generali, che oggi lo sono di Commerzbank, le quali a quel punto abbandonerebbero Banca Intesa per concentrarsi sul rapporto con UnicreditoCommerz, e con Mediobanca. Il grande sconfitto di questo passaggio sarebbe Banca Intesa, che si vedrebbe sfilare sotto gli occhi Commerzbank e Generali, e che andrebbe incontro, con l' uscita delle Generali dal suo azionariato, a un riassetto dall' esito non prevedibile. E veniamo ora alla seconda operazione che è stata tirata fuori dal cassetto e alla quale Maranghi e Doris sembrano determinati a dare una forte accelerazione, la fusione di Generali con Mediolanum. Per le Generali sarebbe la stabilizzazione definitiva dell' azionariato con una quota non troppo lontana dal 30% nelle mani di Mediobanca, di Doris e di Silvio Berlusconi. Le Generali e le fondazioni di Verona, Torino e Treviso controllerebbero stabilmente UnicreditoCommerzbank, e il cerchio si chiuderebbe con UnicreditoCommerzbank grande azionista di Mediobanca. L' operazione GeneraliMediolanum è tuttavia per tanti versi ancora più delicata di quella tra Unicredito e Commerzbank. Si capisce l' urgenza di Vincenzo Maranghi, che se non chiude in fretta rischia di lasciare il dossier sul tavolo di un successore che non sarà lui a scegliere. Si capisce anche la fretta di Doris, visto che i titoli di Mediolanum non hanno ancora scontato la crisi del risparmio gestito e non è detto che non lo facciano nei prossimi mesi. Ma dal punto di vista delle Generali e delle sue migliaia di azionisti sarebbe un' operazione davvero difficile da digerire. I titoli Mediolanum a tutto vapore e i loro invece magari dormienti ma tutta sostanza: basta guardare i multipli delle due quotazioni per non avere dubbi su a chi in questo momento l' operazione converrebbe. - MARCO PANARA

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