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Salvi boccia i referendum e scatena la polemica

ROMA - Il governo alza la voce contro i referendum ed è subito polemica. è stato il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, a sollecitare la costituzione in giudizio di fronte alla Corte Costituzionale da parte dell' esecutivo per sostenere l' "inammissibilità" dei referendum sul lavoro promossi dai radicali. In un' intervista a l' Unità, Salvi ha sostenuto che quei referendum sono "in evidente contrasto con le direttive europee o con le convenzioni internazionali firmate dall' Italia". Ma, all' interno del governo, Rinnovamento italiano già gli fa sapere che le sue argomentazioni sono "incomprensibili", mentre l' opposizione parla di "evidente pressione sui giudici costituzionali". I referendum sul lavoro, che a partire dal 13 gennaio passeranno al vaglio della Corte costituzionale, hanno come obiettivo una pressoché assoluta "deregulation" del mercato del lavoro. Prevedono, in particolare, la liberalizzazione dei licenziamenti (attraverso l' abrogazione delle norme per il reintegro sul posto del lavoro in caso di licenziamento immotivato), del collocamento, dei contratti a tempo determinato, dei contratti part time e del lavoro a domicilio. "Dietro a un' idea artefatta della libertà i referendum radicali prefigurano una negazione dei diritti fondamentali per le persone deboli", ha sostenuto nei giorni scorsi il leader della Cgil, Sergio Cofferati, mentre il numero uno della Uil, Pietro Larizza, ha annunciato la costituzione di centinaia di "Comitati per il no" da parte del sindacato. "Vogliono manomettere diritti sociali e libertà dei lavoratori", ha aggiunto il responsabile lavoro dei Ds, Alfiero Grandi. Ora la presa di posizione del ministro Salvi, che tra l' altro attacca l' ex commissario europeo Emma Bonino ("dovrebbe sapere che questi referendum sono in contrasto con gli impegni internazionali dell' Italia"), conferma la linea del presidente del Consiglio, Massimo D' Alema, il quale aveva già dichiarato che il suo governo non sarebbe stato neutrale sui referendum. La radicale Bonino giudica "strumentali" le argomentazioni di Salvi contro i referendum e avverte: "Salvi, in realtà, chiede al governo di esercitare una pressione politica per la non ammissione dei quesiti. Staremo a vedere se D' Alema consentirà che il suo governo diventi parte in causa, anziché garante del regolare svolgimento dei referendum". L' ex presidente della Corte costituzionale, Vincenzo Caianiello, replica a Salvi, ricordando che la Consulta ha già stabilito, nel ' 90, che "l' eventuale contrasto fra direttiva comunitaria e esito referendario non può essere motivo di inammissibilità, per la semplice ragione che i due ordinamenti sono autonomi e che, in caso di conflitto, prevale quello europeo". Per cui Caianiello conclude: "Il referendum quindi può tenersi, anche se poi l' esito non sarebbe applicabile". Anche Rinnovamento italiano - che è partito di governo - frena Salvi: "La Corte costituzionale va lasciata tranquilla, non bisogna tirarla per la giacca", ha detto ieri Natale D' Amico, sottosegretario alle Finanze. - di RICCARDO DE GENNARO